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MONDO
20.05.21 - 06:300
Aggiornamento : 16:14

Perché guardiamo pornografia? Ce lo dice uno studio

Una "scala di motivazioni" e ben otto fattori ci spingono a guardare filmati e immagini porno.

MONTREAL - La pornografia è a portata di tutti, ventiquattr’ore su ventiquattro. I siti specializzati proliferano e, complice la recente pandemia, il numero di ore passate a navigare tra YouPorn e affini, sono aumentate a dismisura.

A causa del maggiore isolamento casalingo e il distanziamento dagli altri, dovuto alle regole anti-Covid imposte, sempre più persone hanno cercato un diversivo nell’uso del porno. Lo si fa per ricercare il proprio piacere sessuale, per coltivare le proprie fantasie e curiosità ma anche come diversivo alla noia o per cercare una via di fuga a una vita di frustrazione e apatia.


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Una ricerca a riguardo

Nel numero di marzo della rivista scientifica Psychology of Addictive Behaviors è stato pubblico un complesso e articolato studio condotto da Beàta Bothe, coadiuvata da numerosi colleghi dell’Università di Montreal, Yale e del Dipartimento di psicologia della Stanford University. Beàta Bothe è una specializzanda in psicologia dell’Università di Montreal, in Canada, e da tempo si occupa sull’uso, problematico o meno, della pornografia e del comportamento sessuale compulsivo. Tale studio si fonda sulla creazione di una ‘scala di motivazioni’ per l’uso della pornografia composta da otto fattori, costruita tenendo presente un’ampia gamma di motivazione rilevabili nella popolazione in generale.

La volontà della studiosa è quindi cercare dei parametri generali che possano permettere di capire quali siano le motivazioni che spingono milioni di persone a far uso della pornografia. Fino a ora, come rilevato dalla stessa studiosa, non si era mai riusciti a stilare dei parametri che potessero risultare affidabili per uno spettro ampio di popolazione e del suo uso si aveva l’erronea percezione che fosse limitato a ristretti gruppi di persone.Nel 2008, per esempio, era stata proposta una scala di analisi denominata IPUMS, Internet Pornography Use Motivations Scale, che si era concentrata solo su un gruppo di studenti universitari mentre nel 2011 era stato condotto uno studio scientifico che analizzava il consumo di materiale pornografico riferendosi però solo a uomini affetti da ipersessualità.

Otto fattori chiave

La Bothe, invece, ha costruito una scala di motivazioni, PUM, capace di valutare le motivazioni più comuni dell’utilizzo della pornografia nella popolazione in generale. I fattori presi in considerazione sono ben otto: il piacere sessuale, la curiosità sessuale, la fantasia, la fuga dalla noia, la mancanza di soddisfazione sessuale, la soppressione emotiva, la riduzione dello stress e l’autoesplorazione. Tutti gli intervistati, formati da tre campioni di volontari in cui varia la percentuale di uomini e donne presenti nel gruppo, hanno dovuto esprimere le loro risposte indicando un punteggio che va da 1, equivalente a “mai”, a 7, ossia “tutto il tempo”.

Il piacere sessuale è risultato il fattore principale per i consumatori di pornografia e gli uomini hanno totalizzato un punteggio maggiore rispetto alle donne. Si guarda materiale pornografico per provare piacere e gratificarsi, osservando qualcosa che si trova sessualmente eccitante. Spesse volte, come evidenziato dallo studio, tale motivazione si associa a quella della curiosità, nel senso che si ha voglia di ampliare le proprie conoscenze sessuali andando a ricercare qualcosa di
nuovo che possa o meno stimolare maggiormente il proprio piacere.


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Tali motivazioni comportano un uso frequente della pornografia che può scadere nella dipendenza, anche se lo studio non ha evidenziato un automatismo in questo senso. La curiosità nell’uso della pornografia accomuna uomini e donne che la usano per acquisire idee nuove da portare nella propria vita di relazione. Una sorta di contenitore d'informazioni da cui trarre spunto per sanare delle proprie curiosità ed estendere la propria gamma di esperienze sessuali.

