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LUGANO

Gobbi: «Marco era un modello, un esempio, un unicum»

Commossi cittadini, amici e colleghi, accorsi numerosi per un ultimo saluto al Sindaco.

Il feretro di Borradori ha lasciato lo stadio in uno scroscio di applausi, su un'auto ricoperta di fiori.

LUGANO - È stata una settimana surreale, quella appena vissuta nel nostro cantone. Condita da sorpresa, incertezza, preoccupazione, e, infine, cordoglio. E a sette giorni di distanza esatti dall'arresto cardiaco che ha colpito il sindaco di Lugano Marco Borradori mentre faceva jogging a Vezia, e che ne ha causato il decesso il giorno successivo, si sono celebrati oggi i suoi funerali. 

È sotto un sole splendente che si è aperta la cerimonia, iniziata puntuale alle 10 e accompagnata dalla musica della Civica filarmonica di Lugano. Numerosi i presenti, muniti di Certificato Covid come da protocollo. 

Primo a intervenire Ignazio Cassis, Consigliere federale e suo amico fin dalla giovane età: «Se tu fossi qui, e so che ci sei, diresti, molto semplicemente, che ciò fa parte della vita, con un disarmante sorriso. Caro Marco, ci mancherai». 

A seguirlo il consigliere di Stato Norman Gobbi, che ha definito come «incredibile» l'abbraccio dato dai ticinesi a Borradori, «a testimonianza della sua grande empatia». Queste le sue parole più toccanti: «Marco rappresentava un esempio, un modello, ma anche un unicum, perché come lui non c'era nessuno».

È un Michele Foletti decisamente scosso, quello che si è presentato al microfono. «Marco aveva una grande dote: quella di far sentire tutti i cittadini importanti e protagonisti», ha detto il Vicesindaco di Lugano. «Abbiamo scalato insieme montagne impervie, ora la mia avventura continua senza di lui. Chiedo a tutti di starci vicini e di farci sentire la forza di una comunità unita».

L'amico Andrea Leoni ha raccontato come gli sembrasse impossibile che Lugano esistesse ancora anche dopo la perdita di Borradori. E, rivolgendosi direttamente a lui: «Molti hanno detto che il tuo dono era la tua gentilezza, quello era il tuo profumo, che ti precedeva, riempiendo stanze, strade, cuori». E, riferendosi alla questione relativa alla demolizione del centro autogestito ex Macello: «Gli ultimi mesi di vita di Marco Borradori sono stati però quelli di un uomo ferito. Quest'ultima battaglia politica è stata diversa. Una storia in cui tutti sono andati oltre. E di questo ne ha sofferto. Non dico queste parole per seminare ansia e frustrazione. Marco non lo vorrebbe. Le dico per una questione di giustizia». 

«Luminosa è stata la vita terrena di Marco» ha detto il cugino Luca Borradori, ricordandolo come una persona «che lottava per dei valori comuni che vanno al di là di ogni partito. E mai per il suo tornaconto personale».

«Basta molte volte un sorriso o una buona parola a farci risorgere dalla tristezza e uscire dall'isolamento. Il sindaco Marco ce ne ha dato molte volte una testimonianza luminosa. Il suo tratto affabile verso tutti non era un artificio. Scorreva naturalmente dai suoi gesti e dalle sue parole», ha concluso il Vescovo Valerio Lazzeri.

Lazzeri ha infine benedetto il feretro e proferito un'ultima preghiera. La cerimonia si è quindi conclusa tra musica e applausi commossi, mentre il corpo del Sindaco lasciava lo stadio in direzione del cimitero.

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Il Vescovo fa la sua benedizione e proferisce un'ultima preghiera. La cerimonia termina con un interludio musicale conclusivo e un lungo applauso da parte del pubblico. Il feretro lascia lo stadio, in direzione del cimitero.

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È il momento della benedizione del Vescovo di Lugano Valerio Lazzeri: «Basta molte volte un sorriso o una parola buona a farci risorgere dalla tristezza e uscire dall’isolamento. Il sindaco Marco ce ne ha dato molte volte una testimonianza luminosa. Il suo tratto affabile verso tutti non era un artificio. Scorreva naturalmente dai suoi gesti e dalle sue parole. L’affabilità gli veniva da dentro, come un’esigenza segreta, a cui egli ha sempre voluto obbedire nello svolgere i diversi e importanti incarichi pubblici da lui ricoperti. Mancherà a molti questa sua umanità aperta e disponibile. Non fermiamoci però al rimpianto e alla nostalgia. Volgiamoci alla nascosta sorgente, a cui Marco di fatto si è abbeverato, per essere così come tutti lo abbiamo conosciuto. Osiamo scoprire anche in noi questa linfa preziosa e nutriente, che fluisce in noi senza fare rumore». 

