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CANTONE
04.05.20 - 12:300

«Il Covid ha infettato anche l'informazione»

I Verdi criticano l'informazione "unilaterale" e la gestione delle conferenze stampa

BELLINZONA - Il coronavirus ha infettato anche la libertà d’informazione? Lo chiede al Governo il gruppo dei Verdi Ticino che, in un’interrogazione, dà voce alle critiche provenienti dal mondo dell’informazione ticinese. 

Dopo la visita, lo scorso 19 marzo, di Alain Berset in Ticino, scrivono i Verdi, «è entrata in vigore una sorta di legge marziale; i giornalisti sono spariti dalla sala del Gran Consiglio e obbligati a mandare le domande prima della conferenza stampa del Governo. “Inviare le domande prima della conferenza stampa significa fare un po’ la figura dell’idiota. Non so di cosa si parla e faccio domande di stampo generale”, ha detto a tal proposito il direttore dell’informazione della RSI Reto Ceschi. «Ben altra la politica informativa - ricordano gli ambientalisti - scelta da Berna, dove i giornalisti erano presenti, potevano fare domande e chiedere precisazioni, se le risposte non erano chiare. È così che dovrebbe funzionare una conferenza stampa, servendo all’informazione della popolazione per il mezzo dei rappresentanti dei media».

La riammissione dei rappresentanti dei media alle conferenze stampa (sollecitata dall’Associazione ticinese dei giornalisti) non avrebbe però, secondo i Verdi, risolto tutte le difficoltà. L’interrogazione cita il “muro di gomma” alzato dall’autorità e la necessità di far ricorso “a mezzi interni” per ottenere le informazioni necessarie ad informare il cittadino.

In questo modo, secondo i deputati, «la cellula di crisi ha perso la possibilità di fornire informazioni univoche e ufficiali, aprendo così la strada alle speculazioni giornalistiche». Il parlamento, proseguono, «non si riunisce da mesi e il CdS non permette ai giornalisti di lavorare correttamente. In uno Stato che si pretende democratico, seppure toccato dalla crisi in maniera particolarmente grave, questo modo di operare non ha posto».


L’interrogazione, che porta la firma di Nicola Schoenenberger, termina con le seguenti domande al Consiglio di Stato:

1. Corrisponde al vero che il CdS ha risolto che “tutte le comunicazioni all’opinione pubblica devono essere condivise e coordinate preventivamente con lo Stato maggiore cantonale di condotta”? In caso affermativo, come mai tale risoluzione non è pubblicata sulla pagina dedicata agli atti normativi e decisioni concernenti l’emergenza epidemiologica COVID-19 del Cantone

2. Non ritiene tale decisione rappresenti una prescrizione per la libera informazione?

3. Per quale motivo il CdS ha deciso di limitare, di fatto, non ammettendo i giornalisti nelle proprie conferenze stampa, la libertà stampa attraverso una comunicazione unilaterale che non concede repliche o approfondimenti?

4. Sulla proposta di chi è avvenuta questa decisione?

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