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CANTONE
30.03.20 - 17:500

La replica di Regazzi: «l’MPS preferisce creare disoccupati»

Il consigliere nazionale reagisce agli attacchi: «Privilegiati? Il rischio di fallimenti a catena è del tutto reale»

«Quei buontemponi del Movimento per il socialismo di questi tempi devono sicuramente avere ancora meno da fare del solito». Non ha tardato ad arrivare la replica agli attacchi mossi dall'MpS nei confronti del consigliere nazionale Fabio Regazzi.

È proprio quest'ultimo a reagire all'atto parlamentare, presentato oggi, con una serie di stilettate: «Sergi e il suo fido Pronzini non hanno trovato di meglio che rivolgere al Consiglio di Stato alcune domande che riguardano la mia azienda, il tutto condito con una serie di affermazioni false e di attacchi personali livorosi che potrebbero tranquillamente essere oggetto di una querela penale alla quale, tuttavia, rinuncio. Anche per non dare eccessiva importanza a simili personaggetti», esordisce Regazzi.

Il consigliere nazionale sceglie, piuttosto, di rispondere direttamente ai quesiti posti «dal Gatto e dalla Volpe dell'Mps», anche perché, sostiene, «in questo momento il Consiglio di Stato e i suoi funzionari hanno ben altre priorità».

Regazzi, ricordiamo, è stato accusato di «predicare bene e razzolare male» per aver già rimesso al lavoro i dipendenti della sua ditta. Ditta che, assicura il diretto interessato: «ha chiesto un’autorizzazione straordinaria, possibilità peraltro contemplata dalla Risoluzione del Consiglio di Stato del 27 marzo - spiega il politico -. L’autorizzazione è stata chiesta per motivi di urgenza e riguarda unicamente il reparto di produzione delle avvolgibili in alluminio. Questo settore si rivolge per la quasi totalità a una clientela di rivenditori presente nel resto della Svizzera, dove nei cantieri si continua a lavorare, seppure a ritmo ridotto, e dove pure i concorrenti della Regazzi SA sono tuttora attivi. In queste settimane si sono accumulati diversi ordini che devono essere consegnati ai rivenditori che a loro volta hanno preso degli impegni con dei clienti finali che reclamano le consegne. Non evadere gli ordini in questione esporrebbe l’azienda al rischio di pagare delle penali e di perdere questi rivenditori. Preciso che le collaboratrici e i collaboratori coinvolti sono una decina su 135 e che operano solo previo il loro accordo e nel rigoroso rispetto di tutte le disposizioni igienico-sanitarie previste dal SECO (in particolare le distanze minime, l’uso della mascherina per chi ne fa richiesta, ecc.)».

Regazzi quindi conclude in merito alle richieste di aiuti: «Gli interpellanti dovrebbero sapere che gli aiuti vengono rilasciati dalla Confederazione per cui non sono di competenza cantonale. Confermo comunque che anche le ditte che fanno capo al Gruppo Regazzi ne hanno fatto richiesta in vista dell’inevitabile crisi di liquidità che andrà a breve a colpire la maggior parte delle piccole e medie aziende ticinesi. Senza questi aiuti, che si aggiungono all’introduzione dell’orario ridotto, il rischio di fallimenti a catena è del tutto reale con un impatto devastante per l’occupazione. Se per l’MPS è questo lo scenario privilegiato, me lo facciano sapere...».

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