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Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea.
UNIONE EUROPEA
12.04.21 - 17:230

Ursula von der Leyen e le altre donne che reggono il timone della nave Europa

Per la prima volta della storia continentale detengono ruoli chiave (e non c'è "sofagate" che tenga)

di Redazione
Simona Gautieri

BRUXELLES - Il suo perfetto aplomb istituzionale è stato appena scalfito da un moto di sorpresa e da un «Ehm» molto più eloquente di mille parole alla vista del presidente della Turchia Erdogan e del Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel accomodati su di una sedia che a lei è stata negata. Ursula Von der Leyen deve averne fronteggiato tante difficoltà durante la sua pluriventennale carriera politica, ma il doversi accomodare su di un divano distante quattro metri dai suoi interlocutori è stato sicuramente un colpo duro da incassare. Lo ha fatto per portare avanti un incontro di fondamentale importanza per i rapporti, già molto tesi, tra Europa e Turchia, pur consapevole del tentativo perpetrato da Erdogan di svilire la sua carica istituzionale in quanto donna.


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Il "sofagate" turco.

Le donne al vertice - In un periodo storico in cui la battaglia per la parità di genere è fortemente sentita e il movimento ‘#metoo’ ha portato alla ribalta la problematica delle discriminazioni e delle violenze sessuali a cui sono sottoposte le donne, la Comunità europea rappresenta una felice eccezione. Due donne occupano posizioni di comando: Ursula Von der Leyen è presidente della Commissione Europea mentre Christine Lagarde è presidente della Banca Centrale Europea, senza dimenticare altre donne al potere come Angela Merkel, alla guida della Germania, o Kristalina Georgieva alla guida del Fondo Monetario Internazionale ora, e della Banca Mondiale prima.

Un segnale forte dopo anni in cui il potere è stato monopolio esclusivamente maschile. D’altra parte, negli ultimi 40 anni, la presenza delle donne nel Parlamento europeo è più che raddoppiata, passando dal 15,2% a oltre il 36% anche se persistono, in seno alle istituzioni europee, gravi episodi di discriminazioni in cui le donne vengono pubblicamente zittite o ricevono minacce di morte via social.


keystone-sda.ch / STF (Burhan Ozbilici)

La carriera di Ursula - Ursula Albrecht, nata a Ixelles vicino a Bruxelles l‘8 ottobre del 1958, politica tedesca, è, per così dire, figlia d’arte, in quanto il padre Ernst ha lavorato per molto tempo come funzionario presso le istituzioni europee per poi diventare governatore della Sassonia nel 1976. Dopo aver studiato alla London School of Economics sotto falso nome per paura di essere oggetto di rapimento da parte dei terroristi di sinistra della Raf, si laurea in medicina all’università di Hannover. Avviata a una carriera medica e accademica, a Gottingen conosce il collega medico e docente Heiko Von der Leyen, discendente da una antica e nobile famiglia tedesca, che sposa nel 1986, prendendone il cognome, e da cui ha sette figli. Dopo aver seguito il marito negli Stati Uniti dove era stato nominato professore presso la Stanford University, al ritorno in Germania decide di rilanciare la sua carriera politica, iniziata nel 1995 con l’iscrizione alla Cdu, partito politico di orientamento democratico-cristiano e viene nominata membro del comitato degli Affari sociali in Sassonia nel 1996. Sette anni dopo, nel 2003, la Cdu vince le elezioni, sbaragliando la concorrenza, e Von der Leyen, eletta nel parlamento locale, entra al governo come ministro degli Affari sociali. Nel 2005 fa il suo ingresso nel team di Angela Merkel, che prepara la sfida al governo socialdemocratico di Gerard Schroeder, lavorando all’agenda politica per le elezioni generali dello stesso anno.

Nel 2009 la Von der Leyen viene chiamata a ricoprire il ruolo di ministro per gli Affari della Famiglia e della Gioventù fino al 2009, mentre nel secondo governo di Angela Merkel passa al dicastero del Lavoro e degli Affari sociali contribuendo a promuovere in seno alla Cdu il tema delle unioni omosessuali e dell’immigrazione. Dal 2013 al 2019 viene scelta come ministro della Difesa dove porta avanti una politica fondata su di un doppio binario: da una parte la fedeltà ai principi dell’Alleanza Atlantica e dall’altro il rafforzamento del ruolo della Germania nel panorama delle relazioni internazionali. Quale ministro della Difesa si è dovuta scontrare con il gravoso problema del ritorno alla ribalta di gruppi di estrema destra d'ispirazione neonazista in seno alle forze armate e del dilagare dell’indisciplina al loro interno.

