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25.05.20 - 22:120
Aggiornamento : 23:48

Le interpellanze accompagnano il Gran Consiglio ben oltre le 23

Alcune risposte procedono veloci, per altre invece (soprattutto sulle case anziani) si accende la polemica in aula

LUGANO - La sessione parlamentare extra muros al Palazzo dei Congressi di Lugano è proseguita dopo una pausa attorno alle 19. Sono molte le interpellanze in tema Covid-19 a cui si attendeva una risposta.

Da Calimero all'IAS - Ma prima alcuni deputati hanno espresso il loro parere sulla gestione dell'emergenza, da Matteo Pronzini (MPS) che ha parlato delle morti in casa anziani - «lo dobbiamo ai nonni che non ci sono più» -, ad Alessandro Speziali (PLR) secondo cui «il Ticino deve smettere di essere il piccolo Calimero nero della Svizzera» e Tiziano Galeazzi (UDC) che chiede al Governo se «verrà aggiornato il piano operativo cantonale con le esperienze di oggi e di domani, visto che l’ultima volta che è stato discusso dagli esperti era il 14 dicembre 2007». Omar Balli (Lega) ha criticato l’IAS (Istituto delle assicurazioni sociali), che «dal primo all’ultimo giorno ha chiuso la mail e il numero di telefono». «Vergogna - ha detto il deputato -, questa gente è stata lasciata a sé stessa». 

Servizi d'urgenza e neonatologia - È stato il direttore del DSS Raffaele De Rosa a rispondere all'interpellanza di Matteo Pronzini sulla chiusura del pronto soccorso a Faido e Acquarossa. «Fino a quando saranno in vigore queste misure, il ripristino dei servizi di urgenza di Acquarossa e Faido non è previsto. Avverrà non appena le condizioni lo permetteranno». De Rosa ha parlato di una attuale «fase ancora più difficile». E ha aggiunto: «Non è per cattiveria né per scavalcare il Parlamento (che ha le competenze della pianificazione ospedaliera), ma il ripristino avverrà, come pure per la neonatologia e l’ostetricia a Mendrisio, non appena la situazione lo permetterà».

Alcuni medici proseguivano con la loro attività - Un'altra interpellanza, sempre a firma MPS, chiedeva lumi al Consiglio di Stato su alcuni studi medici che, nonostante l'emergenza, proseguivano a svolgere attività non urgenti. De Rosa non ha smentito la situazione, ha anzi spiegato che «il medico cantonale ha mandato una lettera a tutti gli istituti, dopo aver ricevuto segnalazioni anonime». Si trattava di «un richiamo per gli operatori sanitari a prestare maggiore attenzione sull’Ordinanza Covid». Giorgio Merlani «ha fornito i nomi alle competenti autorità, permettendo di effettuare i necessari interventi». Dove si sono riscontrate e confermate violazioni c’è stato l’intervento della polizia giudiziaria e dell’ispettorato del lavoro».

Morti in casa anziani - Matteo Pronzini nel suo intervento ha sollevato il problema dei decessi nelle case anziani: «Non è ancora chiaro cosa è successo, ma lo scopriremo. Alcune centinaia di anziani sono morti per la negligenza dell’autorità cantonale. E non bisogna fare come le tre scimmiette». La risposta all'interpellanza dell'MPS sul "caso Sementina" è arrivata poco prima delle 21.30. Erano venti domande, ma per molte Raffaele De Rosa ha detto che «la risposta era coperta dal segreto d'ufficio». Il direttore del DSS ha voluto precisare che le visite in casa anziani sono state vietate il 9 marzo 2020 (il decreto dava facoltà di deroghe per assistere parenti in fin di vita), quando il Consiglio federale è arrivato con queste direttive solo il 20 marzo. «Il Ticino è arrivato molto prima. Penso che questa precisazione sia importante, perché con il senno di poi è facile dire che "si poteva fare di più"». 

