Ti Press
Stefano Modenini, direttore di AITI
CANTONE
15.10.20 - 11:160

L'industria ticinese avverte: «Un altro lockdown non sarebbe più sostenibile»

Per AITI avrebbe conseguenze catastrofiche per tutta la società.

Bisogna quindi fare tutto il possibile per evitarlo, «attraverso decisioni e atteggiamenti responsabili».

LUGANO - L’Associazione industrie ticinesi (AITI) è preoccupata per un eventuale secondo lockdown. «Le conseguenze economiche e sociali per la popolazione sarebbero catastrofiche e porterebbero al fallimento di numerose imprese e a inevitabili ristrutturazioni con conseguente aumento considerevole della disoccupazione», mette in guardia l'associazione.

Contagi lontano dalle aziende - «Durante la prima fase della pandemia e anche nel periodo successivo - si legge sul comunicato dell'associazione -, le imprese hanno mostrato senso di responsabilità applicando coscienziosamente le misure di protezione della salute dei collaboratori e di distanziamento sociale». Una situazione che stando ad AITI perdura tuttora, tanto che i controlli effettuati dagli ispettori del lavoro e dalla SUVA avrebbero dimostrato che le imprese industriali si comportano in modo corretto. «L’aumento dei casi di contagio al quale stiamo assistendo in questi giorni avviene principalmente al di fuori delle aziende», viene sottolineato.

AITI continua comunque a ribadire l’invito alle aziende di applicare scrupolosamente tutte le regole emanate dall’autorità a protezione della salute dei collaboratori e il ricorso laddove possibile allo smart working per tutte quelle attività che lo consentono.

Fermare l’aumento delle infezioni - Da giorni il numero delle infezioni in Svizzera è in aumento, «ma il numero delle ospedalizzazioni e delle persone realmente ammalate è per fortuna ancora molto contenuto, non tale da giustificare per il momento interventi drastici», secondo AITI. Per questa ragione le autorità, le aziende e la popolazione «devono fare tutto il possibile per impedire un secondo lockdown, attraverso decisioni e atteggiamenti responsabili».

Rapido peggioramento - La situazione congiunturale del settore industriale sta peggiorando. «Per un settore che esporta mediamente l’80% della produzione, l’evoluzione dei mercati a livello internazionale resta negativa. Gli ordinativi sono fortemente ridotti in diversi rami di attività e processi di ristrutturazione e licenziamenti ben difficilmente potranno essere evitati nei prossimi mesi», spiega infine AITI. Proprio per questo, per cercare di evitare il fallimento di attività e aziende sane e forti prima della pandemia e di conseguenza la perdita di numerosi posti di lavoro a medio termine, è necessario l’impegno di tutti per impedire un secondo lockdown, «che avrebbe conseguenze catastrofiche per la nostra economia e quindi per tutta la società», conclude AITI.

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