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CANTONE / BERNA
11.03.20 - 18:010
Aggiornamento : 19:51

«Chiudere le frontiere per evitare un danno maggiore»

È il parere espresso oggi dal consigliere agli Stati Marco Chiesa al termine dell'incontro alle Camere federali

Per contenere la diffusione del coronavirus, meglio misure drastiche ora (leggi: chiusura delle frontiere), invece di attendere che la situazione peggiori ulteriormente a livello sanitario ed economico.

È il parere espresso oggi dal consigliere agli Stati Marco Chiesa (UDC/TI) a Keystone-Ats, al termine dell'incontro della deputazione ticinese alle Camere federali con la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, il "ministro" della sanità Alain Berset e quello delle finanze Ueli Maurer.

Chiesa non fa mistero della necessità di provvedimenti più incisivi a favore della salute pubblica in primis, misure che, a suo parere, andrebbero anche a vantaggio dell'economia. Meglio insomma la chiusura dei confini ora, con eccezioni per far passare il personale sanitario dall'Italia e specialisti - tutti soggetti che però dovrebbe risiedere in loco per qualche giorno - che le mezze misure adottate finora, che rischiano di causare ancora più danni all'economia cantonale col passare dei giorni.

Una simile soluzione avrebbe il vantaggio di portare sotto controllo il morbo in tempi ragionevoli, un po' sull'esempio cinese. Meglio un danno importante subito che un disastro più tardi, secondo la "filosofia" di Chiesa.

Favorevole anche Marco Romano - Anche il consigliere nazionale Marco Romano (PPD/TI) è favorevole a una chiusura dei confini, con eccezioni per il personale necessario, come le persone attive nella sanità o con responsabilità particolari nelle aziende. Pur esprimendo soddisfazione per il comportamento delle autorità nelle gestione della crisi, secondo Romano il Consiglio federale sta esponendo il Ticino a una situazione complicata e difficilmente comprensibile per la popolazione.

«È difficile per i ticinesi, in particolare gli abitanti del Mendrisiotto, comprendere come mai i frontalieri non possano muoversi a casa loro, ma farlo praticamente a loro piacimento nel nostro Cantone», ha spiegato il deputato a Keystone-ATS.

A suo avviso, la decisione odierna del governo federale di convogliare il traffico stradale in entrata sui valichi maggiori rischia di creare caos sulle strade ed incitare i lavoratori italiani in Ticino ad andare al bar o in palestra, nell'attesa che le colonne in uscita si smaltiscano. Insomma, visto che non sono eseguiti controlli sanitari in entrata, il Covid-19 rischia di diffondersi ancora di più.

In ogni caso, un blocco dei confini, sull'esempio di quanto deciso in Paesi come l'Austria, è per il Consiglio federale un'opzione concreta sul tavolo. «È quanto insomma ho potuto capire dall'incontro odierno con i tre ministri», ha spiegato Romano.

Contattate da Keystone-ATS, la consigliera agli Stati Marina Carobbio Guscetti (PS), presidente della deputazione, e la consigliera nazionale Greta Gysin (Verdi) non sono risultate reperibili.

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