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Il Kenya sta soffrendo per lo stop alle forniture dei vaccini prodotti in India.
KENYA
21.05.21 - 06:000

«È come se stessimo aspettando di morire»

Il boom dei contagi in India ha provocato lo stop delle forniture dei vaccini al programma Covax

NAIROBI - Una delle conseguenze meno pubblicizzate del boom dei contagi di coronavirus in India è la stretta nelle esportazioni dei vaccini a dozzine di Paesi in via di sviluppo. 

L'India, come è noto, è il più grande produttore di vaccini del pianeta. Ma l'esplosione dei casi positivi ha richiesto che i sieri passassero direttamente dagli stabilimenti indiani agli ospedali. A essere colpite sono state principalmente le forniture della campagna Covax, il programma internazionale finalizzato a fornire un equo accesso ai vaccini in tutto il pianeta. Quindi i governi di svariate nazioni si sono trovati costretti a sospendere le campagne: ciò è successo in Ghana come in Bangladesh e in Indonesia.

Il caso del Kenya - La Thomson Reuters Foundation fa l'esempio del Kenya: la nazione africana, con una popolazione di 50 milioni di abitanti, ha ricevuto circa un milione di dosi del vaccino AstraZeneca prodotte dal Serum Institute of India (SII) attraverso il programma Covax.

Ora, con l'emergenza che sta vivendo l'India, la seconda fornitura di tre milioni di dosi attesa per giugno è fortemente in bilico. A questo punto le autorità nazionali si trovano a un punto critico: «Se avessimo i vaccini, avremmo avviato la seconda fase del nostro piano di somministrazione. La realtà è che non li abbiamo avuto quando ce li aspettavamo» ha dichiarato Patrick Amoth, direttore generale ad interim del Ministero della Salute del Kenya. La speranza è che in India la situazione ritorni presto alla normalità, ma si cercano alternative: «Stiamo lavorando su altri flussi per essere in grado di ottenere altri vaccini come Pfizer e Johnson & Johnson». Il SII non ritiene possibile tornare a una fornitura standard prima del mese di ottobre.

La popolazione è a conoscenza del problema e sa che lo stop alle forniture potrebbe avere conseguenze pesantissime. «Era previsto che ricevessi la seconda dose a giugno» ha dichiarato Omondi, tassista 59enne. «Ma non ci saranno altri vaccini e sono preoccupato di essere meno protetto, specialmente contro tutte le varianti». Senza i vaccini, ha aggiunto, «è come se stessimo aspettando di morire».

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