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17.12.21 - 18:130
Aggiornamento : 18.12.21 - 08:05

Delitto di via Valdani: condannato il padre, assolto il figlio

A Pasquale Ignorato è stata inflitta una pena detentiva di 17 anni

LUGANO - Il delitto di via Valdani fu un assassinio. Il colpevole è Pasquale Ignorato, condannato a una pena detentiva di 17 anni. Il figlio 29enne è invece innocente e quindi prosciolto da ogni imputazione.

Lo ha stabilito oggi la Corte delle Assise criminali di Mendrisio, riunita a Lugano e presieduta dal giudice Marco Villa. «La colpa di Pasquale Ignorato è di estrema gravità, è stata una vera e propria mattanza nei confronti della vittima. Avrebbe potuto fermarsi dopo il primo colpo, ma è andato avanti per dieci» ha detto il presidente della Corte.

Un incontro «voluto a tutti i costi» - Visto l'imminente sfratto, il 27 novembre del 2015 Pasquale Ignorato voleva incontrare a tutti i costi la vittima - il fiduciario Angelo Falconi - per chiedere una proroga del contratto. Un incontro che è stato preceduto, come ha rilevato la Corte, da una sorta di sopralluogo effettuata dal figlio. «Un sopralluogo chiesto dal padre per capire quando si aprivano le porte del garage e il traffico veicolare, anche se non c'era nessuna certezza d'incontrare Falconi».

Per la Corte non c'è inoltre nessun motivo valido per pensare che il tubo metallico usato per uccidere la vittima si trovasse nell'auto del fiduciario, così come affermato dagli imputati. L'hanno quindi portato sul posto Pasquale Ignorato, ma non nella volontà premeditata di agire, piuttosto per essere in possesso di un oggetto «per intimidire».

L'incontro nel garage sotterraneo di via Valdani è iniziato tra Pasquale e il fiduciario, secondo la Corte. Si trattava di una discussione. Il figlio è intervenuto dopo aver sentito le grida, tentando di separare il padre e la vittima. E alla vista del sangue è fuggito. Mentre il padre non si è fermato, uccidendo quindi Falconi.

L'oggetto tagliente «non c'era» - La Corte è giunta alla conclusione che sulla scena del delitto non c'era una seconda arma (l'oggetto tagliente ipotizzato dall'accusa, sulla base della perizia del medico legale). Ma c'era soltanto il tubo metallico con cui è stata più volte colpita la vittima. «La perizia ordinata dalla difesa era più lineare» ha spiegato il giudice Villa. È inoltre «più credibile» che il taglio netto delle dita sia dovuto della vittima al colpo di un oggetto pesante, come il tubo, mentre i fiduciario tentava di difendersi.

I reati finanziari - Per quanto riguarda i reati finanziari, il 29enne è stato prosciolto dal reato di riciclaggio di denaro. Anche il padre è stato prosciolto dai reati di truffa, falsità in documenti e omissione della contabilità. È invece ritenuto colpevole di cattiva gestione. Per quest'ultimo reato è condannato a una pena pecuniaria, sospesa per due anni.

L'ingiusta carcerazione - Nei confronti del 29enne, completamente assolto, è riconosciuto un indennizzo di 90'800 franchi per 454 giorni di carcerazione, oltre a un risarcimento per torto morale di 5'000 franchi.

Le richieste dell'accusa e della difesa - Diciannove anni di carcere per Pasquale Ignorato, sedici e mezzo per il figlio. Era questa la proposta di pena avanzata dalla procuratrice pubblica Marisa Alfier, che chiedeva la condanna di entrambi gli imputati per il reato di assassinio. «Il fiduciario è stato massacrato a sprangate per la misera somma di cinquemila franchi» aveva detto nella sua requisitoria.

La difesa chiedeva invece una pena non superiore ai nove anni per il padre e l'assoluzione per il figlio. Nella sua arringa, l'avvocato Elio Brunetti - patrocinatore del più giovane - aveva insistito sulla mancanza di prove concrete che dimostrassero la presenza di una seconda arma e la premeditazione. «Non ha avuto nessun ruolo attivo».

Per quanto riguarda il padre Pasquale, reo confesso, anche il difensore Marco Bertoli chiedeva «una pena commisurata ai fatti, non alle ipotesi». E sulla base della versione fornita dagli imputati (l'incontro casuale col fiduciario, senza alcun sopralluogo effettuato la sera precedente), puntava alla condanna per omicidio.

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