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Matteo Renzi è indagato dalla procura di Roma per finanziamento illecito.
ITALIA
13.07.21 - 18:370

Matteo Renzi indagato per finanziamento illecito

L'inchiesta della procura di Roma riguarda anche il manager Lucio Presta

ROMA - L'ex premier italiano Matteo Renzi è indagato per finanziamento illecito e false fatturazioni insieme al manager dei vip Lucio Presta. Lo rende noto un'anticipazione del quotidiano 'Domani', secondo cui «la procura di Roma ha iscritto il leader di Italia Viva nel registro degli indagati qualche settimana fa, in merito a un'inchiesta sui rapporti economici tra Renzi e l'agente televisivo».

Al centro dell'indagine, secondo il giornale, i bonifici del documentario "Firenze secondo me", che finirono nel 2019 in una relazione dell'antiriciclaggio dell'Unità d'informazione finanziaria (Uif).

L'Espresso segnalò due anni fa come Presta, per il progetto televisivo andato in onda su Discovery, «girò a Renzi quasi mezzo milione di euro, una cifra che appariva fuori mercato. Non solo - sottolinea 'Domani' - se rapportata alle somme pagate da conduttori di fama come Alberto Angela, ma anche messa a confronto con quanto incassato dai Presta da Discovery: se al tempo fonti interne all'emittente rivelarono che il documentario presentato dal politico era stato comprato per poche migliaia di euro, oggi si scopre che l'Arcobaleno Tre (la società di Presta e del figlio Niccolò, anche lui indagato) ha fatto a Discovery una fattura da appena mille euro, che tra l'altro non risulta ancora incassata».

In pratica, afferma il quotidiano, «il documentario, costato quasi un milione di euro tra compenso per Renzi e spese di produzione, a oggi non ha incassato nulla. I soldi ottenuti dall'amico Presta, già organizzatore della Leopolda, servirono invece a Renzi, nell'autunno del 2018, a restituire parte del prestito da 700mila euro che aveva ricevuto dalla famiglia Maestrelli per l'acquisto della villa di Firenze. Un prestito anomalo che finì nelle maglie dell'antiriciclaggio (i soldi furono bonificati dai Maestrelli attraverso il conto corrente dell'anziana madre e da qui finirono su quelli dei Renzi), ma in quel caso la procura di Firenze non ravvisò gli estremi del finanziamento illecito, nonostante nel bilancio 2018 dell'azienda dei Maestrelli da cui partì la provvista il destinatario finale del prestito (un politico) non era stato segnalato come vuole la legge sul finanziamento alla politica».

«Presta, al tempo - scrive sempre il quotidiano - si giustificò dicendo che per lui l'operazione 'Firenze secondo me' era un investimento nel tempo, e che i diritti sul documentario (che fece meno del 2% di share) avevano a suo giudizio un valore economico di rilievo, e insindacabile. Renzi dal canto suo ha sempre spiegato al suo entourage che non è affar suo se Presta vuole pagarlo come una star del cinema al pari di Benigni o Giancarlo Giannini».

La procura di Roma, però, rileva il giornale, «vuole vederci chiaro sulla regolarità dell'operazione. I sospetti maggiori non riguardano tanto il documentario, visto che il prodotto - al di là dei compensi anomali e fuori mercato per il conduttore-autore - è certamente stato realizzato e messo in onda. I dubbi toccano soprattutto - scrive 'Domani' - altri due contratti e relativi bonifici da centinaia di migliaia di euro a favore di Renzi, scoperti dopo una verifica fiscale nella sede dell'Arcobaleno Tre. Denaro versato dalla società del manager all'ex premier per la cessione dei diritti d'immagine e per alcuni progetti televisivi che i due avrebbero dovuto fare insieme».

Nel decreto di perquisizione ai Presta e alla loro Arcobaleno Tre, i pubblici ministeri Alessandro Di Taranto e Gennaro Varone «parlano infatti di 'rapporti contrattuali fittizi, con l'emissione e l'annotazione di fatture relative a operazioni inesistenti, finalizzate anche alla realizzazione di risparmio fiscale, consistente nell'utilizzazione quali costi deducibili inerenti all'attività d'impresa costi occulti del finanziamento della politica'. I programmi ipotizzati non sono infatti mai stati fatti, e soprattutto - conclude il quotidiano - i pagamenti al politico non sono stati iscritti al bilancio».

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