Keystone
Pablo Casado, leader del Partito Popolare PP.
SPAGNA
11.05.21 - 06:000

Coprifuoco, feste e stato d'allarme: in Spagna «regna il caos»

C'è confusione dal punto di vista legale: alcune Comunità autonome hanno potuto reintrodurre il coprifuoco, altre no

Il leader del Partito Popolare spagnolo, Pablo Casado, in tackle su Pedro Sánchez: «Irresponsabile»

MADRID - Una reintroduzione del coprifuoco per impedire lo svolgersi di altre feste e assembramenti come avvenuto lo scorso fine settimana.

È quanto ha chiesto la delegata del Governo a Madrid, Mercedes González alla Presidente della Comunità autonoma di Madrid, Díaz Ayuso.

«Il coprifuoco è una misura valida», ha detto la politica in un'intervista ripresa dal quotidiano El País, «e penso che la Comunità di Madrid debba considerarla, come hanno fatto altre regioni». «Le immagini che abbiamo visto sabato scorso ci mettono di fronte a uno scenario che dobbiamo affrontare, per garantire che non si entri in una nuova ondata». 

«Non si può chiudere migliaia di abitanti a causa di centinaia di giovani», ha controbattuto dal canto suo Enrique Lopez, il Ministro degli interni ad interim del governo di Ayuso, che ha comunque detto chiederà al Governo più agenti della polizia nazionale e della guardia civile per aiutare nel controllo delle folle riunite a festeggiare.

Il problema legale

In ogni caso, un'eventuale riattivazione del coprifuoco dalle 23.00 alle 6.00 dovrebbe superare un ostacolo non da poco a livello giudiziario. La situazione è infatti parecchio confusa: mentre i giudici hanno sostenuto le restrizioni proposte dalle Baleari e dalla Comunità Valenciana, non hanno invece approvato quelle dei Paesi Baschi. Ciò deriva dalle enormi differenze di criteri che sorgono tra giudici e procuratori di diversi territori nel decidere se le principali misure restrittive dei diritti fondamentali possano essere approvate o meno senza stato di allarme.

Ed è proprio a questo che si è riferito il Sindaco di Madrid, José Luis Martínez-Almeida, quando ha risposto a González: «Il delegato del governo ha chiesto coraggio», ha detto, «e io le dico di chiedere al presidente di mettere in atto un regolamento che permetta di proteggere le decisioni prese dalle Comunità autonome».

È una situazione che ha messo molta pressione sul Governo centrale, che tramite il Ministro della Politica territoriale, Miquel Iceta, ha annunciato che «studierà e sosterrà» la reintroduzione regionale dello stato di allarme, se una comunità lo richiedesse. Iceta, come riporta il quotidiano El Mundo, ha ricordato che è possibile per le comunità «ricorrere» alla Corte Suprema, visti i criteri «non omogenei» messi in atto dalle Corti di giustizia sulle restrizioni. «Se ciò non funziona, valuteremo se sarà opportuno mettere in atto qualche riforma legislativa» ha concluso. 

«La Spagna non merita questo caos»

In tutto ciò è intervenuto in tackle il leader del Partito Popolare Spagnolo (PP), Pablo Casado, che ha accusato il Governo Sánchez per la situazione caotica che si è creata: «In questo momento non c'è nessun piano B come proposto dal PP, e ora siamo nel piano C del caos di Sánchez....». «L'irresponsabilità di Sánchez sta costando vite umane», ha poi aggiunto, «la Spagna non merita questo caos, che non si è visto in nessun'altra parte del mondo».

Toni duri arrivano anche dal vicepresidente del Governo regionale andaluso, Juan Marín, che ha accusato il governo centrale di non aver «fatto il suo lavoro» per la sicurezza dei cittadini contro il Covid-19, e ha detto che lo scenario attuale «a puzzle», senza un quadro normativo per le comunità, è «un vero disastro».

Commenti
 
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Ro 6 mesi fa su tio
La stupidità non la fermi in nessun modo leggi o non leggi. Questi risultati sono il lassismo di ieri della società e ora bisogna purtroppo conviverci.
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