Keystone
CINA
03.03.21 - 21:000
Aggiornamento : 04.03.21 - 11:38

Uno studio cinese, pubblicato per sbaglio, analizza la deportazione degli uiguri

Con diversi commenti e suggerimenti su come le cose possano essere migliorate: «Non demonizziamoli». La Cina: «Falsità»

PECHINO - «Si fa sì che, dislocandoli e attraverso i lavori forzati, cambino i loro pensieri, i loro valori e il modo di guardare alla vita», con queste parole uno studio della Nankai University destinato alle autorità cinesi, si riferisce alle misure messe in atto da Pechino nello Xinjang nei confronti del popolo degli uiguri.

A riportare estratti del testo - pubblicato online per sbaglio e rimosso nel 2020 ma recuperato da uno studioso tedesco - il Guardian e la BBC che parlano di una nuova prova nei confronti della persecuzione sistematica degli uiguri e del processo in atto, che molte associazione in tutela dei diritti umani chiamano genocidio culturale.

Dal canto suo, Pechino, ha sempre negato qualsiasi accusa riguardante la deportazione nei campi di lavoro, sostenendo che si tratta di migrazioni volontarie frutto di un programma di alleviamento della povertà.

Tesi, questa, che lo studio non contraddice ma comunque aliena parlando apertamente «di obiettivi da rispettare», per quanto riguarda il numero di persone da mobilitare.

«Questi campi di lavoro non solo riducono la densità di popolazione degli uiguri, ma sono anche un importante mezzo per influenzare, fondere e assimilare tali minoranze», continua il documento.

Dagli studiosi anche qualche suggerimento costruttivo per le autorità, in alcuni casi troppo ligie al demonizzare gli uiguri, dipinti come rivoltosi: «in questo modo quando escono dai campi di lavoro la loro integrazione è difficile, e questo è un grosso ostacolo per l'obiettivo del Paese. Non dobbiamo credere che siano tutti terroristi, è a rischio la stabilità della regione».

La risposta della Cina, fatta giungere alla BBC è categorica: «Il rapporto (quello dello studioso tedesco che ha rinvenuto il documento cinese, ndr.) riflette esclusivamente il punto di vista dell'autore e gran parte del suo contenuto non corrisponde ai fatti. Ci auguriamo che i giornalisti che vogliano parlare dello Xinjang facciano riferimento alle informazioni autorevoli del Governo cinese».

 

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