Reuters
I casi legati alla variante Iota sono in netta ritirata. La sua fase d'espansione massima è avvenuta nei primi mesi dell'anno.
STATI UNITI
25.08.21 - 15:100
Aggiornamento : 16:03

No, la variante Iota non è in espansione negli Stati Uniti

L'equivoco nasce da uno studio che è stato pubblicato ieri da Nature. I dati risalgono infatti ad alcuni mesi fa

La variante, identificata inizialmente a novembre del 2020, ha vissuto la sua fase di breve espansione nei primi mesi del 2020. Nell'ultima settimana i contagi legati alla variante negli Stati Uniti sono inferiori allo 0.1%. E nel resto del mondo si contano poche centinaia di casi.

NEW YORK - «La presenza della variante Iota» del coronavirus «è in espansione» negli Stati Uniti, dove è stata ormai registrata in tutti e cinquanta gli Stati americani. Ad annunciarlo è stato uno studio preliminare pubblicato dalla rivista "Nature" ieri, che ha trovato spazio su diversi portali d'informazione in queste ultime ore dopo essere stato riportato dall'Ansa. La situazione reale però è un po' diversa da quella tracciata dai ricercatori della Columbia University.

Al momento infatti, la variante Iota - identificata inizialmente a novembre del 2020 nello stato di New York - risulta essere in decisa ritirata nel Paese. Per tracciare un parallelo ci vengono in aiuto i numeri registrati dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Attorno alla metà di maggio la variante era responsabile del 5.4% dei casi totali (su base settimanale). Un mese dopo la percentuale era già sprofondata all'1.5%. E ora, in base ai dati raccolti la scorsa settimana, la quota è inferiore allo 0.1%. Ed è quindi difficile, di fronte a queste cifre, parlare di espansione.

Falsità? No, un semplice equivoco temporale
Lo studio pubblicato dice quindi il falso? In realtà si tratta di un equivoco e di quelli nemmeno troppo difficili da spiegare. La pandemia, lo abbiamo imparato, ha dimostrato di saper cambiare passo molto rapidamente. È spesso una questione di settimane, se non di giorni, in cui lo scenario si trasforma senza sprecarsi in troppi preavvisi. E le date dello studio comparso su Nature fugano ogni dubbio. Il documento - che lo ricordiamo è stato pubblicato ieri - è stato accettato dalla rivista il 13 agosto scorso ma i suoi autori lo avevano consegnato lo scorso 7 di aprile. E in quel periodo la variante Iota stava realmente vivendo la sua maggiore fase espansiva, che però ha avuto una brevissima durata.

Variante Iota: cosa sappiamo per ora
La variante Iota - che viene attualmente classificata come variante di interesse - è stata registrata in netta prevalenza negli Stati Uniti, con poche centinaia di contagi confermati all'estero. Le principali mutazioni riscontrate sulla Iota sono la E484K della proteina spike (già presente in altre varianti e nota per la capacità di rendere meno efficace la linea di difesa degli anticorpi contro il Covid) e la S477N, in grado di influenzare la capacità del virus di legarsi alle cellule umane. Ne consegue che questa forma del coronavirus potrebbe essere in grado di infettare anche chi ha già avuto il Covid-19. Servono però ulteriori studi per stabilirlo con certezza. E lo stesso vale anche per chiarire se sia più contagiosa o se possa innescare decorsi più gravi della malattia. I vaccini invece sembrano mantenere una buona efficacia anche nei suoi confronti.

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