Il venerdì nero è tutto d’oro

La corsa agli acquisti scontati è nata quasi un secolo fa. Ecco la sua storia, ma anche una bussola per evitare fregature e stress nelle giornate consacrate allo shopping

File interminabili di gente sui marciapiedi, persone che dormono in strada, risse e qualche arresto. Sono immagini che possono farci pensare a dei poveri diavoli in coda per la distribuzione del cibo in tempi di guerra, invece sono da ricondurre al ricco Occidente. La corsa ad arrivare primi, infatti, non è da riferirsi alla necessità di accaparrarsi beni di prima necessità ma, al contrario, oggetti del desiderio per lo più voluttuari e superflui. Parliamo del Black Friday, tradizione tutta americana che non ha tardato ad avere una diffusione mondiale: il venerdì successivo alla Festa del Ringraziamento, che si tiene ogni quarto giovedì del mese di novembre, si può considerare come un “giorno della cuccagna” dello shopping grazie all’applicazione di alte percentuali di sconto, limitate all’evento in questione, su di una serie praticamente infinita di  prodotti.


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Una scena immortalata a Kan, negli Stati Uniti. Ma può essere tranquillamente riferita a qualsiasi città in occasione di un Black Friday


Storia e diffusione del fenomeno

 


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Foto d'epoca, un’enorme bandiera americana appesa dall’ottavo piano del grande magazzino Macy's di New York. Tutto partì da lì nel 1924, anno del primo Black Friday

Tra libri contabili e football americano - L’origine del nome rimane incerta e per alcuni potrebbe far riferimento alle annotazioni dei libri contabili dei commercianti, su cui venivano segnate con l’inchiostro rosso le perdite e con quello nero i guadagni. Secondo altri, invece, il termine sarebbe stato coniato negli anni Sessanta dalla polizia di  Philadelphia per indicare il giorno dopo la Festa del Ringraziamento in cui si svolse la tradizionale partita di football “Army vs Navy”, ossia Esercito contro Marina. L’evento sportivo mandò letteralmente in tilt il traffico cittadino causando non pochi problemi alla polizia locale che, da allora, si riferì a quella giornata come a un “venerdì nero”. È probabile che il termine sia poi stato mutuato, con una connotazione positiva, dai commercianti per indicare un giorno fuori dall’ordinario per i loro bilanci.

Tutto partì da Macy’s - Storicamente il primo Black Friday venne organizzato a New York nel 1924 dalla storica catena di distribuzione americana Macy’s, con una festosa parata a celebrare l’inizio degli acquisti natalizi. Da allora l’usanza si è ripetuta coinvolgendo sempre più esercizi commerciali fino ad arrivare agli anni Ottanta in cui tale tradizione è letteralmente esplosa, complice anche la rampante economia statunitense durante la presidenza di Ronald Reagan.

Una giornata da miliardi di dollari - Il Black Friday indica quindi un giorno di grandi guadagni per le attività commerciali in un periodo dell’anno, quello in prossimità del Natale, considerato come il più proficuo per le entrate dei negozianti. Per cercare di capire la portata dell’evento basti pensare che nel 2013 durante il Black Friday negli Stati Uniti sono stati spesi 57,4 miliardi di dollari da più di ottanta milioni di persone: di fatto come se la popolazione dell’intera Germania si fosse tutta dedicata allo shopping in un solo giorno. Secondo i dati raccolti da Adobe, un software house statunitense, nel 2018 sono stati spesi solo online 6,2 miliardi di dollari con un incremento degli acquisti pari al 23,6% rispetto all’anno precedente.


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Scene brasiliane di ordinaria follia

Dagli States al resto del mondo - Pur non essendo paragonabile con la realtà americana, anche in Europa e in Asia si riscontra un crescente interesse per l’evento, con l’Italia in seconda posizione rispetto a Francia e Turchia, ma davanti a Giappone e Germania. Negli ultimi cinque anni l’interesse medio a livello mondiale per l’appuntamento del Black Friday è cresciuto del 117%. Come tante tradizioni americane, prima fra tutte Halloween, anche il “venerdì nero” dello shopping non ha tardato a diffondersi in tantissimi Paesi europei, oltre che in Canada, Australia e Nuova Zelanda, e in paesi come l’India e il Giappone, anche se in misura  ancora limitata.

