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ITALIA
05.07.21 - 18:370

Perché in questi giorni Roma è sepolta nella “monnezza”

L'emergenza rifiuti nella capitale romana potrebbe essere solo l'inizio e rischiano di rimetterci davvero tutti

ROMA - È da diversi giorni che in alcune zone di Roma, nessuno raccoglie più la spazzatura. I sacchi di quella che quelli della capitale chiamano “monnezza” cominciano ad accumularsi formando montagne anche considerevoli. I passanti fanno lo slalom, si vedono cani randagi, topi e cornacchie, e il caldo inizia a generare un fetore nauseabondo. In alcuni quartieri scoppiano pure le fiamme, forse figlie del caldo oppure appiccate da chi non ne può più.

Come riportano i quotidiani italiani, e in particolar modo il Corriere della Sera il timore è che quella che al momento è "solo" un'emergenza igienica possa trasformarsi in una sanitaria. La percezione diffusa, e probabilmente accurata, è che i disagi di questi giorni siano il sintomo di un qualcosa di più grande - e preoccupante - che è ancora nelle sue fasi iniziali.

Ma come mai Roma si trova in questa situazione? Diciamo che i fattori sono diversi e riguardano disservizi tecnici, e legati al personale ai quali si aggiungono un guasto importante e due scioperi dell'Ama (l'azienda che si occupa della raccolta, ndr.) ma il motivo più importante rimane uno: la difficoltà di trovare dove portarla, questa spazzatura.

Il vero grande problema è da ricercare non tanto a livello comunale, quanto a quello regionale: al momento nel Lazio sono solo due i possibili siti: Viterbo - dove a fine giugno si è guastato un impianto cruciale per le operazioni - e Civitavecchia, che verrà chiuso entro agosto. Anche per questi motivi gran parte della spazzatura di Roma viene portata fuori dai confini regionali e trasportata - con costi stimati da 666 mila euro al mese, scrive Repubblica - anche fino in Lombardia. 

L'idea della giunta della sindaca Virginia Raggi, assai in ritardo sulla questione e criticata per l'incapacità di risolvere il problema soprattutto in sede di trattativa, è quella di riaprire almeno una delle due discariche già esistenti nell'area metropolitana di Roma ovvero Roccasecca (già chiusa però ad aprile) e Albano Laziale (chiusa da 5 anni).

Raggi punta fortemente su quest'ultima anche se la strada pare essere nettamente in salita: da una parte bisognerà passare per il Prefetto della Regione (che ne ha decretato la chiusura) dall'altra c'è il Comune di Albano che ha appena inoltrato ricorso al Tar. Il motivo, spiega al Corriere il sindaco Massimiliano Borrelli è che l'impianto è fermo dal 2016, il terreno non è mai stato bonificato e nel 2016 erano emersi sversamenti tossici nelle falde. Il 10 luglio è prevista un'azione di protesta, organizzata dagli abitanti, davanti ai cancelli della discarica.

L'altra possibilità è quella di realizzarne una ex-novo, sul territorio di Roma dove però non sembrano esserci luoghi adatti. Se ne saprà di più il 7 luglio, dopo l'incontro al ministero della Transizione ecologica che rivaluterà le diverse aree. La sensazione diffusa è che però la faccenda non potrà che andare per le lunghe. E intanto i sacchi nelle strade di certo non diminuiscono.

Ristoranti infrequentabili, strade grottesche

Intanto, oltre alla popolazione, a pagare pegno per la situazione sono gli esercenti dei ristoranti. Come riportato da Roma Today, infatti, sono diversi i clienti che si rifiutano di fermarsi a mangiare "vista monnezza” con cali riscontrati anche nel centro storico, ha spiegato al portale la Confesercenti romana. E a causa dei poco estetici cumuli anche la produzione di un film sulla vita di Aldo Moro ha dovuto fermarsi e rimandare le riprese, scrive Repubblica. Decisamente un problema per una città che vive di turismo, ristorazione e - perché no - anche di cinema.

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