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MONDO
19.01.22 - 06:000
Aggiornamento : 09:04

«Fate copia incolla», "nuova" regola e vecchia bufala

L'aggiornamento delle normative di Facebook ha riportato in vita il post. Ne parliamo con l'esperto Alessandro Trivilini

«Domani inizia la nuova regola di Facebook/Meta dove le tue foto possono essere usate», recita la versione aggiornata del post che ha ripreso a circolare in questi giorni. Si tratta di una fake news che gira da almeno un decennio e che, probabilmente, continuerà a farlo anche in futuro.

LUGANO - «Domani inizia la nuova regola di Facebook/Meta dove le tue foto possono essere usate. Non dimenticate che la scadenza è oggi! Fate copia e incolla». Ve lo stiamo proponendo qui in una forma volutamente sintetizzata, ma è assai probabile che se avete un profilo attivo su Facebook - o se anche solo utilizzate WhatsApp sul vostro smartphone - vi siate già imbattuti nel post di qualche amico che tenta di avvisarvi di un presunto e imminente tackle del colosso nella vostra privacy. Una bufala conclamata che da un decennio non smette però di "pascolare" sui social network.

Ma come si spiega questa pertinacia? «Accade oggi e continuerà ad accadere per molto tempo», ci dice Alessandro Trivilini, responsabile del servizio informatica forense SUPSI. E il motivo sta nel fatto che «questi fenomeni nascono e si sviluppano sfruttando le emozioni e facendo leva su tre parametri fondamentali: attenzione, memoria e linguaggio». Cavalcando quest'onda, la bufala in questione - come tante altre - si rigenera ciclicamente, come sta accadendo in questi ultimi giorni dopo che i piani alti di Menlo Park hanno rinnovato le proprie normative d'uso, comunicandolo a tutte le proprie app con quella notifica recapitata a partire dal 4 gennaio scorso.

Una "radiografia" della bufala
Ma con l'esperto vogliamo andare oltre, mettendo sotto la lente del microscopio questa catena all'apparenza impossibile da debellare. Cosa rende così saldi i suoi anelli e quali vantaggi può racchiudere un meccanismo di questo genere? Trivilini identifica diverse aree d'azione che non per forza devono avere un obiettivo dai contorni del tutto nitidi. «Gli interessi possono essere diversi. Generare fake news solo per il gusto di farlo. Alimentare il panico, del tutto fine a sé stesso, attorno a un tema attuale e molto sensibile come la privacy. O ancora alterare le emozioni delle persone meno consapevoli per poi persuaderle a compiere azioni virtuali mirate. Si parla di apprezzamenti (i cosiddetti "like"), condivisioni e commenti, che alimentano il motore della profilazione di massa e del marketing digitale». E, facendo ricorso a un parallelo molto attuale, si tratta di "patogeni" della comunicazione che possono vantare un tasso di riproduzione assai elevato. «Queste comunicazioni diventano virali molto in fretta, contando sulla forza dei grandi numeri che i vari social network in cui vengono iniettate mettono a disposizione, gratuitamente e costantemente».

Un punto fermo, che appare scontato ma sul quale è però utile fare chiarezza, è che la condivisione di questi post è del tutto inutile ai fini del suo contenuto. E si parla di quel «non autorizzo Facebook a...» e tutto ciò che segue. Ora più che mai, come ci spiega Trivilini. «Siamo entrati nell'era in cui a dominare il mondo digitale sono le leggi sulla protezione dei dati personali. Tutto il resto è verosimilmente propaganda, truffa o perdita di tempo». Detto altrimenti, quando i colossi come Facebook, ora Meta, «o qualsiasi altra azienda che sia seria e professionale apporta cambiamenti sulle condizioni d'uso dei loro strumenti, oppure cambia le regole della privacy, ha tutte le risorse necessarie e univoche per comunicare questi cambiamenti alla sua utenza, assicurandosi che il messaggio sia recepito correttamente e con la massima trasparenza. E parlando dei potenziali rischi nel garantire un seguito a queste catene: ce ne sono di concreti? Escludendo dal novero quello, inevitabile, di apparire come utenti poco accorti agli occhi dei propri contatti. «Guardando alla sicurezza informatica qualche rischio potrebbe esserci. È il caso quando il testo in questione contiene link che portano l'utente in altri luoghi virtuali».

La regola è semplice: «Non condividerla e non cliccare»
L'acquisizione di programmi malevoli che mirano a cifrare i dati sensibili presenti nella memoria del dispositivo in uso è uno di questi scenari. Ma non solo. «Può capitare che questi messaggi trattino temi sensibili come la salute» che, in un momento storico come quello attuale, in cui «le persone sono parecchio sotto pressione emotiva, per molteplici motivi», agiscono poi come catalizzatore sui comportamenti individuali. E «così facendo chi ha cattive intenzioni potrebbe sfruttare questo aspetto per adescare nuovi "adepti" da reindirizzare a trappole informatiche finalizzate all'estorsione di denaro o al ricatto di reputazione». Si tratta però di situazioni particolari. Nella maggioranza dei casi infatti «siamo di fronte a semplici notizie false diffuse per creare il caos». E in questo caso la difesa passa attraverso consapevolezza e responsabilità. «In caso di dubbio la regola è semplice: se appare una catena sul nostro display, non condividiamola e non clicchiamo su nessun link».

I "pascoli" verdi del metaverso
La bufala del «Fate copia e incolla» risorge ciclicamente su Facebook da ormai un decennio e forse qualcosa in più. Ma sarà attrezzata anche per sopravvivere nel futuro metaverso? Secondo Trivilini anche in quel contesto queste comunicazioni potranno verosimilmente trovare "pascoli" digitali in cui prosperare. «Queste situazioni nascono dal lato oscuro di esseri umani che decidono di sfruttare le tecnologie digitali per ingannare altri esseri umani. È purtroppo un tratto della razza umana. Per cui, seguendo l’esempio delle truffe informatiche più efficaci che da sempre fanno leva sul fattore umano e sulla sua scarsa preparazione e consapevolezza, sarei propenso a credere che queste dinamiche non cesseranno nel tempo, anzi». Da qui l'importanza di un livello di alfabetizzazione digitale che dovrà per forza crescere nei prossimi anni all'interno della popolazione. «Le sole armi che abbiamo e avremo per riconoscere per tempo queste e altre situazioni analoghe sono consapevolezza, responsabilità e prudenza. E quest'ultima, nel futuro metaverso, sarà fondamentale».

Facebook (screenshot)
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