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ITALIA
17.11.20 - 10:150
Aggiornamento : 12:22

I 9'000 decessi della seconda ondata sono un prezzo immenso per molte famiglie

Il noto virologo Andrea Crisanti si è espresso sulla situazione coronavirus in Italia

Il Direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco, Nicola Magrini, ha invece parlato della soglia per ottenere l'immunità di gregge

ROMA - «La prossima settimana ci dirà se la curva si è stabilizzata o inizierà a scendere. Ma se non scende, bisogna fare qualche altra cosa. Perché è vero che ci sono sofferenze di carattere economico, ma stiamo facendo pagare un prezzo sociale e emotivo immenso a tantissime famiglie. Sono morte 9 mila persone dall'inizio della seconda ondata, non ce lo dobbiamo dimenticare». Così Andrea Crisanti, direttore di microbiologia e virologia all'Università di Padova, in un'intervista all'emittente RaiTre ha commentato gli ultimi dati della pandemia in Italia.

«Sicuramente le misure hanno avuto l'effetto di rallentare l'andamento della curva», ha proseguito, «e i casi non stanno aumentando al ritmo della settimana scorsa» ma «ci troviamo davanti a piccole variazioni rispetto al numero dei casi». In sostanza, ha concluso, «se volessimo fare le proporzioni e ieri avessero fatto i 210-220'000 tamponi, saremmo arrivati a circa 36-37'000 casi diagnosticati». E «rispetto ai 40'000 della settimana passata, sono quasi stabili».

Crisanti ha aggiunto, commentando l'ipotesi di allentare le misure anti-Covid in vista del Natale: «Stiamo imponendo un sacrificio importante agli italiani e stiamo accettando un sacrificio sociale importantissimo, con 500 morti al giorno, e poi che facciamo, riapriamo a Natale per rifare tutto il casino fatto in Sardegna quest'estate e ricominciare da capo? Questo è moralmente inaccettabile».

L'obiettivo del governo italiano, ha precisato l'esperto, «era smorzare il picco e distribuire l'impatto su un periodo più lungo per non compromettere la componente economica che si vuole preservare per dicembre, ed è un obiettivo che stanno raggiungendo».

La situazione immunitaria - L'Italia potrà dire di essere uscita dalla crisi del coronavirus «quando almeno il 70% delle persone sarà stato immunizzato, la soglia minima che serve a raggiungere la cosiddetta immunità di gregge che impedisce al virus di circolare». Lo ha spiegato Nicola Magrini, direttore generale dell'Aifa (Agenzia italiana del farmaco), in un'intervista al quotidiano La Stampa.

«Sarà un'operazione lunga e difficile» ha poi aggiunto Magrini, «perché parliamo di vaccinare almeno 40 se non 50 milioni di italiani. E per ottenere una piena immunizzazione per tutti servirà un richiamo a distanza di 3 settimane. Quattro nel caso di Moderna. Solo il vaccino dell'americana Merk Sharp & Dohme richiede una sola somministrazione, ma non arriverà prima dell'estate prossima».

Si inizierà a vaccinare «il personale sanitario, perché vogliamo che i nostri ospedali continuino a funzionare. Contemporaneamente somministreremo i vaccini agli anziani delle Residenze sanitarie assistenziali e alle forze dell'ordine. Poi passeremo agli altri anziani, anche se dobbiamo ancora decidere se conterà soltanto l'età o anche la presenza di altre patologie gravi. Via via sarà poi il turno di tutti gli altri. Diciamo che entro il 2021 potremmo aver coperto l'intera popolazione. Si sta già lavorando a un piano. Poi bisognerà mobilitare tutti i centri vaccinali, oltre che medici di famiglia e pediatri».

Parlando dei tre vaccini (Pfizer, Moderna, Astrazeneca), Magrini ha detto di aspettarsi che «per metà dicembre tutti e tre possano consegnare i dossier con i dati completi per avviare la valutazione da parte dell'Ema, l'Agenzia europea del farmaco. Qualche settimana per completare la revisione dei dati sarà necessaria, ma per metà gennaio potremmo arrivare a una valutazione comparativa di tutti e tre in modo da averli contemporaneamente a disposizione».

Una percentuale che varia, in breve misura, tra i Paesi europei. Ad esempio in Svizzera, lo ricordiamo, il Consiglio federale aveva dichiarato che «il vaccino avrà effetto se lo farà almeno il 60% della popolazione».

La situazione in Alto Adige - Il bilancio della pandemia in Alto Adige registra, nelle ultime 24 ore, ancora 9 vittime e 258 nuovi casi positivi. I decessi complessivi, incluse le case di riposo, salgono così a 414. I tamponi valutati dai laboratori dell'Azienda sanitaria provinciale sono stati 1'340, quasi 800 in meno rispetto ad ieri, dei quali 443 nuovi test. Il numero delle persone testate positive dall'inizio dell'emergenza sanitaria è ora di 18'104.

I pazienti Covid-19 ricoverati nei normali reparti ospedalieri, nella regione confinante con l'Austria, sono 359 (ieri erano 369) ai quali si aggiungono 123 pazienti nelle strutture private convenzionate e 95 (2 in più rispetto ad ieri in isolamento nelle strutture di Colle Isarco e Sarnes. In terapia intensiva sono ricoverati invece 44 pazienti (uno in più).

Le persone in isolamento domiciliare sono 9'189, delle quali 5 di ritorno da Croazia, Grecia, Spagna o Malta. I guariti sono 6'989 (116 in più), ai quali si aggiungono 1'143 persone (2 in più) che avevano un test dall'esito incerto o poco chiaro e che in seguito sono risultate negative al test.

Commenti
 
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Alessandro 69 10 mesi fa su tio
Ma i 440000 morti da inizio anno per tumori e infarto hiv tabagismo non interessano,no esiste solo il covid
pillola rossa 10 mesi fa su tio
Si muore continuamente e finora mai nessuno è riuscito a impedirlo, checché ne dicano i dogmatici.
lecchino 10 mesi fa su tio
Invece i circa 75'000 morti all'anno per tabagismo in Italia sono moralmente accettabili, tant'è che lo stato (e non solo quello italiano) incassa i proventi del tabacco. Mi verrebbe quasi da dire ut te ipsum!
Don Quijote 10 mesi fa su tio
Facile parlare con la pancia piena.
Zuma 10 mesi fa su tio
Crisanti è un esperto di zanzare. NON È UN VIROLOGO!!!
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