IL DIAVOLO VESTE PRADA
10.10.06 - 15:440
Aggiornamento : 05.11.14 - 06:29

I riflettori si accendono sulla moda, da venerdì al cinema

LUGANO - Il film sembra avere tutte le carte in regola per diventare una delle commedie cult americane di questi ultimi anni. "Il diavolo veste Prada" di David Frankel -  film presentato fuori concorso all'ultima mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia -  arriva nelle sale ticinesi  venerdì prossimo.

La pellicola,  che vanta un ottimo cast nel quale spicca una superba Meryl Streep, è ambientato nel mondo della moda, e non poteva essere girato in nessun altro luogo che non fosse New York, cuore pulsante dell’alta moda e dell’editoria. "New York è la capitale mondiale della moda, ha spiegato Frankel "non esiste città che sia più divertente o sexy di New York. Girando per la città, si inciampa, letteralmente, in una serie ininterrotta di esterni mozzafiato: c’è storia, profondità e… magia". Non è la prima volta che David Frankel si cimenta con il mondo della moda. Lo aveva già fatto con la serie televisiva  “Sex And The City” e “Entourage”. Questa volta  il regista ha puntato sull’omonimo best-seller di Lauren Weisberger, per sei mesi in cima alla classifica del New York Times dei libri più venduti e tradotto in 27 lingue. 

Nel rutilante mondo della moda di New York, dove una brutta giornata può significare la fine della carriera, la rivista Runway è il nuovo Santo Graal. Diretto con elegante pugno di ferro da Miranda Priestly (Meryl Streep) – la donna più potente nel mondo della moda – Runway è il sogno proibito di chiunque sia deciso a sfondare in passerella. Perché Runway sia la bibbia della moda a New York (e dunque nel mondo), Miranda non si fermerà di fronte a nulla, ivi comprese una lunga serie di assistenti che… non sono all’altezza. È un lavoro a cui nessuna persona che abbia un minimo rispetto di se stessa può sopravvivere, eppure è un’opportunità per la quale milioni di ragazze a New York sarebbero disposte ad uccidere.
E in effetti, un’occasione come assistente di Miranda potrebbe spalancare le porte anche per Andy Sachs (Anne Hathaway), fresca di college. Sebbene il suo abbigliamento sia lontanissimo dall’alta moda, Andy spicca in mezzo all’esercito di impiegate e redattrici di Runway, incubi di magrezza e di eleganza che corrono su e giù sui loro tacchi alti per i corridoi della redazione della rivista, a Manhattan. Ma quando Andy si presenta per un colloquio, si rende conto che, per affermarsi in questo mondo, ci vorrà ben altro che la sola ambizione e determinazione.
E la sfida ultima è lì di fronte a lei – vestita Prada dalla testa ai piedi.
Miranda sarà anche la regina incontrastata della moda, pronto a piegarsi al suo volere, eppure, a quanto sembra, è incapace di trovare e tenersi una brava assistente. Con quel lavoro, Andy non c’entra assolutamente niente. Ma ha una caratteristica che nessuna delle sue dirette concorrenti possiede: rifiuta il fallimento.
Per diventare un’assistente perfetta, Andy dovrà modellarsi ad immagine di Miranda. Il che significa, per lo sconcerto del suo ragazzo (Adrian Grenier), imparare il gergo, imparare a muoversi, e mai, mai più confondere Dolce con Gabbana. Ma più Andy inizia a vedere il mondo attraverso gli occhi di Miranda, più si rende conto che il mondo di Miranda, benché favoloso, è un mondo di solitudine, e che spesso il grande successo dipende da un grande sacrificio – ma a quale costo?

La parola a Meryl Streep

"La gente ama la moda”, dice la Streep. “Ama guardarla sulle riviste, in televisione quando ci sono le passerelle… Ma è interessante anche guardare anche a questo mondo nel suo interno, scoprire il suo aspetto commerciale, dove inizia il divertimento ma anche dove il divertimento finisce”.
Chi ci lavora, del resto, si fa ben poche illusioni. L’apparente perfezione della moda è in realtà frutto di un duro lavoro, e i primi posti in passerella richiedono non solo una visione, ma anche una buona dose di ambizione".

La curiosità

Il famoso stilista italiano Valentino che ha creato il vestito che Miranda indossa ad un ballo di beneficenza ha una piccola parte nel film “Valentino ha disegnato questo vestito”, dichiara la Field, “che è quello che la fa apparire più sexy. Un vestito molto semplice, che mette in risalto le sue meravigliose spalle, la sua pelle di porcellana e le sue curve”. Per il grande Valentino, questo film rappresenta anche il debutto cinematografico. “Sono un grandissimo fan di Meryl Streep”, dice. “Aver avuto anche una piccola particina al suo fianco è stato per me un grandissimo onore”.


La parola alla critica

L'Unità: "(...) è un film moderatamente scoppiettante, scritto con un certo piglio, e con un personaggio divertente: quello dell'art-director omosessuale interpretato da Stanley Tucci. Ma è anche un film che descrive un mondo orrendo, fatto di mobbing, di coltellate alla schiena sul posto di lavoro, di apparenza e di vacuità: un mondo che esiste, come no?, ma che qui è raccontato con un compiacimento e un 'buonismo' di fondo a dir poco ripugnanti".
 
La Stampa: "(...) Meryl Streep molto brava (...). Anne Hathaway e Stanley Tucci vanno benissimo. (...) L'ambiente è comunque ricco, brillante, lussuoso. Il film è futile, privo di significato, però abbastanza divertente".
 
Il corriere della sera: "(...) Pur prevedibile e guastata da un finale moralistico, la commedia fornisce puntuali occasioni alla Hathaway, a Stanley Tucci impeccabile stilista omosex e soprattutto alla Streep. (...) Peccato che dopo tutto questo sfarfallio di battibecchi e rincorse, tra vestiti che ballano, in mano rimane poco".
 
la Repubblica: "(...) il film risulta più carino del bestseller americano dallo stesso titolo da cui è tratto (pubblicato in Italia da Piemme nel 2004), anche perché inaspettatamente alla fine sta dalla parte dell'imperiosa signora (...) C´è una travolgente scena iniziale con la vestizione delle belle ragazze di New York che vanno a lavorare e scegliendo scarpe col tacco a spillo, borse firmate, esotiche collane, paiono soldati che si preparano alla guerra indossando le loro uniformi. C´è l´art director Stanley Tucci, geniale nel non diventare una macchietta gay".
 
Il Giornale: "(...) Il risultato non è sgradevole, molto patinato, molto leccato, molto pubblicitario, uno spottone che vale quell'ora e mezzo di pura evasione. Meryl Streep fa naturalmente la parte del leone, e il suo tono di voce, basso ma gelido, è destinato a fare scuola nel mondo reale del giornalismo di moda, Anne Hataway è graziosa al punto giusto e anche qualcosina di più, Stanley Tucci fa il braccio destro, gay e discreto, della temutissima direttrice senza strafare. Gli attori migliori, comunque, sono gli abiti".
 

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