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Uno dei tanti momenti drammatici. Le salme depositate "in attesa" nel corridoio dell'obitorio dell'ospedale universitario di Bucarest, messo a dura prova nel corso dell'ultimo mese.
ROMANIA
22.11.21 - 19:000

I morti nei corridoi dell'obitorio. L'istantanea della quarta ondata

La Romania ha attraversato una pesante ondata di contagi e ora sta facendo i conti con la lunga coda dei decessi.

Il Paese dell'est europeo ha uno dei tassi di vaccinazione anti-Covid più bassi d'Europa. Solo il 35% circa della popolazione ha ricevuto entrambe le dosi. Ma perché la campagna non decolla? Questione di storia, di fake news e di "fede".

BUCAREST - La Romania è riuscita a piegare la testa della quarta ondata di Covid. Dopo i picchi di un mese fa, il numero di nuovi casi registrati quotidianamente dalle autorità ha iniziato a diminuire, tornando su cifre che appaiono più gestibili. Ma, come questi due anni hanno insegnato, la pandemia si muove anche su altre curve. Curve che, in parallelo, si manifestano solo in un secondo (e terzo) momento. E a impennare in queste settimane nel Paese dell'est europeo è quella dei decessi.

Agli inizi di ottobre, quando la situazione epidemiologica rumena viaggiava in salita verso la vetta della quarta ondata, nel Paese erano avvenuti circa 37mila decessi legati al Covid-19. A oggi, la cifra delle morti correlate al virus è salita fino a sfiorare quota 55mila. E la situazione negli ospedali si è fatta ancora più drammatica, al punto che anche lo spazio per i corpi senza vita inizia ormai a scarseggiare.

«Non avrei mai pensato di vivere una cosa del genere»
L'Ospedale universitario di Bucarest, il più grande e attrezzato tra i centri medici della capitale rumena impegnati in prima linea nell'emergenza Covid, è già al limite delle sue possibilità operative. L'obitorio del centro - soggetto di un servizio della CNN - ha una capacità massima di quindici corpi. Ma nel solo giorno in cui è stato girato lo speciale dell'emittente americana, ne sono arrivati 41. E così il personale è stato obbligato a improvvisare, posizionadoli "in attesa" lungo i corridoi. «Quando ho iniziato a fare questo lavoro, non avrei mai pensato che un giorno avrei vissuto una cosa del genere», ha raccontato ai microfoni una delle infermiere, mentre le immagini delle salme avvolte nei sacchi neri e "sdraiate" sulle barelle hanno iniziato a fare il giro del Web. «Non avrei mai pensato che potesse accadere una simile catastrofe. Che ci saremmo ritrovati a mandare intere famiglie al cimitero».

Romania, uno dei Paesi europei meno vaccinati
Il mese scorso, la Romania ha implementato rigide misure per piegare la curva dei contagi. Tra queste anche l'obbligo di presentare un certificato di vaccinazione per poter accedere a cinema, negozi (non alimentari) e palestre. Uno sforzo che però non ha comunque permesso di scongelare le ruote di una campagna vaccinale che procede a passo d'uomo. Le cifre raccontano una verità chiara: la Romania, con una quota di completamente vaccinati pari a circa il 35% dell'intera popolazione, è uno dei Paesi europei meno immunizzati in assoluto contro il coronavirus.

Al contrario, ha in proporzione uno dei più elevati tassi di mortalità in relazione al Covid. Si parla, stando ai dati più recenti di OurWorldInData, di 14 decessi per milione d'abitanti. La Germania, per tracciare un parallelo con un Paese che vive un momento di grande emergenza (ma che però ha quasi il 68% di persone che sono del tutto vaccinate), sta a 2.4 morti per ogni milione di abitanti. Sono cifre eloquenti ma che ancora non sono state in grado di frantumare il forte scetticismo che regna tra la popolazione rumena. Uno scetticismo che trova ampio spazio in altre nazioni della stessa regione e che, in parte, pare essere figlio del loro comune passato.

Uno scetticismo fatto di storia e "fede"
«Ciò che abbiamo in comune in questa parte dell'Europa è la nostra storia politica comunista», ha dichiarato alcune settimane fa un ufficiale dell'esercito rumeno, il colonnello Valeriu Ghorghita, responsabile della task force vaccinale, spiegando che «le "fake news" hanno una grande influenza sulla nostra popolazione e, in generale, nell'Europa orientale». Il vecchio regime e la lunga storia fatta di corruzione che ne è seguita ha con ogni probabilità lasciato alla popolazione un retaggio composto di dubbi e scarsa fiducia nei confronti delle autorità. Ma a tenere il freno tirato sulle vaccinazioni non cono sono solamente questi due fattori. Anche la religione ha, in un certo senso, un suo peso. E non tanto per questioni che hanno una vera origine spirituale, quanto per i proseliti spiccatamente "No vax" di alcuni esponenti della chiesa, nei quali la popolazione di alcune regioni ripone una fiducia pressoché totale. Emblematico è il caso del Vescovo di Giurgiu, Ambrogio, finito sotto inchiesta penale per aver diffuso informazioni false durante un sermone della domenica. «Non abbiate fretta di vaccinarvi» e «non lasciatevi ingannare da quello che dicono in televisione. Non abbiate paura del Covid». Queste le parole rivolte al suo gregge; indirizzato così verso una via che non pare essere quella dell'immunità.

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