Un fotogramma di "Khartoum Offside".
CANTONE
15.08.19 - 13:130

Film Festival Diritti Umani Lugano, le prime anticipazioni

La sesta edizione della rassegna cinematografica si terrà dal 9 al 13 ottobre: tra i focus la questione climatica, così come le lotte e le ribellioni a causa delle crescenti derive autoritarie

LUGANO - Dal 9 al 13 ottobre 2019 si terrà la sesta edizione del Film Festival Diritti Umani Lugano (Ffdul) nelle suggestive sale del cinema Corso e del cinema Iride, che accolgono la rassegna da quattro anni.

Come nelle passate edizioni, non esiste un tema conduttore ufficiale, ma certamente nella scelta operata all’interno della più recente produzione cinematografica emergono alcune urgenze, sottolineate dai titoli scelti dalla prossima edizione.

Antonio Prata - confermato per il quarto anno alla direzione del Ffdul - ha potuto individuare, insieme alle commissioni, alcuni importanti aspetti, molti dei quali strettamente collegati all’attualità. Fra questi i film provenienti da nazioni in cui guerre e abuso di potere stanno segnando profondamente le sorti dell’umanità: dal Sudan vedremo "Khartoum Offside" di Marwa Zein  - regista che parteciperà al dibattito dopo la proiezione -  e dalla Cina il documentario "One Child Nation" di Nanfu Wang e Lynn Zhang.
 
I cambiamenti climatici, altro tema in evidenza, non sono frutto della casualità; prove concrete testimoniano come questi siano fortemente condizionati dall’intervento sfrenato e aggressivo dell’uomo che ha sfruttato, modellato e influenzato fisicamente i territori, intaccando negativamente la sopravvivenza dell’umanità e di ogni forma vivente del pianeta. Si parlerà di questo insieme a due tra gli autori più sensibili della nostra contemporaneità, Nikolaus Geyrhalter - presente a Ffdul con il film "Erde" -  e Victor Kossakovsky, del quale sarà proiettata la pellicola "Aquarela".
 
Questi e tanti altri argomenti spingeranno a una riflessione sul punto di vista e la posizione che assume l’umanità di fronte ad essi. Sono tante le violazioni della dignità e della libertà, tante le problematiche universali che vedono lottare molti popoli; argomenti profondi e caldi, che talvolta scompaiono all’interno di un’informazione di massa sempre più caotica.

Delle diverse tematiche legate ai diritti e alla dignità umana si parlerà nei forum di approfondimento che caratterizzano il Ffdul: partendo dagli stimoli cinematografici, i forum vedranno ospiti gli esperti dei più svariati settori insieme ai registi e i protagonisti delle storie raccontate dai film stessi.  Un dialogo in cui, dopo le proiezioni, anche il pubblico del festival potrà intervenire.

Un vasto pubblico quello di Ffdul, rappresentato anche dai tantissimi giovani presenti grazie alla solida collaborazione con gli istituti scolastici e delle ong nazionali e locali che supportano sin dalla prima edizione il festival e contribuiscono alla diffusione dei nostri messaggi durante l’anno su tutto il territorio.
 
La musica - Non è solo il cinema a dare vita al Film Festival Diritti Umani Lugano, ma anche, e molto amata, la musica; in questa edizione gli appuntamenti musicali saranno due.

Grazie alla collaborazione di Fffdul con Medici Senza Frontiere Svizzera venerdì 11 ottobre asocolteremo Kala Jula, duo formato nel 2011 da Samba Diabaté e Vincent Zanetti. Essenzialmente strumentale e acustica, la loro musica è profondamente radicata nelle tradizioni Mandingue del Mali, nel blues e nel jazz. Kala Jula si rivolge al suo pubblico attraverso un dialogo intriso di storia e annedoti caratterizzati da note nostalgiche e commoventi. Medici Senza Frontiere e il duo hanno deciso di mobilitarsi insieme e di far ricorso alla musica per raccontare la storia dei migranti e dei loro traumi, vissuti durante i viaggi, mettendo a rischio la loro vita. 

Sabato 12 ottobre, organizzato da Ffdul in collaborazione con il Cat (Comunità d’Africa in Ticino) e la Divisione Eventi e Congressi della città di Lugano, si terrà allo studio Foce Il concerto del gruppo Atse Tewodros Project, composto da quattro musicisti etiopi, tre taliani e dalla scrittrice e performer ideatrice del progetto Gabriella Ghermandi.

L'album che la band italo-etiope propone oggi si intitola “Maqeda”, dal nome etiope della Regina di Saba. È un lavoro sugli stereotipi che ancora ci circondano, da quelli secondo cui i modelli per l’emancipazione della donna possono essere solo quelli occidentali al cliché coloniale dal quale tuttora non ci siamo liberati e per il quale l’occidente è comunque superiore e più sapiente.

Info: festivaldirittiumani.ch

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