Dopo un anno di Covid anche la Lombardia si riscopre indigente
Keystone
ITALIA
10.02.21 - 06:300
Aggiornamento : 15.02.21 - 15:51

Dopo un anno di Covid anche la Lombardia si riscopre indigente

Continua a crescere il numero di famiglie in difficoltà in Norditalia. Incontriamo chi le aiuta ogni giorno

di Redazione
Irene Panighetti

MILANO - Fra zone gialle, arancioni e rosse e il prolungamento delle misure di contenimento anche una regione ricca come la Lombardia si riscopre a forte rischio povertà. Una situazione, questa, già riscontrata nel 2020 e i cui strascichi nel nuovo anno si fanno già sentire.

Stando all'INPS, all'alba del 2021, due lombardi su cento vivono oggi con 419 euro al mese. Milano è la provincia con più bisognosi, con una percentuale che sale al 2,4% dei residenti in stato di povertà, mente Brescia, Lodi, Mantova e Cremona si attestano all’1,7%.

A Natale Coldiretti aveva stimato, su tutta Italia, quattro milioni di persone costrette a chiedere aiuto per mangiare: un numero di indigenti raddoppiato rispetto allo scorso anno.

Di loro si prendono cura Comuni, Istituzioni, Enti religiosi come Caritas e Centri islamici, ma pure la grande rete del volontariato.

Come Cibo per tutti, una realtà nata durante il duro lockdown della primavera 2020 e che prosegue, anzi amplia, la sua attività, con un costante incremento di beneficiari.

Oggi arriva a sostenere decine di nuclei familiari, iscritti per la ricezione della spesa settimanale. E ogni settimana il numero di richieste aumenta.

«Ho perso il lavoro e mangiare è sempre più difficile – spiega Elhaji, 31 anni, vive a Brescia ma e è originario del Senegal e si trova in Italia da 5 anni – per questo mi sono rivolto a Cibo per tutti, dove ho deciso di dare pure una mano».

Sempre dal Senegal arriva Mohammad, 22 anni e iscritto a un corso di Italiano per stranieri: anche lui aiuta a scaricare le derrate di alimenti che arrivano in dono e riesce a portare a casa la spesa per la famiglia.

Karima invece, operaia di 44 anni di origini marocchine, riesce ancora ad acquistare il cibo ma «in quest’anno di Covid lavoro meno ore e quindi ho difficoltà a pagare mutui e bollette». Come loro centinaia di persone, immigrate ma pure italiane che sono precipitate in forte crisi economica.

L’attività ferve tra le decine di volontari indaffarati tra casse di frutta, confezioni di pasta, scatolame ma anche materiale per l’igiene. I donatori sono centinaia, tra singole persone, piccole aziende agricole locali ma anche realtà importanti, quali Coldiretti Lombardia e Slow food.

Grazie a questa catena di solidarietà oggi molte famiglie riescono a reggere l’urto della povertà ma è forte l’incognita per i prossimi mesi, quando verranno meno gli ammortizzatori sociali statali, regionali e comunali e ci sarà la fine del blocco di licenziamenti e sfratti.

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