Keystone
DANIMARCA
17.09.21 - 13:000
Aggiornamento : 20.09.21 - 16:00

Rimessa in causa la pratica della Grindradráp in seguito alle critiche da tutto il mondo

Non sono mancate le risposte alle accuse sui social: «È solo che il nostro mattatoio è a cielo aperto»

TóRSHAVN - Una tradizione per le Isole Faroe, una mattanza per l'opinione pubblica. Ora il governo danese ha deciso di rivedere la regolamentazione sulla caccia alle balene. In un comunicato ha sottolineato che verrà rimessa in causa la posizione che la Grindadráp occupa nella società feroese.

Aveva suscitato scalpore prima nei suoi sostenitori e poi nel mondo intero, la battuta che lo scorso 12 settembre aveva ucciso più di 1400 esemplari di balena pilota in poche ore. Una pratica in uso da secoli sulle isole per ricavarne del sostentamento per la popolazione, che però domenica è caduta nell'eccesso. Infatti normalmente in un anno vengono abbattuti in media 600 mammiferi. Da Sea Shepherd era inoltre arrivata la denuncia basata sul fatto che chi si trovava sul posto a uccidere gli animali, non sapeva ciò che stava facendo. Per poter partecipare è necessario essere istruiti sulle modalità e le regole che vanno seguite, in modo da far soffrire i mammiferi il meno possibile.

Vista la portata mediatica che è seguita alla battuta di caccia, il governo faroese ha deciso di rimettere in questione la pratica. «Anche se è considerata sostenibile a livello internazionale, esamineremo da vicino la caccia ai delfini e quale ruolo dovrebbero svolgere nella società». Così il primo ministro dell'arcipelago Bárður á Steig Nielsen in un comunicato. Il movimento Sea Shepherd si batte da anni per mettere uno stop alla Grindradráp e in un commento sui fatti della scorsa domenica ha sottolineato che «se abbiamo imparato qualcosa da questa pandemia è che dobbiamo vivere in armonia con la natura invece di distruggerla».

In risposta alle critiche arrivate da tutto il mondo nei confronti della pratica, l'ex presidente dell'Associazione per la caccia ai cetacei faroese Hans Jacob Hermnsen ha dichiarato giovedì all'Associated Press che non c'è alcuna differenza «tra uccidere un toro o qualsiasi altro animale. È solo che il nostro mattatoio è a cielo aperto».

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