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14.05.19 - 14:240
Aggiornamento : 05.06.19 - 15:54

«Basta stereotipi nello sport: quelle tutine sono sessiste»

Tatiana Lurati e Gina La Mantia interrogano il Governo sulla parità dei sessi in ambito sportivo: «Le prodezze atletiche delle donne vengono sminuite dal loro aspetto fisico»

BELLINZONA - Si torna a parlare di parità dei sessi. Questa volta nello sport. Le deputate socialiste del PS Tatiana Lurati e Gina La Mantia interrogano infatti il Governo «sugli stereotipi di genere» e «sull'abbigliamento sportivo femminile».

«Nel corso dell'ultimo secolo, le donne hanno lentamente ottenuto di unirsi ai ranghi degli atleti maschi, specularmente agli avanzamenti resi possibili dalle attiviste femministe nella società in generale. Nonostante ciò, molti ostacoli all'eguaglianza e alle pari opportunità restano ancora da superare», deplorano le due deputate. 

Lurati e La Mantia si riferiscono in particolar modo all'immagine della donna fornita dai siti online. «È riduttiva. Si guarda solo alla bellezza al look, ponendo volutamente in secondo piano i meriti professionali e i risultati sportivi». Le due deputate poi portano svariati altri esempi che rafforzano gli stereotipi fra i due sessi. Uno di questi passa dai codici di abbigliamento imposti dalle federazioni sportive a tutti i livelli, anche tra le giovani leve. «Infatti l'abbigliamento sportivo per donne - precisano Lurati e La Mantia - spesso sessualizza il corpo delle atlete senza tenere conto degli aspetti pratici a cui ogni tenuta sportiva deve rispondere, e per le donne senza tenere conto, ad esempio, delle mestruazioni».

Questa tendenza è presente anche in Ticino e le due deputate socialiste portano l'esempio di ginnasti e ginnaste nostrani. Con gli uomini che possono indossare pantaloncini corti o pantaloncini lunghi, mentre le donne sono obbligate a vestire «solo il costumino sgambato».

Per questi motivi Lurati e La Mantia chiedono al Governo se «sia al corrente di queste prescrizioni specifiche» e se non «ritenga che le associazioni sportive  debbano favorire un’immagine della donna emancipata ed evitare di rafforzare stereotipi sessisti», sottolineando come esse «ricevano anche  fondi pubblici allo scopo di "incoraggiare comportamenti che contribuiscano a radicare nella società i valori positivi dello sport e a combattere gli effetti collaterali indesiderati”». Le due deputate, infine, chiedono se «esistano dei criteri precisi per ottenere dei finanziamenti pubblici» e in caso negativo se non fosse «opportuno emanare una direttiva precisa che inglobi anche la promozione della parità tra i sessi».

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