Keystone
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GRECIA
28.01.20 - 06:000
Aggiornamento : 16:19

A pochi chilometri dal paradiso c'è una tendopoli che è un vero inferno

È quella di Moria sull'isola di Lesbos e che ospita 20'000 anime allo stremo per il freddo e l'immondizia, MSF: «Tantissimi bimbi in pericolo»

LESBOS - Da una parte le spiagge, i bar e i ristoranti che ogni estate accolgono i turisti. Dall'altra una tendopoli a perdita d'occhio, sacchi di spazzatura e miseria ovunque. 

Lesbos, 86'400 abitanti, ospita un campo di accoglienza che è praticamente una città: Moria, con i suoi 20'000 migranti anche se originariamente avrebbe dovuto accoglierne non più di 3'000. E gli arrivi via mare continuano, ogni settimana.

Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e impressiona se si guardano le recenti fotografie scattate in loco (e che trovate in gallery qua sopra) soprattutto quelle fatte dall'alto per mezzo dei droni. Ciò che si vede è una distesa di tende, che si sviluppa a macchia d'olio attorno alla struttura principale, chiaramente fuori controllo.

I problemi sono tanti: dall'eccesso di spazzatura che non viene adeguatamente smaltita, i servizi igienici inagibili fino al cibo che quotidianamente scarseggia. Con le fredde temperature invernali, la situazione già critica degli alloggi - perlopiù tende estive - è ulteriormente peggiorata. E le uniche cose che si scaldano, giorno dopo giorno, sono gli animi.

Non è un caso quindi che settimana scorsa, in segno di protesta diversi negozi e attività di Lesbos, Samos e Chios abbiano scioperato al grido: «Rivogliamo la nostra isola» e «Basta con le prigioni di anime sulle isole dell'Egeo».

La manifestazione, tenutasi mercoledì scorso, ha raccolto più di 3'000 persone: «Qui è come un campo di concentramento, i migranti non possono lasciare l'isola ma non possono nemmeno muoversi in libertà», ha dichiarato alla BBC uno dei manifestanti.

Particolarmente disperate le condizioni dei più deboli: ovvero i bambini che soffrono di patologie croniche. Stando a Medici Senza Frontiere (MSF) sarebbero almeno in 140 solo a Moria ai quali sarebbe negata una cura adeguata.

«Mi dicono che devo lavarlo ogni giorno», ha raccontato ad Al Jazeera il padre di Mohammad (2 anni) che soffre di idrocefalia dalla nascita, «ma come faccio? È impossibile, è inverno e l'acqua è fredda. Io capisco che gli ospedali non possono aiutarci tutti. Ci sono un sacco di bambini malati, e lui è solo uno fra tanti. Quello che ci serve è solo un posto caldo, dove possiamo prenderci cura di lui».

L'ospedale di Lesbos, che si trova a 10 km di distanza è una meta irraggiungibile per molti migranti che non hanno soldi per il taxi e che difficilmente riescono a chiamare un'ambulanza. 

In corsia, in ogni caso, il personale è largamente impreparato: «Devono occuparsi di bambini affetti da patologie gravi anche di tipo mentale, e spesso e volentieri devono rimandarli indietro in un campo profughi sovrappopolato, malsicuro e gelido. È una situazione drammatica», puntualizza l'organizzazione umanitaria.

Per limitare i danni, anche nel caso del piccolo Mohammad, MSF chiede quindi che «tutti i bambini con malattie croniche vengano evacuati dall'isola e trasportati sulla terraferma in strutture adeguate, questo, per evitare tragedie che diventano sempre più probabili con il passare del tempo».

keystone-sda.ch / STR (DIMITRIS TOSIDIS)
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