Greenpeace
Vancouver, 15 settembre 1971
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Canada
15.09.21 - 09:350
Aggiornamento : 11:32

Da 50 anni in difesa dell'ambiente, le campagne di Greenpeace tra follia, vittorie e sconfitte

Oggi compie mezzo secolo, passato tutto in prima linea. Ma non festeggia, c'è ancora molto da fare

VANCOUVER - Dal 1971 a oggi e finché la Terra e le persone non saranno al sicuro da inquinamento e distruzione, Greenpeace si batte per un futuro migliore.

In origine era "Don't make the wave", un comitato di 12 persone che il 15 settembre 1971 partì in nave da Vancouver, Canada, alla volta di Amchitka, Alaska, per impedire i test di una bomba nucleare. Erano americani e canadesi, alcuni di loro erano arrivati nel Paese dei castori perché gli Stati Uniti erano in guerra con il Vietnam. Si erano uniti in una causa comune già all'inizio del Settanta: proteggere i luoghi protetti. E quel test in particolare ne avrebbe danneggiato fortemente uno e c'era il forte pericolo che scatenasse prima un maremoto e poi un terremoto. Perciò presero una nave da pesca e si fecero accompagnare da alcuni giornalisti per documentare l'impresa. Intercettati dalla marina, ma anche a causa delle condizioni atmosferiche avverse, non arrivarono mai a destinazione. Ma guardo tornarono in Canada, erano su tutti i primi giornali. Quella prima azione, da fallimento, si trasformò in Greenpeace.

Se all'inizio era un comitato composto da una decina di persone, oggi è una fondazione e conta uffici regionali e nazionali in 21 Paesi e 2,8 milioni di donatori. Non si preoccupa più solo dei luoghi protetti, ma è la paladina dell'ambiente, che vuole proteggere dalla distruzione umana e delle industrie. I suoi principi fondamentali sono sempre gli stessi, una sorta di pugno di ferro che non vuole far male, solo essere sentito: l'azione è diretta e non violenta, vige il principio della scientificità, quindi ogni argomento e campagna sono sostenuti da dati comprovati, e l'indipendenza totale da governi e aziende.

Alcune campagne, tra follia e coraggio
Nel 1998 una mongolfiera sorvola il luogo dell'amore: il Taj Mahal. Gli attivisti chiedono che vengano interrotti i test sulle armi nucleari in India e più in generale il disarmo internazionale dal nucleare.

Nel 2000 un gommone si butta contro le baleniere per impedire che queste trascinino a bordo i grandi cetacei. Le balene sono vittime della pesca in Giappone per il loro grasso e la loro carne. Una battaglia che ancora oggi non trova fine.

Nel 2015 un gruppo di ragazzi blocca tutte la stazioni di rifornimento Shell di Zurigo. Vogliono impedire al gigante del petrolio d'iniziare nuove trivellazioni in Alaska.

Nel 2021 l'entrata della casa di Boris Johnson, il numero 10 di Downing Street, viene sommersa da 625 chili di plastica. È una denuncia forte contro un intero governo, perché è la quantità di rifiuti plastici che il regno Unito manda all'estero ogni 30 secondi.

Mezzo secolo di attività - Oggi Greenpeace spegne 50 candeline, ma non sente di poter festeggiare. Al contrario, in un comunicato la direttrice esecutiva Jennifer Morgan ha sottolineato che «la perdita di biodiversità sta accelerando, la crisi climatica peggiora e cresce l'ineguaglianza». Dopo mezzo secolo di battaglie, spesso anche finite davanti al tribunale, «resta ancora molto da fare. Greenpeace continua a lavorare come movimento globale affinché il sistema cambi e le persone e il pianeta vengano messi davanti a profitto e inquinamento».

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