Al timone dell'Ue - Il 2 luglio 2019 viene designata alla carica di presidente della Commissione europea e viene eletta il 16 luglio con 383 voti favorevoli, 327 contrari e 22 astenuti. Una vittoria di misura, quindi, con appena 9 voti di scarto rispetto a quelli necessari per l’elezione. Fin da subito, Ursula Von der Leyen si è dimostrata decisa a differenziare la sua guida alla Commissione europea rispetto a quanto fatto dal suo predecessore Jean-Claude Juncker, collocando al centro del suo operato il tema dei flussi migratori, dell’innovazione tecnologica e della sovranità economica dell’Europa.


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L'agenda di Ursula - È stata artefice di un ampio piano denominato ‘Green New Deal’ e in un documento presentato nel dicembre 2019 ha indicato la priorità di «rendere l’Europa il primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050, stimolando l’economia, migliorando la salute e la qualità di vita delle persone, prendendosi cura della natura e migliorando l’ambiente». Il 1 gennaio di quest’anno la Commissione europea ha inoltre introdotto il divieto di esportazione dei rifiuti di plastica non riciclabili verso gli Stati non facenti parte dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, Ocse, al fine di promuovere l’economia circolare e responsabilizzare gli Stati membri dell’Unione europea verso i Paesi in via di sviluppo.


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Christine Lagarde, alla guida della Banca centrale europea.

Sul fronte tecnologico, poi, Von der Leyen si è impegnata ad aumentare il grado di autonomia dell’Europa promuovendo investimenti e posti di lavoro legati al mondo digitale e creando uno spazio europeo per la gestione dei dati sottraendoli così all’egemonia dei colossi tecnologici statunitensi. Un altro punto della sua agenda, portato avanti con particolare vigore, riguarda il
riconoscimento dei diritti civili degli omosessuali e della comunità Lgbqti, ribadendo il suo ‘no’ all’omofobia e promettendo che non ci saranno aiuti economici per gli Stati che discriminano gli omosessuali. «Voglio essere chiara - ha dichiarato lo scorso settembre la presidente della Commissione europea - le zone libere da Lgbtqi, sono zone libere da umanità e non hanno posto nella nostra Unione. Le zone gay-free non trovano dunque spazio in Europa».

Christine Lagarde - Altra figura di rilievo della Comunità europea è Christine Madeleine Odette Lagarde, presidente della Banca Centrale europea, nata a Parigi il 1 gennaio del 1956. Laureata in legge presso l’Università di Paris-Nanterre, lavora come stagista per il deputato statunitense William Cohen, futuro segretario alla Difesa durante la presidenza di Bill Clinton. Nel 1981 viene assunta nello studio legale Baker McKenzie, diventando nel 1999 la prima donna a presiederne il consiglio di amministrazione. La sua carriera politica inizia nel 2005 con la nomina a ministro delegato al Commercio estero, per poi ricoprire la carica di ministro per l’Agricoltura e di ministro dell’Economia durante il secondo governo di Fillon. Nel 2011 diviene la prima donna a ricoprire il ruolo di direttore generale del Fondo monetario europeo, dopo le dimissioni del suo connazionale Dominique-Strauss-Kahn. Il 2 luglio 2019 viene designata dal Consiglio europeo per succedere a Mario Draghi alla presidenza della Banca centrale europea diventando la prima donna alla guida di tale istituto.

Christine Lagarde è stata inclusa più volte nella lista delle 100 donne più potenti del mondo secondo Forbes, mentre nel 2009 è stata eletta dal Financial Times “miglior ministro delle finanze dell’Eurozona”. Nel 2016 compare invece nella lista del Time, per la categoria ‘Leaders’, tra le 100 persone più influenti del mondo. Intervenuta al Forbes Women’s Summit nel 2019 ha rimarcato come le tre qualità essenziali per diventare un leader sono generosità, sicurezza ed energia e a chi le fa notare di non aver una preparazione economica accademica risponde: «Imparo molto in fretta». In un’altra intervista ha dichiarato che intende la leadership “come la capacità d'incoraggiare le persone e stimolarle, mettendole nelle condizioni di raggiungere ciò che possono raggiungere». Con riguardo poi al gender gap, ancora fortemente presente a tutti i livelli nel mondo del lavoro, ritiene che la soluzione «non sia eliminare gli uomini dal quadro ma allargare la cornice in modo che uomini e donne possano accedere al mercato del lavoro e contribuire all’economa». La speranza è che questo possa avvenire in un futuro sempre
più prossimo.

keystone-sda.ch / STF (Burhan Ozbilici)
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