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02.11.20 - 06:300

Bar e negozi barricati, così Washington si prepara alle proteste del dopo-voto

Che vinca Trump o Biden, il timore è che gli estremisti dell'uno e dell'altro schieramento si sfoghino per le strade

di Redazione
Manuela Cavalieri/Donatella Mulvoni

WASHINGTON D.C. - A poche ore dalle elezioni presidenziali, Washington si prepara alla lunga maratona elettorale. Si attendono decine di manifestazioni in città, mentre resta concreto il rischio di disordini.

La polizia cittadina è in stato di allerta: sulla scrivania della sindaca Muriel Bowser c’è già un piano operativo per affrontare «le settimane, se non mesi» di proteste che si prospettano.

A tremare sono i polsi di commercianti e ristoratori. Numerosi negozi della capitale hanno deciso di correre ai ripari, proteggendo ingressi e vetrine con pesanti tavole di truciolato.

Dalla fine di maggio la città ha ospitato le marce di gruppi legati al movimento Black Lives Matter, a seguito dell’uccisione di George Floyd, l’afroamericano ammazzato a Minneapolis da un agente di polizia.

Nella stragrande maggioranza si è trattato di cortei pacifici. Restano rari i casi – e slegati dal movimento ufficiale – di eventi più o meno violenti. A giugno diversi negozi cittadini erano stati saccheggiati. Le sommosse, opera di attori estranei, erano state condannate con fermezza. In questi ultimi giorni di fermento, a Georgetown, pittoresco quartiere di Washington, diversi negozianti optano per le barricate di legno.

«La tensione è altissima. E sarà sempre più complicato, man mano che ci avvicineremo al risultato elettorale», a parlare è Alejandro Villanueva, manager dello storico Martin’s Tavern, uno dei ristoranti più famosi di Washington. Il locale è noto soprattutto perché qui nel ‘53 John F. Kennedy chiese alla fidanzata Jackie Bouvier di sposarlo.

Non c’è spazio per il romanticismo, però, in queste ore di inquietudine: «Il nostro ristorante è stato più volte meta di rimostranze. In un paio di occasioni i manifestanti hanno aggredito verbalmente i clienti», ci spiega.

L’asprezza dei toni in campagna elettorale e gli attacchi al vetriolo che si sono scambiati il presidente repubblicano in carica Donald Trump e lo sfidante democratico Joe Biden, non hanno contribuito a placare il turbolento clima sociale: «In alcune circostanze siamo stati costretti chiudere, con un grave danno per tutti noi lavoratori», Villanueva aggiunge, «Credo che le ragioni delle proteste siano sacrosante, io stesso sono d’accordo con i temi al 100%. Mi rammarica solo che ci sia chi scelga di manifestare danneggiando il lavoro di altre persone come me e i miei colleghi».

Intanto resta l’incognita del risultato elettorale. Mentre negli scorsi mesi le tensioni erano di carattere razziale, quelle che si attendono ora sono le proteste di chi non si riconoscerà nel risultato del voto. A far paura è la possibilità di infiltrazioni nei cortei sia da parte dell’estrema destra sia della sinistra radicale.

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