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CANTONE
05.05.20 - 10:090

«Quei sette giornalisti "prestati" alla polizia»

La GiSo punta il dito sulla gestione della comunicazione da parte di RSI e Polizia cantonale

BELLINZONA - Le notizie al tempo del Covid. In un'epoca di polemiche diffuse, anche alla cellula di comunicazione istituita dallo Stato Maggiore cantonale di condotta (Smcc) non sono risparmiate alcune critiche.

Arrivano dalla Gioventù socialista (GiSo), che in un comunicato odierno punta il dito contro il "prestito" di sette giornalisti della RSI allo Smcc per gestire la comunicazione dell'emergenza Covid-19. 

«Nell'attuale stato di pandemia, sette giornalisti del servizio pubblico sono andati in aiuto dello Smcc, vale a dire sotto la direzione della polizia, per comunicare alla popolazione ciò che le autorità ritenevano dovesse sapere» si legge nella nota odierna. 

In generale, la GiSo è critica sugli accordi siglati a marzo dell'anno scorso tra la RSI e il Cantone, che prevedono un mandato di prestazione. L'emittente pubblica, in base alla convenzione, mette a disposizione «i canali multimediali e la televisione» per trasmettere i contenuti preparati con le autorità, si legge nel comunicato.

«In tutto questo, né la RSI né le altre testate giornalistiche o altri media hanno dichiarato apertamente le condizioni di lavoro cui sono costretti: difficoltà di accesso alle conferenze stampa, difficoltà nel porre le domande, necessità di insistere nel caso di risposta vaga, eccetera. Ci chiediamo se alcuni giornalisti non abbiano subito controlli da parte delle autorità o, peggio ancora, minacce». 

Il comunicato si chiude con un appello a tutelare «l'indipendenza giornalistica». E con l'auspicio che «i giornalisti tornino a criticare quando necessario le autorità e ad alimentare un dibattito trasparente, affrontando questa crisi nella totalità del loro ruolo, quali promotori dell’informazione».

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