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EGITTO
28.09.21 - 06:050
Aggiornamento : 08:05

«Salvate l'attivista Zaki!». Ore di speranza in carcere

Nuova udienza oggi a Mansura per Patrick Zaki, lo studente dell'università di Bologna accusato di propaganda sovversiva.

Rischia fino a 25 anni di carcere o addirittura l'ergastolo.

MANSURA - "Sono innocente e sono in carcere da 19 mesi. Vi prego di mettere fine alla mia custodia cautelare". Sono le parole di Patrick Zaki all’udienza preliminare del processo che lo vede imputato in Egitto. 28 settembre, save the date e “save” anche Patrick. Si svolge oggi la seconda udienza del processo nei confronti dell’attivista egiziano, studente ricercatore all’Università di Bologna, e in detenzione preventiva da qualcosa come 600 giorni, quasi due anni. Continua a tenere banco la sua vicenda, quella di un uomo che si professa innocente ma che è stato accusato dal Cairo di ben 5 capi di imputazione e che durante il suo arresto, per molti un sequestro, e successiva detenzione, avrebbe subito le violenze più inaudite per un prigioniero. Un caso che mobilita l’Italia ma anche Amnesty International.

Chi è Patrick Zaki - Patrick Zaki è nato il 19 giugno 1991 a Mansura, a un centinaio di chilometri dal Cairo, in Egitto, da una famiglia che appartiene alla minoranza cristiano copta del Paese. È un attivista per i diritti umani e svolge ricerca per Egyptian Initiative for Personal Rights, una Ong egiziana. Da agosto 2019 Zaky vive a Bologna, dove frequenta il master “Gemma” dell’Erasmus Mundus, in studi di genere e delle donne.

L’arresto - Patrick era tornato in Egitto per trascorrere qualche giorno con i genitori a Mansoura, sua città natale, a 130 chilometri a nord del Cairo. Ed è lì che è stato arrestato, all’aeroporto del Cairo, venerdì 7 febbraio. Un arresto avvolto nel mistero, proprio come Zaki di fatto scomparso nel nulla per essere portato, il giorno dopo, davanti alla Procura della sua città, Mansura, in stato di fermo.

Le accuse - Su di lui, al momento del sequestro/arresto, pendevano ben 5 capi d’imputazione: fomentare le manifestazioni e il rovesciamento del governo, pubblicare notizie false sui social media minando l’ordine pubblico, promuovere l’uso della violenza e istigare al terrorismo.

Le violenze subite - Nel corso del sequestro, secondo quanto riferito dal suo avvocato, Zaki viene picchiato, torturato, sottoposto a elettroshock e minacce di ulteriori violenze, anche sessuali. Dopo la prima detenzione a Mansura, Patrick è stato trasferito alla prigione di Tora, al Cairo, nota per ospitare i prigionieri politici, e qui detenuto. Sempre secondo le relazioni dei suoi avvocati e di Amnesty, in condizioni dure e degradanti: nessun contatto con l’esterno, l’impossibilità di vedere nessuno della famiglia, se non il suo avvocato, e poche cure mediche per lui che soffre di asma.

Perché Zaki è stato arrestato - La causa è un articolo scritto nel 2019 per il sito egiziano Darraj, in cui elenca le discriminazioni di cui soffrono i cristiani in Egitto: "Non passa mese senza che vi siano episodi contro i copti in Egitto" è l'incipit. Zaki è rimasto in custodia preventiva per 19 mesi, senza che le accuse contro di lui fossero formalizzate, con proroghe consecutive di 15 giorni, poi di 45 giorni (grazie ad una legge ad hoc per i prigionieri politici).

Gli scenari - Avrebbe potuto rischiare fino a 25 anni di detenzione. Piccola magrissima consolazione, la richiesta del procuratore è stata di 5 anni per diffusione di notizie false. Le altre accuse, specie quella terroristica, sono via via cadute. Questo lo scenario peggiore che potrebbe essere addolcito ad una condanna a poco più di tre considerando i 19 mesi di custodia già scontati. Ma che restano comunque tanti rispetto ad un uomo che si professa innocente.

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