Il ruolo di stress e noia

Altra ragione per cui ci si rivolge alla pornografia è quella della distrazione o soppressione emotiva, la riduzione dello stress e la fuga dalla noia. La noia viene considerato «un affetto a bassa eccitazione, leggermente spiacevole» e, in passato, non veniva studiata come una motivazione a sé stante ma quale componente di altri fattori. La noia, invece, è una molla fortissima che spinge sempre più persone a cercare una via di fuga a questo stato d’animo nella pornografia. Accade spesso che un utente annoiato possa poi trasformarsi, con l’andare del tempo, in una persona dipendente dall’uso della pornografia.

La facile scappatoia alla noia offerta da centinaia di siti pornografici può apparire come una immediata e indolore risoluzione ai propri problemi. Spesso però subentra una sorta di automatismo, noia-ricerca del piacere-noia, che può sfociare in un uso problematico della pornografia. Lo stesso dicasi del suo utilizzo in condizioni di stress: se, nell’immediato, il mondo del porno può sembrare un metodo facile ed economico per alleggerire il proprio stato d’animo, il suo uso frequente e problematico comporta l’insorgenza di ulteriore stress e la situazione della persona interessata va ad aggravarsi velocemente. Il suo utilizzo può far vivere delle esperienze sessuali che non sempre sono facilmente replicabili nella vita reale: in tal modo la pornografia viene vista come uno strumento per sanare tali lacune. Il problema subentra quando avviene uno scollamento tra la vita reale e ciò che viene immaginato utilizzando materiale pornografico. Fantasticare di far parte di ciò che si vede in un video porno e pensare di poter rivivere sempre ciò su cui si fantastica, porta tante persone a vivere situazioni di forte stress emotivo e di dipendenza patologica dalla pornografia.

 

Occhio alla dipendenza

Secondo la Bothe «la mancanza di soddisfazione sessuale è spesso mescolata a motivazioni di piacere sessuale nonostante queste ultime possano essere considerate motivazioni di approccio, l’uso della pornografia per raggiungere piacere sessuale, mentre la prima si basa sull’utilizzo della pornografia per eliminare l’insoddisfazione sessuale». Un conto, quindi, è usare la pornografia per finalità positive quali ricercare il proprio piacere o esplorare esperienze sessuali che incuriosiscono, altra cosa è assumere una forte dose giornaliera di pornografia quasi fosse la panacea di tutti i mali. Non è raro che la pornografia possa essere vista come rimedio a una vita sessuale o di relazione insoddisfacente. L’insoddisfazione nei confronti della propria vita sessuale quale motivazione per l’uso della pornografia porta, spesso, a un uso problematico della stessa.

La dipendenza sessuale, di cui soffrono maggiormente gli uomini anche se le donne non sono certo esenti, compromette totalmente la qualità di vita di una persona che diventa schiava della pornografia. Isolamento, ansia e depressione diventano compagne fedeli del pornomane che non è più spinto dalla ricerca del piacere ma agisce a ricercare contenuti pornografici sempre più estremi e bizzarri solo per soddisfare un automatismo che si è attivato nella propria mente. In questi casi, così come per tutti i tipi di dipendenze, la persona ha bisogno d'intraprendere un lungo percorso medico e psicologico che gli permetta di riappropriarsi di una sana vita di relazione.


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L'autoesplorazione, una novità

Tra i tanti aspetti innovativi di questo studio, oltre la maggiore genericità dei campioni analizzati, vi è l’introduzione della motivazione della autoesplorazione, ossia l’utilizzo della pornografia per saggiare i propri gusti sessuali. Questo aspetto, fino a ora totalmente trascurato, è invece molto importante specialmente per i consumatori più giovani. La pornografia, in questo caso, funge «da luogo per raccogliere esperienze e sperimentare ciò che si preferisce nel sesso».

Sia uomini che donne, specialmente in giovane età, sono portati a utilizzare la pornografia per esplorare i propri gusti e il proprio orientamento sessuali per cercare di capire maggiormente la propria identità. Questo aspetto, fino ad ora mai studiato, è di primaria importanza e il non averlo analizzato fino a ora aveva escluso dalla casistica di studio un’ampia fascia di popolazione.

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