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30.03.16 - 12:000

The Division: la Grande Mela è marcia

L'ultima fatica di Ubisoft è un ambiziosissimo capolavoro in equilibrio sull'orlo del baratro

 

Viviamo sempre di più e meglio, la longevità (o l'immortalità?) è la nostra più desiderata chimera. Non è un caso, quindi, che i più grandi spauracchi di questa era siano le pandemie e il terrorismo: due cose che istantaneamente possono privarci di salute e integrità fisica. "Tom Clancy's The Division", ultima faticaccia (è proprio il caso di dirlo) di Ubisoft proprio su queste due paure gioca per creare uno dei titoli più impressionanti, in tutti i sensi, mai visti.

Civiltà in ginocchio - Un morbo letale ha colpito New York generando qualcosa che ricorda un orribile incontro fra l'11 settembre, l'uragano Katrina e un'apocalisse zombi da telefilm. L'unica forza che può salvare una città in balìa del morbo e di fazioni criminali/terroriste a piede libero è la "Divisione", plotone sceltissimo di miliziani super-addestrati. 

Uno sforzo titanico - "The Division" è un titolo pensato in grande, grandissimo, stile: tanto grande che pure un peso massimo come Ubisoft ha faticato a portarlo a termine e ha dovuto appoggiarsi a un bel gruppo di studios sussidiari. Basta dare un'occhiata ai bellissimi titoli di testa per capire la grandezza dell'impresa. L'idea di base è quella, ambiziosa, di prendere uno sparatutto in terza persona, proiettarlo nella rete e farne un'esperienza multigiocatore di massa ambientata in una colossale città da incubo. 

Seguendo Bungie sulla via dell’oro - Il titolo di Ubisoft sfida quindi le convenzioni di genere e, in più di un verso, segue quanto già fatto da Bungie con il popolare ibrido shooter-online “Destiny”. E la scommessa è già più che vinta: se si guardano le vendite è un blockbuster di quelli da soldi a palate. Ma com'è da giocare? Dolcissimo, non vi preoccupate.

Un mix quasi perfetto - La grande preoccupazione che può venire imbracciando il joypad e cimentandosi con un prodotto come questo è che l'esperienza online condivisa finisca per affossare la bontà delle dinamiche di combattimento, in fin dei conti la coperta non può coprire tutte le parti, no? Sbagliato, quella di "The Division" sembra piuttosto una tenda e tutto copre lasciando fuori proprio pochino. Il che significa che le sparatorie, fulcro di tutto, sono una vera gioia.

Manhattan, terribile bellezza - Ma il resto? Il livello è sempre altissimo: basta parlare della cura pazzesca per i dettagli grafici impiegati nella ricostruzione mozzafiato di una Manhattan devastata e spettrale (e chi ci è stato ne resterà folgorato). Ottimo anche il sistema di customizzazione delle armi e dell'equipaggiamento del nostro/a super-agente.

Da soli come in compagnia - La componente multiplayer, inoltre, raggiunge un ottimo zen: è ben fatta se si vuole fare sul serio (giocando con amici hardcore come noi) ma è assai funzionale anche da chi preferisce un "mordi e fuggi" combattendo contro le orde di cattivoni anche in compagnia di uno sconosciuto "pescato" dal web.

L’altro lato della medaglia - Non che non ci siano cose non migliorabili, beninteso: la gestione delle abilità speciali e dei talenti, soprattutto andando avanti non convince appieno. Ci sono diverse cosucce tecniche da riaggiustare (e ci mancherebbe), inoltre l’esperienza di gioco per chi raggiunge i livelli alti potrebbe dare senz’altro di più (anche se regala le sue belle perle di eroismo). Ma è chiaro che con “The Division” siamo solo all’inizio, e se il buon giorno si vede dal mattino…


VOTO: 8,5/10

 

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