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Benjamin Netanyahu è fiero di aver reso onore «al nostro grande amico Donald Trump».
ISRAELE
16.06.19 - 18:000
Aggiornamento : 21:44

«Fieri di onorare il grande amico Trump»

Il premier Netanyahu e il governo al completo hanno partecipato all'intitolazione al presidente Usa di un insediamento sulle Alture del Golan

TEL AVIV - Da oggi sul Golan una località porta il nome del presidente Usa: non più Bruchim, come si chiamava un tempo, bensì Ramat Trump ("Alture di Trump"). A posare la prima pietra - che per ora consiste in un grande cartello con il nuovo nome dell'insediamento - ci ha pensato il premier israeliano Benyamin Netanyahu per onorare «un grande amico».

Alla presenza dell'intero governo riunito in sessione straordinaria sul luogo e dell'ambasciatore Usa David Friedman, ha formalizzato - dopo un primo rinvio chiacchierato - una decisione presa e annunciata subito dopo il riconoscimento del presidente Usa della sovranità israeliana sul Golan, conquistato alla Siria durante la guerra del 1967.

«Per noi oggi è una giornata storica - ha detto sotto i tendoni allestiti per accogliere gli ospiti alla fine di un viale contornato dalle bandiere israeliane e americane - e siamo fieri di fare questo insediamento per rendere onore al nostro grande amico Donald Trump». Da questa mattina il posto è stato preso d'assalto dai giornalisti: in molti si sono aggirati tra le rustiche case di campagna in cui vivono 15 persone (in prevalenza immigrati russi) che fino a ieri sera facevano parte di Bruchim e che da oggi, invece, sono residenti di "Trump city".

Posto su una collinetta l'insediamento è un paradiso bucolico ma isolato: «Siamo molto contenti - ha detto al cronista uno degli abitanti - È una grande occasione per questo luogo, per svilupparsi ed attirare altra gente». Ma qualcuno si è rivelato più distaccato se non scettico: «servirebbero scuole, trasporti e ospedali ma visto che siamo in pochi - ha ribattuto una ragazza - non possono essere avviate». A poca distanza l'insediamento di Kela Alon, di cui Bruchim fa parte, appare molto più organizzato e benestante ed ora tutti sperano in un futuro più prospero. Speranza colta al volo da Netanyahu: «Israele - ha annunciato - continuerà a costruire sul Golan per tutti i suoi abitanti, ebrei e non, per il futuro di Israele».

Ma l'opposizione non la pensa così e parla di governo riunito per "relazioni pubbliche", visto che l'esecutivo di Netanyahu è ad interim in attesa del voto politico del 17 settembre e che quella di oggi non può che essere una decisione preliminare. Fondi di sviluppo e modi di spenderli - hanno fatto notare esponenti della stessa - saranno decisi dal nuovo governo uscito dalle elezioni. Ma Haim Haim Rokach, presidente del Consiglio regionale del Golan, la vede diversamente: «Abbiamo ricevuto - ha detto a Israel Ha Yom - centinaia di telefonate, anche da ebrei degli Stati Uniti e del Canada. Dicono che vogliono immigrare e vivere a "Trump City"».

Netanyahu ha tagliato corto alle polemiche: Trump - ha spiegato - è stato il primo leader internazionale a riconoscere la sovranità israeliana sulle Alture del Golan «strappando la maschera della cortina di ipocrisia a quanti non vogliono riconoscere quello che è ovvio».

Il ringraziamento di Trump - Il presidente statunitense Donald Trump ringrazia Israele e il premier Benyamin Netanyahu per avergli intitolato una località: «Grazie per questo grande onore», ha indicato in un tweet Trump.

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