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Lo sciopero, attraverso un manifesto di 19 punti, rivendica la parità di genere sui luoghi di lavoro
CANTONE
17.04.19 - 10:520

«Lo sciopero delle donne è garantito dalla Costituzione»

L'MPS si rivolge al Governo chiedendo di esprimersi chiaramente ribadendo il diritto di sciopero per tutte le dipendenti cantonali e la liceità di questa forma di mobilitazione

BELLINZONA - Per il prossimo 14 giugno è stato indetto a livello nazionale uno sciopero generale delle donne. Uno sciopero che, attraverso un manifesto di 19 punti, rivendica la parità di genere sui luoghi di lavoro, il riconoscimento e la valorizzazione del lavoro non retribuito e di cura e il riconoscimento dei diritti delle donne in diversi ambiti.

«Il dibattito attuale - sottolinea oggi l'MPS in una nota sottoscritta da Angelica Lepori, Simona Arigoni e Matteo Pronzini - ruota attorno anche alla questione della legalità di questo strumento di lotta e dagli ambienti padronali cominciano a levarsi voci secondo cui lo sciopero delle donne del prossimo 14 giugno sarebbe illegale».

Pure in questa direzione sembrerebbe andare la risoluzione del Consiglio di Stato in merito alla possibile partecipazione delle dipendenti del Cantone alla mobilitazione; una posizione che, per l'MPS, appare «per lo meno ambigua e non chiarisce i termini della questione, mettendo di fatto le donne in una posizione difficile rispetto alla loro reale possibilità di partecipazione».

il Movimento per il Socialismo ricorda piuttosto come il diritto di sciopero sia garantito dalla Costituzione federale (art. 28) e da quella cantonale (art. 8 cpv. 2 lettera f); «la costituzione federale poi - aggiunge ancora - precisa quali siano le condizioni necessarie affinché tale diritto possa essere esercitato. Condizioni ribadita anche dalla giurisprudenza».

Secondo L'MPS, quindi, lo sciopero del 14 giugno risponde appieno a queste condizioni e «non solo appare come legale, ma anche come lecito, cioè conforme alle condizioni date».

 

a) Lo sciopero viene organizzato sotto l’egida di organizzazioni sindacali rappresentative. Infatti esso può contare sul pieno sostegno dell’Unione Sindacale Svizzera, delle sue federazioni e di altre organizzazioni sindacali.

b) Lo sciopero è uno strumento legale per ottenere l’applicazione delle rivendicazioni all’interno delle relazioni di lavoro. Le discriminazioni legate al genere, sia in materia di salari che di condizioni di lavoro, riguardano chiaramente il campo delle relazioni di lavoro, così come le misure per la cosiddetta “conciliazione tra la vita professionale e vita privata o famigliare” o ancora le misure di prevenzione e lotta contro le molestie sessuali.

c) Il ricorso allo sciopero del 14 giugno è proporzionato: sono ormai 38 anni che si lotta per l’applicazione dell’articolo 8 della Costituzione federale che prevede un salario uguale per un lavoro di valore uguale; e sono orami 23 anni che viene rivendicata l’applicazione delle Legge sulla parità che proibisce le discriminazioni basate sul genere. Malgrado gli innumerevoli proposte e richiami al rispetto di quanto previsto dalla Costituzione e dalle Leggi, le discriminazioni subite dalle donne (cioè la maggioranza della popolazione) non sono né diminuite né tantomeno scomparse.

d) Lo sciopero tiene conto delle problematiche relative alle convenzioni collettive di lavoro, poiché i sindacati possono organizzare lo sciopero o altre azioni tenendo in considerazione le regole specifiche di ogni settore.

Illegali sono invece le discriminazioni salariali basate sul genere, i licenziamenti di donne incinte, le domande sul desiderio di maternità durante i colloqui di lavoro, le molestie sessuali e la violenza contro le donne, fenomeni la cui recrudescenza ha occupato al scena pubblica negli ultimi anni.

 

Al Consiglio di Stato viene quindi chiesto di esprimersi chiaramente ribadendo il diritto di sciopero per tutte le dipendenti cantonali e la liceità di questa forma di mobilitazione; e di adoperarsi affinché questo diritto venga garantito anche da tutti i comuni del Cantone e in tutti i servizi pubblici e parapubblici (EOC, Aiuto domiciliari, Case per anziani, Bancastato, ecc.).

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