Nel 2015 è sbarcato in Svizzera - In Svizzera è stato lanciato da Manor nel 2015 e in pochi anni è diventato un appuntamento imprescindibile per venditori e compratori. Secondo Usman Baig, manager di Media Market, uno dei più importanti rivenditori svizzeri di elettronica, «l’introduzione del Black Friday ha rappresentato per i negozi una vera e propria manna dal cielo».

Sconti online anche il lunedì - Per prolungare l’effetto benefico del Black Friday, dal 2005 è nata un’altra iniziativa dedicata allo shopping digitale: il Cyber Monday ossia il “lunedì cibernetico”, volendo tradurre letteralmente, successivo al Black Friday nel quale è possibile acquistare oggetti di elettronica a prezzi super scontati. Nel 2018 tale giornata ha fatto registrare un vero e proprio boom con la cifra record di 7,9 miliardi di dollari spesi online con un incremento delle vendite pari al 19,7% rispetto al dato relativo al 2017.


Gli effetti della corsa all’acquisto


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Gli appuntamenti con la caccia all’affare si sono duplicati, senza considerare che ormai da anni, per cercare di dare una spinta al commercio in crisi, le offerte all’acquisto dei prodotti sono spalmati nell’arco di un intero anno e il consumatore è abituato a non dover aspettare il canonico periodo dei saldi per acquistare i prodotti di proprio interesse.


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L’high-tech va per la maggiore - Durante il Black Friday vengono ribassati i prezzi di beni e servizi di qualsiasi categoria, dagli elettrodomestici ai prodotti di cosmesi, dai viaggi ai massaggi. Tra i prodotti maggiormente richiesti prevalgono, in maniera netta, quelli tecnologici. Basti pensare che, secondo una recente indagine di mercato, il 40% degli europei ha acquistato un prodotto high-tech durante il Black Friday. Altrettanto richiesti sono gli elettrodomestici, e il settore della moda dove accanto ai colossi del commercio online quali Amazon, Yoox o la britannica Asos, si affermano realtà diverse quali “LuisaViaRoma”. Quest’ultima rappresenta l’esempio di un fenomeno in forte espansione che vede l’affermazione nello shopping online di negozi che fino a epoca recente erano dediti solo al commercio al dettaglio. Secondo Susanna Voces, General manager di Ebay Italia e Spagna, «le imprese sono sempre più consapevoli dell’importanza di presidiare ogni canale di vendita e di essere quanto più vicine ai clienti, riuscendo in questo modo ad aumentare i propri volumi di vendita e creare ripercussioni positive per il proprio commercio online ed offline».

Offerte o truffe? - A fronte di tanti aspetti positivi, non possono però essere sottaciuti i risvolti negativi relativi a questa sfrenata corsa all’acquisto. Il primo dubbio che può venire a chi si appresta ad acquistare un prodotto approfittando delle offerte del Black Friday è se si tratti di proposte realmente convenienti o se non si nasconda dietro una qualche truffa. Secondo quanto scrive il giornalista Brad Tuttle su Cnn Money, la verità è che spesso i prezzi originari sarebbero gonfiati per far apparire gli sconti più evidenti. Lo stesso spiega che «i negozi molto raramente appongono sui prodotti il prezzo pieno: la stagione dei saldi è diventata lunga quasi tutto l’anno. Agli sconti già esistenti, quindi, vengono applicate ulteriori riduzioni».


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Se il prodotto è già vecchio - Il Black Friday conviene ma spesso non tanto quanto potrebbe sembrare di primo acchito. È infatti semplice vantare delle percentuali di sconto del 50%, e anche più alte, applicate a beni di consumo che, essendo usciti sul mercato diversi mesi prima, hanno già subito un calo fisiologico del proprio prezzo. I prezzi rilevanti su una buona quantità di offerte, sono spesso vicini ai minimi di mercato e i ribassi del Black Friday nascondono proprio il prezzo minimo del prodotto. Un acquisto quindi vantaggioso ma in misura molto limitata rispetto a ciò che la strategia di marketing del venditore vorrebbe farci credere.

Caccia alle offerte, con prudenza - Il consiglio delle organizzazioni che tutelano il consumatore, quale il Centro europeo consumatori, è quello di diffidare delle offerte inverosimili e dei prezzi eccessivamente bassi. Non è raro trovare smartphone di ultima generazione offerti a cifre irrisorie, 200 o 300 franchi: trattasi, solitamente, di telefoni usati e ricondizionati. Il pericolo di incappare in una truffa aumenta affidandosi ad aziende poco conosciute: in questo caso può accadere che il prodotto acquistato online non venga neanche consegnato.

