FRANCIA
24.02.16 - 21:080
Aggiornamento : 30.08.18 - 09:06

Google rischia di pagare 1,6 mld al fisco francese

La Francia potrebbe presentare il conto per le tasse sugli utili non pagate negli scorsi anni

PARIGI - Dopo la Gran Bretagna e l'Italia, potrebbe presto essere la Francia a presentare a Google il conto per le tasse sugli utili non pagate negli scorsi anni. Un conto ben più salato dei precedenti, fino a 1,6 miliardi di euro, secondo quanto riportano diversi media francesi, citando fonti vicine al? Tesoro.

La notizia non è al momento stata confermata o commentata né dal governo transalpino né dal gigante californiano dei motori di ricerca, ma pare in linea con le recenti prese di posizione di Bercy sulla lotta all'elusione fiscale.

"Non siamo in una logica di trattativa, siamo in una logica di messa in atto delle regole applicabili", aveva commentato qualche settimana fa il ministro delle Finanze Michel Sapin, interpellato sulla questione Google proprio durante un incontro dedicato ai nuovi strumenti per combattere i trucchi delle multinazionali per sfuggire alle tasse.

Sull'altro fronte, l'amministratore delegato di Google Sundar Pichai, che proprio oggi era a Parigi per una conferenza, ha preferito non entrare nel merito, limitandosi a chiedere una semplificazione del sistema fiscale a livello globale. L'azienda, contattata dal quotidiano Le Figaro, ha invece tenuto a precisare che agisce nel rispetto delle leggi di tutte le giurisdizioni in cui è presente.

Il pagamento a nove zeri sarebbe il capitolo finale di un'inchiesta aperta dal fisco transalpino nel 2014, anno per cui il colosso americano ha versato all'erario di Parigi poco più di 5 miliardi di euro in imposte sugli utili. Nello stesso esercizio, Google aveva inserito nei propri conti un accantonamento legato proprio a una possibile successiva "rettifica" dell'ammontare del suo onere fiscale in Francia.

Se confermata, la notizia sarebbe una nuova prova della volontà del governo di Parigi di essere tra i motori del movimento internazionale di lotta all'elusione fiscale, guidato dall'Ocse su mandato del G20, ma presto aperto anche ai Paesi in via di sviluppo grazie a un nuovo framework in discussione nei prossimi giorni al vertice dei venti grandi di Shanghai.

L'intenzione, aveva detto Sapin qualche settimana fa, non è di "fare la guerra alle aziende o accusarle di evasione sistematica", ma di "fare in modo che ciascuno paghi il giusto".
 
 

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