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CANTONE
07.03.21 - 15:410
Aggiornamento : 17:52

I giochi sono quasi fatti, le prime reazioni

Giovani UDC: «Una vittoria della libertà». Ghiringhelli: «Missione compiuta». I Verdi: «Ha vinto il populismo»

LUGANO - I giochi sembrano ormai fatti. E non tardano ad arrivare le prime reazioni.

UDC: «Vittoria della libertà» - I Giovani UDC prendono atto «con soddisfazione» della decisione popolare odierna di accettare l’iniziativa denominata “Per il divieto di dissimulare il proprio viso”.

«Anche se il sostegno al testo da parte del Ticino era dato per scontato - sottolineano in una nota -, non si poteva essere altrettanto sicuri dell’esito delle urne negli altri cantoni». «Ad aver vinto oggi però non è l’UDC, ma la libertà», aggiungono. «In un paese libero e democratico come il nostro, le persone libere mostrano il viso, per comunicare, per ridere, per difendere la propria opinione, per piangere, per arrabbiarsi, per condividere la gioia o il dolore, e, per farla breve, per vivere. Queste libertà saranno da oggi garantite in Svizzera a tutte quelle donne che erano obbligate ad indossare burqa e il niqab».

I Giovani UDC si felicitano pure del sì popolare giunto sull’Accordo di Partenariato con l’Indonesia. «Ancora una volta la lungimiranza del popolo svizzero è saputa andare oltre gli slogan populisti e le preoccupazioni infondate riguardo l’olio di palma della sinistra, permettendo così alla nostra nazione di siglare un accordo che non solo porterà vantaggi economici ad entrambi i partner, ma che risulta essere unico nel suo genere per la esclusività e la sua forma, estremamente innovativa sul piano giuridico internazionale».

La bocciatura della legge sui servizi d’identificazione elettronica rappresenta invece pe l'UDC «un duro colpo per una sicura ed affidabile navigazione in internet garantita dallo stato in collaborazione con i privati, rimandando l’implementazione di un e-id di ancora diversi anni».

Ghiringhelli: «Missione compiuta» - Non poteva mancare la reazione di Giorgio Ghiringhelli che, a 10 anni dal lascio dell'iniziativa "antiburqa" in Ticino, esordisce con un «Missione compiuta». «Il popolo e i Cantoni - aggiunge il "Guastafeste" - hanno dato un chiaro segnale di resistenza contro l’islamizzazione della Svizzera e allo stesso tempo hanno dato una tirata d’orecchi al Governo, al Parlamento e a quella maggioranza di partiti che si erano opposti all’iniziativa con il pretesto che le donne con il velo integrale in Svizzera erano solo poche decine, dimostrando così di non aver capito che in ballo vi era una questione di principio e non di numeri, e che la posta in palio era ben più importante della semplice identificazione dei visi, dal momento che si trattava di scegliere il tipo di società in cui vogliamo vivere e che vogliamo trasmettere alle future generazioni».

I Verdi: «Ha vinto il populismo» - I Verdi del Ticino esprimono «grande soddisfazione» per la bocciatura della legge sulla carta di identità elettronica. Nel contempo sono delusi per l'accettazione di misura sia dell'accordo di libero scambio con l'Indonesia che della legge che proibisce la dissimulazione del volto. «Il compito ora è quello di concentrarsi sulla creazione di una E-ID per la quale lo Stato abbia la piena responsabilità», sottolineano.

Quindi sull'adozione di misura dell'accordo commerciale con l'Indonesia: «Il risultato risicato non può essere interpretato come un assegno in bianco al Consiglio federale per concludere altri accordi di libero scambio senza riguardo per i diritti umani e la protezione dell'ambiente. Questa questione si porrà infatti già con l'accordo del Mercosur. I Verdi hanno già deciso di indire un referendum se l'accordo non conterrà un capitolo vincolante sulla sostenibilità con meccanismi di controllo e sanzione».

Infine per i Verdi del Ticino è assai «deludente che l'UDC assieme alla Lega sia riuscito ancora una volta a incitare una seppur risicata maggioranza della popolazione svizzera contro una minoranza con argomenti populisti». «Il divieto costituzionale di velare le donne emargina le donne interessate e penalizza le donne che sono state costrette a portare il velo», concludono.

Lega: «Ha vinto il nostro modello di società» - Entusiasta, invece, la Lega dei Ticinesi che parla di un «vittoria della Svizzera e del nostro modello di società» che «sconfessa (per l’ennesima volta) la partitocrazia immigrazionista».

«Un mercato prezioso» - Per il Coordinatore del comitato interpartitico cantonale, Marco Martino, il sì all'accordo con l'Indonesia è «una grande opportunità che fortunatamente il nostro paese ha deciso di cogliere». «L’accordo con l’Indonesia, paese da 270 milioni di abitanti destinato a diventare la 4° potenza economica a livello mondiale entro il 2050 - sottolilnea -, garantirà alla Svizzera l’accesso a un mercato prezioso per alleviare la profonda crisi che stiamo vivendo in questo periodo. Questi partenariati sono fondamentali per un paese come il nostro con un tessuto economico composto principalmente da PMI fortemente vocate all’esportazione».

«No ai simboli di sottomissione» - Per quanto riguarda l’iniziativa popolare “Sì al divieto di dissimulare il proprio viso”, il PPD prende atto «con soddisfazione» del risultato ottenuto. «La Svizzera si batte per la parità dei sessi, la libertà individuale e la dignità di ogni persona, per queste ragioni non è ragionevole accettare simboli di sottomissione della donna come sono burqa e niqab nelle società arabe», sottolinea.

Il Partito Popolare Democratico prende atto della bocciatura della legge federale sui servizi d’identificazione elettronica. «Il progetto di legge presentato per il trattamento dei dati personali in rete avrebbe permesso un’identificazione più sicura dell’utente e semplificato le operazioni in internet, tuttavia la popolazione probabilmente anche considerato il periodo particolare che sta vivendo ha preferito una linea più prudente» aggiunge.

Sull’Accordo di partenariato economico con l’Indonesia, il PPD conclude: «Garantirà un commercio rispettoso dell’ambiente e delle persone, e allo stesso tempo permetterà di migliorare l’accesso al mercato indonesiano da parte delle nostre aziende».

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