Hacker in azione - Infine, secondo Kaspersky Lab, azienda russa specializzata in sicurezza informatica e antivirus, il Black Friday e il Cyber Monday sono i giorni preferiti per gli hacker, i pirati informatici, per praticare il “phishing”, una tecnica che permette di rubare i dettagli delle carte di credito di chi effettua acquisti online. Secondo gli analisti, tali attacchi aumentano di circa il 9% proprio in tali periodi dell’anno, a partire del ‘venerdì nero’ e fino alle festività natalizie.


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A rischio di shopping compulsivo - Per quanto riguarda le ripercussioni psicologiche dell’evento, non vi è dubbio che il bombardamento di campagne promozionali possa mettere sotto pressione chi soffre di shopping compulsivo, inducendo queste persone a compiere acquisti scriteriati con ripercussioni pesanti a livello finanziario ed emotivo. Nel mondo occidentale si stima che il 5% della popolazione abbia dei tratti psicologici che riconducono a questo tipo di problema. È di certo innegabile che, anche per chi non soffre di tale patologia, risulta difficile non cedere alla irrazionalità della corsa all’affare a ogni costo. Il possesso di certi oggetti di culto, primi fra tutti i prodotti tecnologici, sembra riguardare la sfera non solo del nostro apparire in società ma, addirittura, del nostro stesso essere. Ecco quindi che la possibilità di potersi accaparrare l’oggetto del desiderio a una cifra che è, o ci appare, molto vantaggiosa può far cadere in errore i più.

Adottando i giusti accorgimenti e affidandosi ai canali più seri di acquisto, il Black Friday si conferma un evento che stimola positivamente il commercio e fa contenti sia gli acquirenti sia i commercianti. L’incremento delle vendite riguarda sia il commercio al dettaglio sia l’e-commerce che si conferma in netta e costante crescita. Nonostante il Black Friday abbia un effetto positivo generalizzato, dalle analisi dei dati relativi al “venerdì nero”, non passa inosservata la differenza di incremento degli affari tra negozi offline e online.

 
Il boom dello shopping online


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Quando è iniziato lo shopping online nel 1994 in pochi avrebbero potuto immaginare che questo avrebbe comportato una profonda crisi del commercio al dettaglio. Lo scopo iniziale dell’e-commerce era inizialmente quello di dare supporto ai negozi, spesso proponendo una gamma limitata di prodotti rispetto a quelli presenti in negozio. Invece il commercio online è letteralmente esploso nell’arco degli ultimi vent’anni, basti pensare che Amazon, società leader nel settore del commercio online, ha il doppio dei clienti rispetto a Walmart che vanta oltre seimila ed è la principale catena distributiva al mondo. Dati alla mano, lo shopping virtuale continua a tenere testa alla crisi economica che, di contro, ha messo in ginocchio negozi e famose catene di distribuzione.


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Sconti assicurati, eppure a volte i negozi restano vuoti perché la gente preferisce comprare online

Negozi fisici in difficoltà - Uno degli esempi più clamorosi viene proprio da oltreoceano dove la storica catena di negozi Macy’s, artefice del Black Friday, è in piena crisi. È recente la notizia che il marchio sarebbe pronto a chiudere cento dei suoi negozi in tutto il mondo: secondo gli ultimi dati, infatti, il fatturato sarebbe in calo del 4% mentre l’utile è crollato da 190 milioni a poco più di dieci milioni. Il negozio principale della catena, in Herald Square a New York, impiega 6’500 dipendenti durante il periodo natalizio in una superficie di 220’000 metri quadri: un modello di business legato ai tempi d’oro del commercio ma impensabili in quelli attuali dominati da una persistente crisi economica mondiale. Stesso discorso vale per colossi del commercio quali Selfriedges e Harrods a Londra o le Gallerie Lafayette a Parigi.


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Consumatori sempre più digitali - Se da una parte la crisi economica ha il suo peso rilevante, dall’altra parte non è il solo elemento che va preso in considerazione per spiegare il periodo nero vissuto dal commercio al dettaglio. Grande importanza, per spiegare questo fenomeno, è la comprensione di quanto la nostra società sia cambiata con l’avvento dell’era digitale e di quanto si siano modificati gli usi e i costumi dei consumatori. Il dato oggettivo è che centinaia di centri commerciali stanno chiudendo perché gli ampi spazi contenenti una vasta scelta di prodotti non corrisponde più ai bisogni del compratore. In un’epoca dominata dagli  smartphone, l’e-commerce offre ciò che il consumatore si aspetta: uno shopping mirato, con anche la possibilità di provare in modo virtuale abiti e accessori, e la comodità di poter comprare ovunque ci si trovi servendosi di comodi strumenti di pagamento.

