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TAGIKISTAN
27.01.22 - 06:000

Il grido senza voce dei pamiri del Gorno-Badachsan

Vivono in una regione del Tagikistan, e da novembre sono stati tagliati fuori dal mondo

Attivisti e rappresentanti della minoranza dei pamiri hanno ora scritto alla comunità internazionale, per chiedere aiuto

CHORUG - «Chiediamo alla comunità internazionale un'azione immediata per proteggere la popolazione civile».

È quanto hanno domandato attivisti e rappresentanti dei pamiri (una minoranza etnica e religiosa del Gorno-Badachshan, in Tagikistan) in una lettera alla comunità internazionale, ovvero alle Nazioni Unite, all'Osce e all'Unione europea.

«Sono tempi molto difficili per la nostra comunità» ci ha raccontato un'attivista pamiri, la cui famiglia vive a Chorug, «il governo si permette di uccidere dei civili e poi di tagliare la connessione internet per un certo numero di mesi, in modo che le nostre voci non possano raggiungere il resto del mondo». 

«Un uccisione arbitraria»
La situazione nella regione del Gorno-Badachshan (GBAO) è precipitata in particolare lo scorso novembre, con un forte aumento delle tensioni tra i residenti locali ed il Governo centrale di Dushanbe, la capitale del Paese. L'escalation si è accesa con la morte di un 29enne locale, secondo le autorità poiché «ha resistito ad un arresto», mentre per gli attivisti si è trattato di «un uccisione arbitrale».

Migliaia di persone hanno ben presto affollato le strade di Khorog per protestare contro l'abuso di potere da parte della polizia, ma le manifestazioni sono state represse con forza. In particolare, secondo la denuncia degli attivisti, la regione è stata in quel momento isolata completamente dal mondo: internet è stato rimosso, e ai punti di accesso sono stati eretti dei blocchi militari, che permettono l'ingresso solo ai rifornimenti e a nessun altro che non ne abbia il permesso, nemmeno i media.

Allo stesso tempo, per calmare i manifestanti, il Governo ha promesso l'apertura di un'indagine indipendente sull'incidente che ha provocato le tensioni.

«Senza internet da due mesi»
Quasi due mesi dopo, gli attivisti denunciano che la situazione non è cambiata di una virgola. Internet non è ancora stato reso disponibile, i posti di blocco sono ancora presenti, e non è stata portata avanti nessuna indagine indipendente, anzi sono stati criminalizzati alcuni dei manifestanti. Per questo, chiedono ora alle principali organizzazioni internazionali d'invitare il Governo del Tagikistan ad agire: in particolare a ripristinare le comunicazioni via internet, permettere ai rappresentanti dei media di entrare nella regione, e garantire che non venga perpetrata nessuna azione militare.

Al gruppo mediatico Asia-Plus, un portavoce della polizia della regione GBAO ha spiegato che l'assenza di internet è dovuta ai timori che «certi gruppi in Europa possano incitare la popolazione della regione a nuovi conflitti». L'agente ha poi confermato che la situazione è ancora tesa «perché le autorità di polizia sono molto lente a indagare sul caso del 29enne».

C'è poi l'assenza di una vera leadership: in un'intervista al portale asiatico Cabar, la giornalista affiliata alla Bbc Anora Sarkorova ha spiegato che i problemi nella regione sono principalmente causati dal fatto che i leader locali - scelti dal governo centrale - non hanno alcuna legittimità e nessun potere. «Finché alla popolazione locale non sarà permesso di scegliere i propri leader, il governo centrale dovrà costantemente bilanciare l'insoddisfazione della regione e la necessità di tenere la situazione sotto controllo».

Intanto i pamiri, isolati dal mondo, temono che la situazione possa degenerare, con una più rigida repressione dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

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