CANTONE/CONFEDERAZIONE
15.06.18 - 06:040
Aggiornamento : 30.08.18 - 09:17

Il Ticino che crede nello sciopero: «Chi ha detto che è morto?»

I dati del 2017 sembrano indicare un calo nelle adesioni, invece c'è un ritorno in auge, specie qui: «Il lavoro è più precario, gli abusi più alti e la coscienza sindacale maggiore»

LOCARNO - Si sciopera per un licenziamento (36%), a causa del peggioramento delle condizioni di lavoro o del salario (30%); per chiedere miglioramenti (18%) o davanti a una minaccia del contratto collettivo (16%). Lo scorso anno, in Svizzera, le braccia si sono incrociate 11 volte, per 455 lavoratori coinvolti e 3'578 giornate perse, fonte Ust. «La statistica sottovaluta la realtà, perché considera solo le astensioni che hanno una durata minima di un giorno intero», mette però in guardia Unia. 

Nel 2016 gli astenuti furono quattro volte tanti - Nell'anno in cui si celebra il centenario dello sciopero generale, primo caso nel 1918, a prestar fede ai numeri sembra di essere ormai vicini alla fine dell'astensione come strumento di rivendicazione; di assistere a un calo d'interesse e di adesione: nel 2016 scioperarono 2'181 persone, quattro volte di più del 2017; nel 2015 addirittura ben 13'437. 

Ma la protesta collettiva esiste e resiste - Ma è soltanto un'illusione, giurano gli esperti. Lo sciopero esiste e resiste, anzi torna in auge. Il resto è un equivoco, generato dalle situazioni e i settori coinvolti, le dimensioni delle aziende e la durata nel tempo della protesta. «Le oscillazioni di anno in anno dicono poco – osserva Enrico Enrico Borelli, segretario Unia Ticino – Per fare una valutazione delle dinamiche ne servono almeno dieci».

Un aumento della conflittualità dal 2000 a oggi - Così, a estendere il tempo d'indagine, si scopre quanto sia sbagliato crederlo ormai superato. «Dall'inizio del millennio c'è stato un aumento della conflittualità. Non siamo ancora al livello dei primi del '900, ma c'è un ritorno, come conseguenza dell'avvento di politiche liberiste e l'attacco frontale ai diritti dei lavoratori».

Manifattura, trasporto ed edilizia: i piû litigiosi - Sinceri o in difetto, i dati di certo dicono che il settore più conflittuale, in Svizzera, è quello delle attività manifatturiere, 2'115 giorni e 312 addetti; poi trasporto e magazzinaggio, 999 e 37, e le costruzioni, 210 e 51. Secondo Andreas Rieger, ex presidente Unia e autore del volume "Scioperi nel 21° secolo", il ricorso è destinato a incrementare: «Questo strumento non è affatto arcaico. Arcaico è pretendere invece, come fa il patronato, che i conflitti non esistano. È ingenuo pensare che possano essere risolti senza attriti nel quadro del partenariato sociale».

E nel futuro degli atipici come si farà? - Ovviamente «sarà necessario trovare nuove formule» e più moderne, riflette ancora Borelli, consapevole del proliferare di lavori atipici. «L'atomizzazione salariale rende difficile lo sviluppo di momenti di solidarietà. In un contesto in cui si opera da casa, si perde la dimensione collettiva».

Ticino, «isola infelice»: e lo sciopero "sfonda" - Che però si andrà ancora a lungo in questa direzione non ha dubbi, specie in Ticino, «uno dei cantoni dove si registrano più conflitti collettivi». Questo perché «le condizioni di lavoro sono più precarie che altrove, il livello di abusi più elevato. Il Ticino è un laboratorio negativo, un'isola infelice nel panorama elvetico. I maggiori conflitti sono nell'edilizia. Nel ricorso allo sciopero cui assistiamo qui, contano anche elementi storici. In Ticino c'è una sensibilità sindacale maggiore. Non a caso abbiamo avuto uno degli scioperi più importanti del 2017, quello della Navigazione del Lago Maggiore, 34 dipendenti e 21 giorni».

Commenti
 
Bob Lutz 11 mesi fa su tio
È una constatazione che la modalità di sciopero è mutata, dove si nota che non sono certo i colletti bianchi i più predisposti a partecipare. A cosa è dovuto? a mancanza di responsabilità colletiva? Ad alternative di lavoro valide, e quindi poco impegnative? Vediamo fino a quando lo sciopero verrà considerato un fastidio, piuttosto che l'ultima soluzione lasciata in mano alla forza lavoro da chi dice che nessuno è indispensabile (ma guai a toccargli la seggiola).
miba 11 mesi fa su tio
La foto riassume tutto. Imbarcadero di Locarno, turisti che vanno verso l'imbarcadero e non capiscono cosa stia succedendo. Poi l'avranno (forse) capito ed avranno fatto reporting arrivando alla conclusione (loro ed ai quali hanno fatto reporting) che in Ticino succede anche questo e quindi meglio optare per altre mete. Complimenti per la lungimiranza e la visione a 360 gradi dei sindacati!
Bacaude 11 mesi fa su tio
@miba Tutto quello che hai anche tu oggi lo devi ai sindacati e alle lotte che hanno fatto i lavoratori prima di te. Altrimenti oggi staresti ancora analfabeta, a lavorare per 16 ore in cambio di vitto e alloggio. Solo quando i lavoratori/cittadini capiscono di essere una forza se uniti hanno ottenuto qualcosa. L'associazione degli imprenditori cos'è se non il loro sindacato? Se invece vuoi sottolineare che alcune lotte sindacali difendono situazioni indifendibili ne possiamo parlare.
miba 11 mesi fa su tio
@Bacaude Caro Bacaude, oggi non voglio entrare in polemica con te. Non metto in discussione la validità/legittimità/senso e scopo dello sciopero (anche perché se apriamo questo tema potremmo scrivere un'enciclopedia...) ma mi sono semplicemente limitato a fare un paio di (mie) considerazioni. Non discuto sullo sciopero ma visto il contesto, il settore, la situazione, la stagione metti almeno un cartello scritto in italiano, tedesco ed inglese e metti sul luogo anche persone (alias sindacalisti) che sappiano spiegare alle persone la situazione almeno in italiano, tedesco ed inglese. O è forse che i nostri sindacalisti non sanno né scrivere né parlare correttamente le lingue nel contesto in cui fanno lo sciopero?
Bacaude 11 mesi fa su tio
@miba Ok. Sono d'accordo. Avrebbero dovuto farlo. Questa precisazione mi sta bene. Buona giornata
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