Alcune risposte su Sementina - Nello specifico, i primi due contagi con tampone positivo sono stati trovati a Sementina il 21 marzo 2020. Gli ospiti hanno consumato il pranzo «tutti insieme come di consueto» e «l'autorità non ha vietato i pranzi nella sala comune, ma ha raccomandato la distanza sociale». I dati specifici della casa (numero di contagiati, numero di morti, tra ospiti e personale) «sono protetti dal segreto d’ufficio». De Rosa ha spiegato che «tutti gli ospiti e tutti i collaboratori sono stati sottoposti al tampone tra il 18 e il 20 aprile, a seguito della scoperta di un focolaio». Se e quando i pazienti positivi al Covid-19 siano stati separati da quelli sani «è in via di accertamento». Ad altri quesiti, la risposta è stata: «La domanda è di pertinenza della Direzione della casa anziani o del Municipio di Bellinzona». 

Polemica in aula - Ma per Pronzini, il Governo «si è trincerato dietro al segreto d’ufficio». È quindi iniziato un botta e risposta tra il deputato MPS e il direttore del DSS, che si è concluso malamente passando all'interpellanza successiva per ripristinare l'ordine in aula. Alcune voci si sono in seguito alzate contro Pronzini, che ha domandato se fosse possibile «andare oltre le 23», considerato "lavoro notturno" per «i tecnici» presenti in aula. Alle 22.45 il presidente del Gran Consiglio, Claudio Franscella, ha annunciato: «Rimangono solo cinque interpellanze di Matteo Pronzini e cofirmatari. Proseguiamo quindi anche oltre le 23, perché ho il consenso di tutti».

«Niente da nascondere» - I successivi atti parlamentari erano principalmente incentrati sulle case anziani ticinesi durante l'emergenza Covid-19. Il che ha riacceso gli animi (complice forse anche la stanchezza), soprattutto tra il deputato MPS e il direttore del DSS. «Avete passato tutto il pomeriggio a trincerarvi dietro al segreto d’ufficio - ha incalzato Pronzini -. Questo dimostra che avete qualcosa da nascondere». De Rosa ha riacceso il microfono, nonostante i tentativi di Franscella di proseguire: «Non c’è niente da nascondere. L’Ufficio del medico cantonale sta procedendo con gli approfondimenti. La segnalazione al Ministero pubblico porta all’indagine da parte della magistratura e quindi va anche oltre il segreto d’ufficio».

«Se non hai l'ossigeno non puoi fare miracoli» - Nell'introdurre l'ultima interpellanza della giornata, Pronzini ha posto l'accento sugli anziani che non sono stati ricoverati in ospedale, nonostante avessero contratto il coronavirus. «Non vuol dire mettere in discussione i 4’600 impiegati nel settore delle case anziani, che hanno tutta la nostra solidarietà. Tu puoi essere bravissimo, ma se non sei formato per le cure intense e non hai a disposizione il materiale, non puoi fare miracoli». De Rosa ha risposto ribadendo che «un ricovero in terapia intensiva non permette sempre di migliorare la prognosi. I pazienti fragili non posso recuperare velocemente e si rischia l’accanimento terapeutico. Il resto delle terapie prodigate in ospedale non sono molto differenti da quanto fatto in casa anziani». Nelle strutture ospedaliere sono quindi stati ospedalizzati 38 pazienti provenienti dalle casa anziani, ma il Governo «non ha mai vietato un ricovero in ospedale né in terapia intensiva. La valutazione viene effettuata sulla base della prognosi soppesando rischi e benefici». Il direttore del DSS ha quindi concluso: «Non hanno rinunciato a curare alcuni anziani per mancanza di posti, ma per offrire loro le migliori cure in base alla prognosi».

Alle 23.37 il presidente del Gran Consiglio ha chiuso la seduta. «Vi ringrazio per la resistenza. Abbiamo impiegato nove ore e mazza. Forse un record. Ma ne vale la pena. Tenetevi pronti domani, ma anche nei prossimi giorni, ad andare in notturna».

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