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Nuovamente sospesa l'inchiesta sull'esplosione nel porto di Beirut.
LIBANO
28.09.21 - 11:050

Nuova sospensione per l'inchiesta sull'esplosione nel porto di Beirut

Presentata richiesta di ricusazione del giudice. Già a dicembre 2020 c'era stato uno stop

BEIRUT - In Libano l'inchiesta sulla devastante esplosione del porto di Beirut del 4 agosto 2020 e nella quale sono state uccise più di 200 persone, è stata sospesa dopo che gli avvocati di uno degli indagati, deputato ed ex ministro, hanno presentato una ricusazione contro il titolare della stessa indagine, il giudice Tareq Bitar, più volte sotto pressione da parte della classe politica al potere.

Media di Beirut riferiscono che la ricusazione presentata dai legali dell'ex ministro degli interni Nuhad Mashnuq (Nouhad Machnouk) è basata su una presunta parzialità del lavoro di Bitar, subentrato nel gennaio di quest'anno al predecessore, costretto a lasciare dopo analoghe pressioni da parte della classe politica.

L'inchiesta era già stata sospesa nel dicembre del 2020 quando era stato rimosso il giudice Fadi Sawan, allora titolare dell'indagine.

L'inchiesta di Bitar ha finora incriminato formalmente nove alti rappresentanti istituzionali e della sicurezza libanese per l'esplosione il 4 agosto 2020 di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, per sette anni immagazzinate nel porto di Beirut.

Per legge, la corte d'appello di Beirut deve ora esaminare la richiesta di ricusazione e l'indagine è formalmente sospesa. Fonti giudiziarie libanesi affermano che l'istanza presentata dagli avvocati di Mashnuq sarà con molta probabilità respinta.

Ma questo espediente, affermano, farà comunque guadagnare tempo all'ex ministro e deputato, che dal 19 ottobre prossimo - quando il parlamento tornerà a riunirsi - sarà di nuovo protetto dall'immunità istituzionale di cui oggi è invece sprovvisto a causa della transizione tra il governo uscente e quello entrante.

Oltre a Mashnuq un altro ex ministro, Yussef Fenanios, su cui pende un mandato di arresto emesso dall'ufficio di Bitar, ha presentato un'analoga ricusazione contro il titolare dell'inchiesta.

Secondo fonti giudiziarie confermate da media libanesi, Bitar è stato direttamente minacciato dal movimento sciita filo-iraniano Hezbollah, che di fatto guida la coalizione governativa e la maggioranza parlamentare in Libano.

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