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CANTONE
13.05.20 - 22:020

Ventiquattro domande sulla scuola ai tempi del coronavirus

Un'interrogazione al Governo cantonale firmata dai deputati Edo Pellegrini e Roberta Soldati

BELLINZONA - Con l'arrivo del nuovo coronavirus in Ticino, la vita è cambiata per tutti. Le attività si sono fermate, come pure la scuola. E ora si sta ripartendo. «La scuola ha dovuto un po' navigare a vista, in base all'evoluzione della pandemia e delle richieste dei cittadini e dell'economia» si legge in un'interrogazione al Consiglio di Stato firmata dai deputati Edo Pellegrini (UDF-UDC) e Roberta Soldati (UDC).

Un'interrogazione con ventiquattro domande «per chiarire e capire cosa si è fatto, cosa si sta facendo e cosa si farà».

Ecco le domande dei due deputati

Questione A: Alla RSI il direttore Berger ha affermato: «Tutti i docenti unanimemente dicono di avere una grande voglia di guardare negli occhi i propri allievi». Siamo in contatto con diversi ex colleghi e molti non sono per niente contenti di dover affrontare il rischio di un contagio a scuola, per cui chiediamo:

1) L’affermazione di Emanuele Berger è basata su fatti concreti quali per esempio un’indagine presso i docenti dei vari ordini scuola?

2) Se sì, quali sono esattamente i risultati di tale indagine? Tali risultati sono stati pubblicati?


Questione B: È stato detto che sarebbero stati dispensati dall’insegnamento in presenza quei docenti che appartengono alle categorie a rischio.

3) Ci può dire il CdS quanti sono i docenti dei vari ordini di scuola che hanno chiesto di non partecipare dall’insegnamento in presenza?

4) Come sono stati sostituiti?

Questione C: È stato detto che l’insegnamento a distanza ha funzionato bene. Anche qui i pareri che abbiamo raccolto non sono per niente unanimi sull’efficacia e l’utilità dell’insegnamento a distanza. Normalmente per valutare l’efficacia di un progetto, di una procedura ecc. si verifica se gli obiettivi che erano stati prefissati sono stati raggiunti.

5) Erano stati fissati degli obiettivi da raggiungere durante il periodo d’insegnamento a distanza?

6) Nella fissazione degli obiettivi sono stati coinvolti i docenti?

7) Si ritiene che gli obiettivi siano stati raggiunti?

8) Più in generale, è stata fatta un’indagine presso i docenti a sapere cosa ne pensano dell’insegnamento a distanza?

9) Se sì, con quali risultati? Tali risultati sono stati pubblicati? Se no, è intenzione del DECS effettuare una tale indagine?

Questione D: Dall’11 maggio si è ripreso, parzialmente, l’insegnamento in presenza nella scuola obbligatoria e la medesima cosa avverrà l’8 giugno per le scuole post-obbligatorie. Immaginiamo che, anche qui, siano stati fissati degli obiettivi chiari per questo periodo d’insegnamento misto presenza/a distanza, altrimenti mal si capisce come si potrà valutare questa esperienza in vista della preparazione del prossimo anno scolastico che, verosimilmente, non potrà essere svolto nelle condizioni pre-pandemia.

10) Può dirci il CdS, a grandi linee, quali sono gli obiettivi prefissati per questo periodo? Come e da chi verrà valutata l’esperienza in questione?

Questione E: Abbiamo contattato qualche docente di vari ordini di scuola per sapere come hanno vissuto il periodo d’insegnamento a distanza e tutti ci hanno confermato che l’impegno richiesto è stato molto superiore a quello per l’insegnamento in classe. A titolo d’esempio citiamo quanto scrittoci da due insegnanti. Un docente di scuola media: «Non è da sottovalutare il peso della novità. Penso che mediamente nette rasento le 10 ore al giorno compresi sabato e domenica. Io sono uno stakanovista e alcune cose a volerle far bene prendono un botto di tempo. Penso che ci siano tanti docenti che dopo queste settimane avranno bisogno dell'oculista». Una docente del settore professionale: «Quello che una volta liquidavo in 15 minuti massimo a lezione è diventato un lavoro di 15 minuti per allievo, se non di più» e ancora «Comunque non esistono più orari, la privacy è andata a farsi benedire e io non ho più avuto tempo libero per me».

