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STATI UNITI
24.09.21 - 11:090

Omicidio di George Floyd, Derek Chauvin ricorre in appello

L'ex ufficiale, lo ricordiamo, è stato condannato a 22 anni e sei mesi di prigione

WASHINGTON - Derek Chauvin, l'ex agente della polizia di Minneapolis che è stato condannato per omicidio nel caso della morte di George Floyd, intende fare appello.

Lo ha reso noto l'agenzia di stampa AP, sulla base dei documenti arrivati al tribunale distrettuale del Minnesota.

L'ex ufficiale non è d'accordo con la sua condanna e contesta lo svolgimento del processo. In particolare, sono 14 i punti contestati da Chauvin, che ha dichiarato che il giudice Peter Cahill «ha abusato della sua discrezione» quando non ha accolto la richiesta di spostare il processo fuori dalla Contea di Hennepin, a causa dell'ampia pubblicità e dei rumors legati ai dibattimenti, che avrebbero «influenzato» la giuria.

La «cattiva condotta» dello Stato
I punti contestati riguardano anche le richieste, sempre negate, di rinviare il processo e di concederne uno nuovo. Ha anche detto che la corte ha sbagliato quando ha permesso ai procuratori di presentare prove cumulative sull'uso della forza, e quando ha permesso allo Stato di aggiungere l'accusa di omicidio di terzo grado. In generale, l'ex poliziotto ha accusato lo Stato di «cattiva condotta giudiziaria».

A Chauvin, in precedenza, era stata negata anche la richiesta, in seguito al verdetto, di un'udienza volta ad interrogare la giuria, per indagare sulla loro presunta «cattiva condotta». Allora, il giudice aveva stabilito che non ci fosse alcuna prova di cattiva condotta dei giurati né durante il processo né durante la selezione della giuria, niente che giustificasse un'udienza probatoria.

Oltre alla contestazione, Chauvin ha presentato anche una mozione per rivedere la decisione di negargli un avvocato difensore pubblico per rappresentarlo a margine dell'appello. In particolare poiché non ha alcun reddito. In precedenza era rappresentato dal fondo della Minnesota Police and Peace Officers Association, la cui rappresentanza è però terminata con l'arrivo della sentenza.

Derek Chauvin, lo ricordiamo, è stato condannato a 270 mesi di carcere, l'equivalente di 22 anni e mezzo.

Commenti
 
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Ennio 1 mese fa su tio
una grande vergogna bisognava attaccarlo per il collo in piazza lui quel miserabile e i suoi pari che non han fatto nulla!!!
Peter Parker 1 mese fa su tio
@Ennio Un po' alla maniera dei talebani, come da articolo di oggi qui su Tio: https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1537478/turabi-governo-afghanistan-esecuzioni-ministro-amputazioni-nooruddin
emib53 1 mese fa su tio
Mi risulta che le giurie sono composte da 12 persone e che, anche se una fosse di parte (non capisco se l'essere di parte è il fatto di essere di colore o di andare alle commemorazioni di Martin Luther King) gli altri 11 potrebbero anche essere bianchi suprematisti e aver comunque condannato quello che ritengono colpevole. O, come un tempo, una giuria non è di parte se fatta da soli bianchi razzisti? Meno male che c'è pressione della gente per fare in modo che la polizia freni l'eccessiva violenza.
Peter Parker 1 mese fa su tio
@emib53 E’ già successo che si siano dovuti rifare processi causa di 1 singolo membro della giuria ritenuto compromesso. La marcia di Washington per commemorare MLK aveva come ospiti (e speaker) membri della famiglia di G. Floyd. Il giurato indossava una maglietta con scritto GET YOUR KNEE OFF OUR NECKS. Quindi si, era molto di parte (ed ha anche riposto di no alla commissione di selezione della giuria alla domanda se avesse mai partecipato a marce/manifestazioni pro Floyd). L’appello non avrà successo. Io sono bianco quindi ritengo il suo commento molto razzista. I processi si fanno equi, a tutti quanti e si segue la legge. Non si segue l’opinione pubblica in voga al momento. E per concludere: Chauvin e’ colpevole, solo che io dico che il processo non è stato equo.
Peter Parker 1 mese fa su tio
E purtroppo questo appello gli e’ stato servito su un piatto d’argento. È un dato di fatto che il processo fosse compromesso dall’inizio, con almeno un giurato palesemente di parte (googlare Brandon Mitchell). Senza contare la pressione politica subita fin dall’inizio. Il punto è che non è stato eseguito un processo equo.
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