Keystone
Alcuni partecipanti del festival ricevono indicazione riguardanti il coronavirus, 18 marzo 2020.
REGNO UNITO / PANAMA
24.04.20 - 23:560

Bloccati su un'isola panamense a causa del coronavirus

Sempre più stremati, non sanno quando potranno rientrare a casa

Forti le critiche all'ambasciata britannica per la gestione della situazione

PANAMA - Doveva essere un'avventura paradisiaca, da sogno: un festival di due settimane sulle meravigliose spiagge dell'America Centrale, accampati con le tende sotto le stelle in un vero e proprio paradiso terrestre.

Per una trentina di ragazze e ragazzi britannici il viaggio si è però trasformato in un incubo. La causa, come spesso in tempi recenti, è il coronavirus.

Il gruppo, come riporta il Guardian, doveva infatti prendere parte al "Tribal Gathering", un festival musicale indigeno di Panama. A metà marzo, quando il Paese centroamericano ha vissuto il primo caso di Covid-19, il luogo del festival è stato messo in isolamento, impedendo ai partecipanti di prendere il proprio volo di ritorno. Mentre alcuni sono riusciti nell'impresa di prendere dei voli successivi, altri sono rimasti bloccati sul posto.

All'inizio, la spiaggia non sembrava una cattiva opzione per molti di loro, e gli organizzatori del festival si sono messi a disposizione per aiutarli, offrendo delle tende in cui rifugiarsi, cibo, e acqua corrente. Tuttavia, quando ha iniziato a piovere senza sosta per giorni, l'inesistenza di un sistema fognario e le pessime condizione igieniche hanno iniziato a pesare su molti partecipanti, allo stremo delle energie, soprattutto mentali.

Il timore dei partecipanti è ora quello di rimanere bloccati per mesi, e le pesanti critiche all'ambasciata del loro Paese non mancano. «Inizialmente l'ambasciata ha offerto degli autobus per la città di Panama, ma avevamo solo 12 ore per decidere, e senza nessuna garanzia di ottenere un volo» ha raccontato al Guardian uno dei giovani rimasti bloccati.

Infatti, alcuni di loro che hanno intrapreso questo viaggio sono rimasti a terra dopo essere arrivati in aeroporto. Una di loro, sistematasi in un Airbnb della capitale, ha raccontato alla testata britannica che sta rapidamente esaurendo tutto il denaro a propria disposizione: «In aeroporto mi hanno detto che potevo arrivare a New York per lo scalo, ma che tutti i voli da New York sono stati cancellati. Sarei restata bloccata a New York e non me la sono sentita di partire, e poi il giorno dopo hanno chiuso l'aeroporto, qui non sappiamo più cosa fare».

Le autorità panamensi sono inoltre preoccupate dalla situazione di crisi, ci vogliono infatti permessi per effettuare spostamenti e gli stranieri non sono visti benissimo in questo momento.

«L'ambasciata è una barzelletta», continua la testimonianza di uno dei partecipanti al portale inglese, «non c'è stato alcun aiuto per il cibo, l'alloggio, niente. Ci hanno detto che non ci sono altri piani di voli futuri per i britannici in partenza da Panama, e ora ci hanno offerto un passaggio per tornare a casa su voli organizzati da altri Paesi europei. E poi come faccio a tornare a casa da lì? Ho già perso tre voli, non sono nella posizione di poter continuare a prenotarne in continuazione».

Questa settimana le autorità panamensi hanno intanto prorogato di 30 giorni il divieto di viaggio internazionale in entrata e in uscita dal Paese.

Come riporta il Guardian, il Ministero degli Esteri britannico, dal canto suo, ha dichiarato di essere in contatto con i membri del gruppo che si trovano tuttora al Tribal Gathering. Un portavoce ha infatti spiegato che l'ambasciata ha fornito dettagli sugli alloggi disponibili e ha offerto lettere di passaggio sicuro per aiutare tutti a trasferirsi al più presto.

Commenti
 
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mats70 1 anno fa su tio
Prima fanno i fighi poi pretendono che lo stato corri a salvarli. Lasciateli li.
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