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REGNO UNITO
04.01.21 - 12:200
Aggiornamento : 13:48

Caso Assange, la giudice respinge l'istanza di estradizione

Secondo il verdetto, sussiste il rischio di suicidio. Washington potrà fare appello

LONDRA - La giustizia britannica ha respinto la contestata istanza di estradizione negli Usa di Julian Assange, dove il fondatore australiano di WikiLeaks è accusato di spionaggio e pirateria per aver contribuito a svelare file riservati statunitensi relativi fra l'altro a crimini di guerra in Afghanistan e Iraq. A emettere il verdetto, a sorpresa rispetto alle attese, è stata la giudice Vanessa Baraitser.

Assange, che Oltreoceano rischia una condanna a 175 anni, sarebbe a rischio di suicidio, ha decretato la giudice. Washington potrà fare appello.

Baraitser si è detta persuasa della «buona fede» degli inquirenti americani e ha respinto le contestazioni della difesa contro i timori di un processo iniquo Oltreoceano. Ma ha negato comunque l'estradizione, definendo insufficienti le garanzie date dalle autorità di Washington a tutela dal pericolo di un eventuale tentativo di suicidio del fondatore di WikiLeaks.

«Stabilisco che l'estradizione sarebbe troppo oppressiva per ragioni di salute mentale e ordino il suo rilascio», ha concluso la giudice. Per ora Assange resta in custodia in attesa dell'indicazione - in giornata - di una cauzione sulla base della quale potrà essere scarcerato nelle prossime ore, in modo da aspettare l'esito dei possibili ricorsi da libero cittadino.

Gli attivisti per i diritti umani esultano - Prime reazioni di sollievo ed entusiasmo fra i sostenitori del fondatore di WikiLeaks, gli attivisti di organizzazioni per la difesa dei diritti umani e della libertà di stampa, nonché fra giornalisti e politici di orientamento vario per il rifiuto dell'estradizione negli Stati Uniti di Assange.

«È una grande notizia», ha twittato Glenn Greenwald, giornalista investigativo statunitense che fu in prima fila dieci anni fa nella diffusione dei documenti segreti (imbarazzanti per Washington) svelati da WikiLeaks. Greenwald ha deplorato che «la giudice abbia sposato la maggior parte delle teorie d'accusa dei procuratori statunitensi», ma si è compiaciuto che abbia «in ultima analisi bollato il sistema carcerario americano come troppo disumano per permettere l'estradizione».

Analogo il commento della Freedom of the Press Foundation, nota ong statunitense, che ha chiosato: «L'accusa contro Julian Assange è una delle minacce più pericolose alla libertà di stampa da decenni. Il verdetto rappresenta un enorme sollievo. Anche se la giudice non ha preso la sua decisione a tutela della libertà d'informazione, ma decretando essenzialmente il sistema carcerario degli Stati Uniti troppo repressivo, si tratta comunque di un risultato che protegge i giornalisti».

Dal fronte politico britannico, apprezzamento per il verdetto arriva sia dall'ex ministra ombra laburista Diane Abbott, vicina alla sinistra dell'ex leader Jeremy Corbyn e fra i pochi a esporsi apertamente nella stessa opposizione contro il tipo di accuse rivolte ad Assange; sia dall'ex ministro e veterano conservatore David Davis, uomo di idee liberal-libertarie in materia di giustizia, secondo il quale «l'estradizione non può essere usata per dare vita a persecuzioni politiche».

«Ed ecco qua il sistema giudiziario indipendente. Funziona una meraviglia», scrive dal canto suo l'oppositore russo Alexey Navalny su Twitter.
 
 

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