Nelle direttive 1 e 2 del DECS si legge (Punto 6): «Nel periodo d’insegnamento a distanza i docenti/operatori devono avere contatti personali regolari di interazione diretta con ogni allievo/a (ad esempio tramite telefono, videochiamata, ecc.) e prestare attenzione particolare ai riscontri delle classi e dei/le singoli/e allievi/e, come pure alle situazioni di fragilità e rischio». Prendiamo l’esempio di un docente di Scuola professionale che può avere fino 10-15 classi e 200-300 allievi: un contatto personale regolare con 200-300 allievi di 5-10 minuti settimanali per ciascun alunno al telefono o in videochiamata comporta fra 17 e 50 ore di lavoro. E questo occorre farlo oltre a preparare le lezioni (fare una lezione a distanza comporta, in parte, la preparazione di materiale completamente diverso da quello che si può utilizzare in classe), tenere le lezioni, assegnare consegne e poi correggerle e valutarle. Questo stato di cose si protrae ormai dal mese di marzo e continuerà fino alla metà di giugno.

11) Nel caso in cui, a settembre, si dovesse continuare a lavorare con lo stesso metodo o con metodi analoghi, il CdS ritiene che ciò sia sopportabile da parte dei docenti? Se sì, con quali motivazioni? Se no, come intende ovviare al problema?

Questione F: Nella scuola elementare si è ripreso con l’insegnamento esclusivamente in classe e ogni allievo frequenta meno della metà delle ore d’insegnamento normali. Nelle scuole medie ancora meno. È ovvio che, con meno della metà del tempo a disposizione non è possibile svolgere i programmi previsti per i vari ordini di scuola.

12) Se, a settembre, si dovrà continuare con l’insegnamento a classi ridotte, è possibile ipotizzare come sarà risolto il problema dello svolgimento dei programmi e del recupero delle nozioni che non hanno potuto essere apprese negli ultimi mesi del corrente anno scolastico?

Questione G: Nelle direttive dipartimentali numero 1 del 6.4.2020 il DECS scriveva: «Nel periodo di insegnamento a distanza non ci sono valutazioni sommative (ad eccezione di eventuali compiti/lavori assegnati prima del 13 marzo 2020 e fatte salve alcune eccezioni per parte del settore della formazione professionale)».

13) La frase è da intendere nel senso che, in caso d’insegnamento a distanza, neanche in futuro sarà possibile esprimere valutazioni sommative? In questo caso come sarà possibile assegnare delle note agli allievi?

Questione H: Nelle già citate direttive del DECS si dice che le valutazioni finali non potranno comportare un peggioramento della nota del 1° semestre. Da più parti ci viene confermato che non mancano gli allievi che, durante il periodo d’insegnamento a distanza, non hanno per niente fatto il loro dovere e alcuni mai si sono fatti vivi presso i loro docenti dalla metà di marzo in avanti.

14) Non ritiene il CdS che l’imposizione di non abbassare i voti sia in chiaro contrasto con l’autonomia didattica dei docenti?

15) Non si tratta di una manifesta disparità di trattamento fra alunni che si sono attenuti alle regole e alunni che se ne sono bellamente fatti beffe?

16) Dal punto di vista scolastico non è gravemente diseducativo non sanzionare chi non ha fatto il proprio dovere?

17) Non ritiene il CdS che, agendo in questo modo, ad un alunno che a fine primo semestre aveva un voto almeno sufficiente è implicitamente consentito smettere di studiare, consegnare quanto richiesto e svolgere le attività scolastiche perché tanto ha la certezza che il suo voto non potrà peggiorare?

18) Il CdS è a conoscenza del fatto che questa certezza ha verosimilmente spinto allievi a scomparire totalmente dai radar ben consci del fatto che supereranno in ogni caso l’anno scolastico?

19) Non è forse qualcosa di poco accettabile, soprattutto nel contesto professionale, dove la Scuola deve garantire delle prestazioni al mondo del lavoro che forma gli apprendisti?

20) Lo stesso DECS scrive che l’atteggiamento, l’impegno dell’allievo e la qualità del lavoro svolto durante la fase d’insegnamento a distanza potranno pure contribuire alla definizione della nota finale. Non ritiene il CdS un po’ poco educativo che ciò possa contribuire ad alzare la nota, ma non ad abbassarla?

Questione I: La frequenza scolastica dopo l’11 maggio è obbligatoria, ma è stato detto che le assenze verranno, comunque, giustificate.

21) Ci può spiegare il CdS l’apparente contraddizione?

22) Non ritiene il CdS, anche in questo caso, che la faccenda sia poco educativa per gli alunni?

23) Non sarebbe forse utile, con un certo margine di tolleranza, che le assenze debbano esser giustificate anche solo per e-mail? O forse il CdS ritiene che tramite e-mail, piattaforme online, eccetera si possano fare lezioni a distanza, ma non scrivere una giustificazione?

Questione H: È stato deciso che negli attestati di fine anno della scuola dell’obbligo dovrà figurare la dicitura segnalante che l’insegnamento in presenza è stato sospeso durante il periodo di pandemia.

24) Ci può spiegare p.f. il CdS il senso di questa decisione certamente penalizzante per il futuro degli alunni?

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