Il ruolo dei Millennials - Non va inoltre dimenticato che i Millennials, ossia i giovani nati a cavallo tra i primi anni ottanta e la fine degli anni novanta, fruiscono in larga parte dello shopping online. Le ultime analisi condotte in campo economico confermano in pieno tale inversione di tendenza: secondo il nuovo report “Future opportunities in Fmcg e-commerce”, che esamina la situazione dell’e-commerce a livello mondiale, i negozi fisici hanno subito la chiusura di ben 623’000 punti vendita, mentre le vendite online hanno raggiunto un valore complessivo di 24 miliardi di euro, con un aumento del volume di affari di oltre il 50%.


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A livello mondiale l’e-commerce si espanderà, nei prossimi anni, con un ritmo pari al 18,4% di crescita percentuale media annuale.

In Europa primeggia il Regno Unito - Il 26% dei consumatori europei utilizza abitualmente piattaforme di e-commerce per la consegna a domicilio di prodotti a largo consumo. Il Regno Unito è in testa alla classifica delle vendite online, seguito dalla Francia, dalla Svizzera, Italia e Paesi Bassi. I restanti mercati occidentali inclusi nel report vedono le vendite online in crescita in Belgio, Spagna, Germania e Portogallo dove si stima che e-grocery dall’attuale 1% salirà a 1,6% entro il 2022 per un volume di affari pari a 430 milioni di dollari. A livello mondiale l’e-commerce si espanderà, nei prossimi anni, con un ritmo pari al 18,4% di crescita percentuale media annuale con vendite globali pari a 400 miliardi di dollari americani nei prossimi 4 anni. La Cina e la Corea sono i paesi che contribuiranno maggiormente alla crescita esponenziale delle vendite online.

Sopravvivere nella nicchia - Analizzando tali dati appare quindi evidente che a soffrire maggiormente di tale situazione siano tutte quelle piccole realtà commerciali che si trovano a essere in ritardo di fronte a una tale rivoluzione digitale. Tra i negozi offline, gli unici che riescono a far fronte alla crisi del settore sono quelli che sono stati in grado di ritagliarsi un proprio spazio di eccellenza, specializzandosi nella vendita di prodotti settoriali e di alta qualità. Pur in tempo di crisi sopravvive infatti una nicchia di persone disposte a spendere cifre considerevoli per l’acquisto di prodotti artigianali o alimentari di grande pregio.

La vendita su due canali - Per tutte le altre realtà, una possibile soluzione si può trovare nel cosiddetto “canale multiplo”, ossia negozi fisici che accanto alla vendita al dettaglio curano anche un proprio spazio di e-commerce in modo tale che le due realtà possano interagire tra di loro. Sono sempre più numerose, infatti, le catene di negozi che permettono di ordinare online dei prodotti che poi è possibile ritirare in negozio oppure che consentono di provare le merci in negozio per poi riceverle al proprio domicilio.


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Parola d’ordine: innovazione - Per i negozi fisici l’imperativo categorico è divenuto quello di innovarsi per non soccombere alla crescente concorrenza del commercio elettronico. Gli esempi più illustri a livello mondiale, riportati in reportage internazionali quali quelli pubblicati da Wallpaper o da “The World’s 50 most innovative retailers” di Insider Trends, mostrano infatti aziende storiche e grandi marchi in crisi che hanno aumentato il proprio volume di vendite sposando una visione di realtà integrata capace di valorizzare l’esperienza del commercio elettronico non rinunciando al negozio fisico. Tra gli esempi migliori spicca la “Rose Bikes” in Germania, storica azienda familiare, fondata nel lontano 1907, che attualmente permette ai propri compratori di poter progettare online la propria bicicletta per poi vederla realizzata in negozio. Oppure “Boozt”, azienda svedese specializzata nel commercio di abbigliamento per uomo, donna e bambino online che ha poi deciso di aprire un proprio negozio fisico “Beauty by Boozt.com” specializzato in prodotti per la cura della persona. L’unica certezza è che il forte impatto economico e sociale del commercio elettronico è destinato a rafforzarsi e crescere e sarà compito dei negozi al dettaglio adeguarsi con ogni mezzo a questa nuova realtà.

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