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La popolazione di Beirut ha dato il via alla rimozione delle macerie.
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LIBANO
06.08.20 - 13:050
Aggiornamento : 15:26

Monta la rabbia della popolazione di Beirut

Gli investigatori hanno posto agli arresti domiciliari vari membri delle autorità portuali.

La Svizzera ha inviato sul posto un gruppo di esperti.

BEIRUT - I team di soccorso internazionali, come abbiamo già avuto modo di riferire, stanno arrivando a Beirut ma la popolazione della capitale libanese ha già iniziato a pulire le città dalle macerie causate dall'esplosione nel porto che ha fatto almeno 137 morti e 5000 feriti.

Gli abitanti stanno rimuovendo i detriti dalle strade e cercando di sistemare, dove possibile, gli edifici danneggiati dalla deflagrazione e dall'onda d'urto.

L'inchiesta - Gli investigatori si stanno focalizzando sulle possibili negligenze nello stoccaggio del nitrato d'ammonio presente nel magazzino del porto di Beirut e sulle cause dell'esplosione. Svariati responsabili dell'autorità portuale sono stati messi agli arresti domiciliari. Il governo ha giurato che i responsabili dell'accaduto saranno presto individuati e puniti.

Cresce la rabbia - Parole che non convincono i cittadini, la cui rabbia, riferiscono le agenzie stampa, è sempre più palpabile. «Stiamo cercando di sistemare questo Paese, ci abbiamo provato per nove mesi ma ora faremo a modo nostro» ha dichiarato una volontaria, che fa parte dei gruppi che non solo rimuovono vetri e macerie, ma offrono assistenza e sostegno agli anziani e a chi è rimasto senza casa. Un uomo se la prende con le autorità: «L'ultima cosa che importa loro è questo Paese e la gente che ci vive. L'intero sistema se ne deve andare». Fin dal mese di ottobre Beirut è stata teatro di proteste di piazza contro la corruzione statale, che ha portato il Libano sull'orlo del collasso finanziario. L'economia nazionale era in ginocchio anche prima dell'arrivo del coronavirus e della conseguente recessione globale.

«Questo paese ora sembra i suo governanti, la spazzatura e le macerie nelle strade, assomiglia a loro» ha dichiarato un commerciante ad Al Arabiya. «Se a qualcuno di loro fosse rimasto un briciolo di coscienza, se ne andrebbero. È come se volessero che morissimo» ha dichiarato l'uomo davanti alla vetrina infranta della sua paninoteca, dove uno dei suoi dipendenti ha perso la vita.

Danni per miliardi - Il bilancio dell'esplosione di martedì è pesantissimo anche in termini materiali: i danni, inizialmente stimati in 3-5 miliardi di dollari, sarebbero in realtà più vicini a una cifra compresa tra i 10 e i 15 miliardi. La sicurezza della città è stata affidata ai militari, nell'ambito dello stato di emergenza di due settimane dichiarato dal governo. Più di 300mila persone hanno perso la propria dimora.

I libanesi che vivono all'estero, stimati in una quindicina di milioni di unità si stanno mobilitando per fornire aiuto economico per le operazioni di assistenza e per la successiva ricostruzione. L'Unione europea è pronta a stanziare 33 milioni di euro.

Macron vuole organizzare gli aiuti - «Voglio organizzare la cooperazione europea e più ampiamente la cooperazione internazionale», ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron al momento del suo arrivo all'aeroporto di Beirut. «Oggi la priorità è l'aiuto, il sostegno alla popolazione senza condizioni». Macron non dimentica però la crisi politica che da molti mesi scuote il Libano e afferma che «le riforme sono indispensabili» e senza di esse non sarà possibile evitare che il Paese «continui a sprofondare».

Macron ha poi aggiunto che esperti della polizia francese aiuteranno i colleghi libanesi nelle indagini.

Inchiesta indipendente - Charbel Wehbe, il ministro degli Esteri libanese, ha dichiarato che si è trattato di un «crimine efferato di negligenza» e ha promesso che sarà istituito un comitato ad hoc che farà un'inchiesta indipendente. «Hanno solo quattro giorni, massimo, per fornirci un rapporto dettagliato sulla responsabilità, per dirci come, chi, cosa, dove, su questa base ci saranno decisioni giudiziarie». Il ministro ha aggiunto: «Colui che risulterà colpevole di questo crimine efferato di negligenza verrà punito. Ve lo prometto».

Gli esperti svizzeri a Beirut - Un gruppo di specialisti elvetici, tra i quali ingegneri civili ed esperti in logistica, è partito per Beirut. La Svizzera ha infatti risposto all’appello internazionale delle autorità libanesi dopo la violenta esplosione nella capitale.

Si tratta di membri del Corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) e alcuni specialisti in materia di sicurezza del Centro di gestione delle crisi (KZM). Tra questi ci sono ingegneri, specialisti in infrastrutture, esperti in logistica, uno specialista delle telecomunicazioni come anche una psicologa. A Beirut, tra i vari compiti, verificheranno lo stato e la stabilità degli edifici, a partire dall'Ambasciata di Svizzera che è stata danneggiata gravemente, così come la residenza dell’ambasciatrice. Al contempo, la squadra sarà a disposizione delle autorità libanesi per la verifica delle condizioni degli edifici pubblici come scuole od ospedali.

Con un contributo di 500'000 franchi, la Svizzera sostiene la Croce Rossa Libanese, affinché possano fornire un aiuto immediato alla popolazione locale. Inoltre, i membri del CSA effettuano una valutazione della situazione in loco per chiarire la possibilità di fornire un sostegno supplementare da parte della Svizzera. Su richiesta delle autorità la squadra potrebbe infatti non solo contribuire con analisi strutturali degli edifici, ma anche in merito agli alloggi e in ambito sanitario (con la consegna di equipaggiamento medico o anche con il sostengo al personale medico locale). La rappresentanza svizzera a Beirut si adopera per verificare se tra le vittime dell’esplosione del 4 agosto 2020 ci siano anche cittadini svizzeri. Finora non ci sono indicazioni a proposito.

keystone-sda.ch / STR (IBRAHIM DIRANI / DAR AL MUSSAWIR)
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