TIPRESS
BELLINZONA
18.09.17 - 06:320
Aggiornamento : 11:32

«Mi ha offerto due cene, ma non lo conosco»

Caso Argo 1: Fiorenzo Dadò nella bufera per un «favore» ricevuto dall'imprenditore indagato. A tio.ch/20 minuti il presidente del Ppd dice la sua

BELLINZONA - Due cene al ristorante di un hotel a Bormio, per un totale di 150 euro. Neanche tantissimi, su un conto complessivo di 1112 euro per tre notti di soggiorno nella famosa località termale. Ma se a offrire è l'imprenditore al centro dello scandalo Argo 1, e a ricevere il “regalo” è un politico di spicco come Fiorenzo Dadò, lo scandalo è servito.

Il presidente del Ppd si era già dimesso dalla sotto-commissione di vigilanza del Gran Consiglio a marzo, quando è emersa la sua relazione sentimentale con una funzionaria dell'ufficio cantonale che si occupa della gestione dei rifugiati. Ora nuovi dettagli trapelano dall'inchiesta coordinata dal Pg John Noseda: nell'ottobre 2014 Dadò e compagna, come riferito sabato dalla Rsi, in occasione di una vacanza in Valtellina avrebbero ricevuto un favore dall'imprenditore indagato.

Quest'ultimo non solo avrebbe consigliato alla coppia un hotel – di cui conosceva il direttore –, ma pagato di tasca propria due cene presso il ristorante dell'albergo. «Me ne sono accorto quando ho pagato il conto della vacanza» racconta Dadò carte alla mano. «Parliamo di 150 euro su un totale di 1112 euro».

Il deputato raggiunto al telefono da tio.ch/20minuti afferma di non avere «mai incontrato questo signore né parlato con lui». Quanto alla fidanzata «si erano conosciuti in ambito professionale e il loro rapporto era esclusivamente professionale» afferma il presidente del Ppd.

Dadò aggiunge di non sapere se l'imprenditore fosse a conoscenza del fatto che la donna era compagna di un politico. Davanti ai 150 euro «molto semplicemente, ho pensato a un gesto di cortesia nei confronti della mia compagna da parte di un suo collaboratore professionale» continua il politico. «La mia compagna – precisa – non è comunque una funzionaria dirigente e non ha alcun potere decisionale, ma svolge un ruolo esecutivo. Il mandato, come si sa, è stato deciso e firmato da altri e lei non ha avuto, né poteva averlo, alcun ruolo». La Procura difatti dopo avere interrogato la donna ha escluso qualsiasi illecito da parte sua. Ma a livello politico, intanto, la frittata è fatta. 

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