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STATI UNITI
26.06.20 - 07:100
Aggiornamento : 08:13

Bill Gates, da uomo più ricco a più bersagliato del mondo

Il magnate con la sua Fondazione è in prima linea nella lotta contro le malattie.

Ma un contributo troppo sostanzioso all'Oms ha innescato le più incredibili teorie complottiste

NEW YORK - William Henry Gates III è nato a Seattle, nello stato di Washington, quasi 65 anni or sono. Fino all’inizio del nuovo millennio era “semplicemente” l’uomo più ricco del mondo grazie all’impero costruito sulle basi della Microsoft, azienda informatica da lui co-fondata nel 1975. Probabilmente, in quel tempo, il signor Bill, come è più noto tra il grande pubblico, non poteva nemmeno immaginare di arrivare, solo pochi lustri più tardi, ad essere accusato di complotti globali, finanziamento di pandemia, nonché di poter diventare il bersaglio numero uno delle teorie cospirazioniste di mezzo pianeta.

Prove di pandemia - Ma perché Bill Gates, mago dell’informatica e del business, si è ritrovato invischiato in un campo così totalmente avulso dal proprio background? La risposta arriva dalla Bill & Melinda Gates Foundation, probabilmente la più grande fondazione privata del mondo, i cui principali obbiettivi spaziano dal sostegno alla ricerca medica al miglioramento delle condizioni di vita nei paesi più poveri, dal supporto all’educazione a numerose altre attività filantropiche. Nel mese di ottobre dello scorso anno la fondazione ha organizzato una simulazione di pandemia (Event 201): con l’aiuto del John Hopkins Center for Health Security e del World Economic Forum, l’“esperimento”, che iniziava con un focolaio localizzato in Brasile, si concludeva con la previsione di circa 65 milioni di vittime umane nel mondo. Alcune similitudini tra la simulazione e ciò che, appena poche settimane più tardi, è avvenuto nel pianeta a causa del Covid-19 hanno scatenato la fantasia di milioni di teorici dei complotti.

Il "peso" del magnate nell'Oms - Ma cosa c’è di vero nelle numerose voci che hanno investito Bill Gates negli ultimi mesi? Tra le imputazioni più ricorrenti, il magnate americano è accusato di comandare o, addirittura, di possedere l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità. La Bill e Melinda Gates Foundation è il secondo maggior contribuente dell’Oms, dopo gli UsaA: nel 2019 ha versato quasi 200 milioni di dollari di contributi. In generale, si stima che gli introiti in questione rappresentino circa il 25% delle finanze generali dell’Oms, che rimane un’organizzazione sovranazionale dipendente dai suoi Stati membri. Per cui l’influenza dell’ex numero 1 di Microsoft sull’organizzazione è certamente importante, ma non tale da arrivare ad esserne il deus ex machina.

Bersagliato dalle accuse - Le voci relative al coronavirus, poi, si susseguono senza soluzione di continuità: da chi sostiene che Bill Gates abbia finanziato la creazione del Sars-CoV-2, a chi ritiene che voglia controllare la popolazione mondiale tramite micro-chip sottocutanei, per concludere con chi lo reputa responsabile di un piano volto ad una vaccinazione globale potenzialmente nociva. Spesso si tratta di vere e proprie bufale, nonostante tutte queste accuse partano da articoli, conferenze, dichiarazioni e fatti che certamente hanno un fondo di verità, ma che allo stesso modo possono essere letti in maniera differente, o semplicemente essere slegati gli uni dagli altri. Uno su tutti riguarda il fatto che Bill Gates sapesse della pandemia in arrivo, e questo per via di un brevetto per un vaccino realizzato dal Pirbright Institute, finanziato dalla fondazione. Un vaccino che, però, riguarda una tipologia differente di malattia, nel caso specifico un’influenza aviaria.

Oltre cento studi medici in corsa per un vaccino
Mentre il mondo continua a litigare su chi sia il responsabile della pandemia dovuta al “nuovo coronavirus”, cercando uno o più capri espiatori per la diffusione dell’infezione o per le eventuali speculazioni relative ad una possibile cura, qual è la situazione attuale sul possibile vaccino per il Covid-19? I gruppi di ricerca proliferano in tutto il globo, con quasi un centinaio di studi clinici pronti ad affrontare tutte le fasi della sperimentazione. Fra tutti emerge un team dell’università di Oxford, già pronto a concludere gli ultimi trial su un vaccino denominato ChAdOx1, potenzialmente disponibile già dall’autunno del 2020. Dopo i primi esiti confortanti, i test finali saranno effettuati su una tipologia ancora più ampia di persone, principalmente in Gran Bretagna, per ragioni geografiche, e in Brasile, dove la circolazione del virus è ancora particolarmente elevata. Dati preliminari positivi anche per altri vaccini, quali l’mRna-1273 o l’Ad5-nCov, ma per tutti saranno necessarie ancora diverse settimane per confermarne efficacia e sicurezza.

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