SEGRETO BANCARIO
07.03.11 - 12:240
Aggiornamento : 15.11.14 - 23:23

Credit Suisse: la pista americana in un vicolo cieco

Il fisco USA cerca un testimone chiave ‘alla Birkenfeld’ per incriminare la banca elvetica

NEW YORK - Le autorità statunitensi non dispongono ancora di prove solide né di un testimone chiave per procedere giudiziariamente contro la banca svizzera Credit Suisse. Finora, gli indizi che gli Stati Uniti hanno raccolto sono ancora tenui e per scoperchiare il calderone che ritengono di aver individuato avrebbero bisogno di un testimone “alla Birkenfeld” che faccia la spia contro la sua banca, come nel precedente e clamoroso caso di UBS.

Pista tenue - Ora vi sono segnali che indicano che gli Stati Uniti vogliano applicare una procedura analoga al Credit Suisse, e hanno messo sotto accusa quattro banchieri, in parte ex-CS, come abbiamo ampiamente riferito negli scorsi giorni. Ma questa volta, le prove raccolte non sono abbastanza solide per aprire un secondo megaprocesso contro una grande banca elvetica e non bastano per obbligare il CS a consegnare i dati, come invece avvenne per UBS. Il caso attuale nel suo complesso appare per ora un po’ debole, dato che, in primo luogo, gli Stati Uniti dovranno dimostrare la propria competenza sul Credit Suisse che è un ente estero. Davanti a un tribunale degli Stati Uniti devono essere confermate tutte le accuse, e in particolare se la banca elvetica abbia utilizzato collaboratori Crédit Suisse al di fuori dei confini svizzeri e utilizzato gli uffici del CS negli Stati Uniti per aiutare i clienti ad aggirare le tasse USA, e quindi a infrangere la legge americana sul proprio territorio di competenza legale.

Cercasi spia - Va anche aggiunto che l'Internal Revenue Service non può contare come prova suprema su casi singoli, ma deve dimostrare un approccio sistematico della banca al crimine ipotizzato. Nel precedente caso UBS, le autorità fiscali avevano avuto buon gioco grazie al loro testimone chiave, l'ex-UBS Birkenfeld, il banchiere americano che lavorava per UBS e nel 2007 ebbe la bella idea di denunciare allo Internal Revenue Service le ‘malefatte’ fiscali di UBS che, contrariamente ad un accordo con lo IRS stesso, favoriva l’evasione fiscale di cittadini statunitensi. Mal gliene incolse, perché invece di godere dei privilegi di diligente spia non venne ammesso al programma di protezione dei cosiddetti whistleblowers, i dipendenti che denunciano le presunte pratiche illecite del proprio datore di lavoro, ma venne arrestato e sta ancora marcendo in galera, nonostante i ripetuti appelli dei suoi avvocati. Grazie a Birkenfeld, i dati di 4500 clienti UBS furono consegnati alle autorità fiscali statunitensi e UBS dovette pagare 780 milioni di dollari USA di multa. Con un successivo condono fiscale, circa 15.000 americani si sono autodenunciati volontariamente alle autorità fiscali statunitensi, generando in questo modo milioni di entrate fiscali straordinarie.

Meglio tacere che soffiare? - Per un'azione efficace contro il Credit Suisse, l'IRS deve far di tutto per trovare uno spione equivalente a Birkenfeld. Resisteranno alle dure condizioni del loro arresto e agli interrogatori di terzo grado gli ex-banchieri CS negli USA? Ma chi vuol fare la sua fine? La sua soffiata si è rivelata fatale per lui stesso e con conseguenze gravissime per la banca, per l’immagine, e per le finanze, svizzere dato che di fatto ha costituito una pugnalata mortale alla schiena del segreto bancario. E più in generale, la figura del whistleblower animato di buone intenzioni e presunti principi etici è stata definitivamente sotterrata dal misero destino di Birkenfeld che invece di premi ed elogi per aver denunciato UBS entra ed esce di galera dal 2008.


L.M.V.

Foto Keystone


 

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