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CANTONE / SVIZZERA
11.06.20 - 10:010

Il coronavirus accende il dibattito sul numerus clausus nelle Università di medicina

Il Consigliere degli Stati ticinese Marco Chiesa interroga il Consiglio federale.

BERNA - La pandemia di coronavirus ha riacceso le luci della ribalta sulla tematica del numerus clausus in vigore in alcune Università di medicina nel nostro Paese. Al dibattito ha partecipato anche il Consigliere agli Stati ticinese Marco Chiesa, ponendo sette domande al Consiglio federale. «Il desiderio di formare un maggior numero di professionisti indigeni in questo ambito - precisa il senatore democentrista - è trasversalmente condiviso e le opportune risposte alle necessità future della nostra popolazione, che sta inesorabilmente invecchiando, sembrano non essere sufficientemente garantite».

Per colmare questa lacune il nostro Paese fa dunque già oggi capo a molti professionisti provenienti dall’estero, formati con altri sistemi che quelli svizzeri: «In molti si chiedono - continua Chiesa - se non sia possibile diminuire questa dipendenza a beneficio del nostro Paese e dei loro Paesi di provenienza. Si pone in effetti, a questo proposito, anche il problema etico di „importare“ medici che hanno conseguito il loro diploma grazie agli investimenti formativi di altre Nazioni».

Di seguito le sette domande poste al Governo federale da Marco Chiesa:

1. Quali Università hanno introdotto il numerus clausus? L’abolizione del numerus clausus in questi atenei comporterebbe automaticamente un aumento del personale medico formato in Svizzera e risponderebbe alla penuria di medici nel nostro Paese?

2. Da quando è in vigore il numerus clausus in queste università? Quale autorità può decidere l’abolizione del numerus clausus nelle facoltà di medicina che lo applicano?

3. A quanto ammonta il fabbisogno futuro di personale medico in Svizzera nei prossimi anni e decenni e quanti professionisti saremo in grado di formare nelle nostre Università di medicina? Se si riscontrasse un deficit, quali strategie potrebbero e dovrebbero essere implementate per colmare le eventuali lacune?

4. Quali programmi di promozione per la formazione di nuovi medici sono già stati messi in atto? Quanto è stato investito, e chi ha finanziato, tali programmi? Qual è l’evoluzione dei diplomati in medicina in Svizzera e dei posti di formazione?

5. Come è garantita la qualità delle formazioni dei professionisti provenienti dall’estero? Vi è molta differenza tra i programmi di formazione in medicina in università straniere e quelli nelle università svizzere? I criteri di qualità per fregiarsi di un titolo specialistico nel nostro Paese sono i medesimi tra i medici svizzeri e i medici formati all‘estero?

6. Vi sono delle specializzazioni cliniche che oggi sono più sguarnite di altre e quali sono le prospettive future in termini di personale formato delle differenti specializzazioni mediche?

7. I medici di famiglia rivestono un ruolo fondamentale nel sistema sanitario svizzero. I professionisti provenienti dall‘estero hanno conseguito la stessa esperienza e formazione di quelli con diploma svizzero? Il loro numero é attualmente sufficiente e in prospettiva sarà possibile formare persone con questo profilo per rispondere alle esigenze crescenti della nostra popolazione?

Commenti
 
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Evry 1 anno fa su tio
Il numerus clausus ci vuole escöusivamente per gli stranieri !!!!
Canis Majoris 1 anno fa su tio
Basta con il numero chiuso! Ma Berna si rende conto di quanto medici andranno in pensione nei prossimi anni? E noi non ne abbiamo formati abbastanza per sostituirli! Quindi dovremo importarli dall’estero, ma anche l’estero ha lo stesso problema! In pratica i nostri politici ci mettono i bastoni fra le ruote per il solito discorso economico... dovevamo votare una cassa malati unica! La concorrenza in questo campo non aiuta di certo a mantenere i costi bassi... basta calcolare quanto guadagnano i manager, tutto il personale di ciascuna cassa malati... in pratica paghiamo una botta per mantenere gente...
francox 1 anno fa su tio
Abbiamo vissuto il rischio di restare con gli ospedali senza personale, bastava che il virus fosse stato un po' più virulento e i paesi limitrofi avrebbero chiesto ai loro connazionali di lavorare in casa. Togliere il numerus clausus è solo il primo passo obbligato.
Giulietto 1 anno fa su tio
Sono d’accordo con Chiesa ovviamente ma lui è il tipico cane che abbaia e non morde mai... chi sa come mai... voti voti voti e poi le situazioni restano sempre le stesse, applausi
streciadalbüter 1 anno fa su tio
Il numerus clausus é un po`come il film la corazzata Potiemkin:una gran Ca..ta,FATTA PER PROTEGGERE LA CATEGORIA DEI MEDICI.Quello che abbiamo bisogno,soprattutto in Ticino é di formare piu`medici residenti in Svizzera e di non dipendere piu`dai medici frontalieri italiani.Stesso discorso per gli infermieri.Dobbiamo farlo prima che sia troppo tardi.
Blobloblo 1 anno fa su tio
Mancavano soprattutto infermieri, non medici...
francox 1 anno fa su tio
@Blobloblo Se Vitta non avesse implorato Roma, al civico sarebbero rimasti in tre o quattro.
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