 

«La memoria del sindaco Marco sia uno stimolo per tutti. Incoraggi chi deve continuare il suo compito. Ci aiuti a evitare le sterili polemiche, a trovare la via per sanare le incomprensioni e a cercare sempre il modo positivo e fecondo per superare ciò che ci divide. Ricordiamolo con riconoscenza. Preghiamo per lui. Lo accoglie ora quella Fontana inesauribile di gentilezza e di affabilità, a cui Gesù ci ha dato di poter attingere come figli dell’unico Padre. Da Lui invochiamo quel Bene, che guarisce le ferite e risana definitivamente ogni conflitto; quel Bene luminoso e corroborante, a cui tutti tendiamo. Possa sorprenderci anche ora l’Amore più forte della morte, in cui è radicata per sempre la vita di ciascuno di noi e si alimenta la speranza di poter condividere la gioia e il coraggio del cammino comune». 

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La parola passa al cugino del Sindaco, Luca Borradori. «Desidero ricordare Marco attraverso il suo profilo Instagram, che era per lui una sorta di diario. Qui scrivevi: "L'importante è guardare sempre avanti con fiducia". Ci esortavi a regalare un sorriso a tutti. Caro Marco tu eri convinto che la vita non si misura dal numero di respiri che si fanno, ma piuttosto dai momenti di piacere e di gioia che tolgono il respiro. Tu lottavi per dei valori comuni, che vanno al di là del partito. E mai per il tuo tornaconto personale. Spero che tu sia d'ispirazione per la politica ticinese. Grazie carissimo Marco per quanto hai fatto per tutta la popolazione, per il Ticino, per Lugano. Luminosa è stata la vita terrena di Marco. E a tutte le persone che hanno il privilegio di conoscerti mancherai tantissimo. Un abbraccio». 

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Interviene l'amico e giornalista Andrea Leoni: «Quando ho capito che non c'era più nulla da fare, ho controllato se ci fosse ancora il lago, Palazzo Civico, il Lac. E mi è sembrato impossibile ci fosse ancora Lugano, senza di te. Normalmente la frase di circostanza è "Non lo conoscevo, ma mi sembrava una brava persona". Ma questa volta no. Marco ha lasciato in ognuno di noi un piccolo ricordo personale, solo nostro. Molti hanno detto che il tuo dono era la tua gentilezza, quello era il tuo profumo, che ti precedeva, riempiendo stanze, strade, cuori».

«Marco, nonostante i successi, non si credeva un superuomo. Chiedeva consigli, affrontava ogni sfida con l'entusiasmo di un esordiente. Era curioso e affamato di vita, un uomo rinascimentale. Da qui il suo amore sconfinato per tutto ciò che è arte e cultura», continua Leoni. «Gli ultimi mesi vita di Marco Borradori sono stati però quelli di un uomo ferito. Questa ultima battaglia politica (quella relativa alla demolizione del centro autogestito ex Macello ndr.) è stata diversa. Una storia in cui tutti sono andati oltre. E di questo ne ha sofferto. Non dico queste parole per seminare ansia e frustrazione. Marco non lo vorrebbe. Le dico per una questione di giustizia, e perché possano trasformarsi in un insegnamento, un'occasione di crescita». Queste le sue ultime parole: «Ne sono certo, ti ritroverò ovunque risiede bellezza, con un quarto d'ora di ritardo, già lo so. Ciao Marco!».

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Si fa tremante la voce del Vicesindaco Foletti, visibilmente commosso: «Abbiamo scalato insieme montagne impervie, ora la mia avventura continua senza di lui. Dobbiamo quindi tutti insieme guardare al futuro con forza e determinazione, per superare questa tragedia che ci ha colpito tutti». «Chiedo a tutti di starci vicini e di farci sentire la forza di una comunità unita».

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Tio/20minuti/Davide Giordano
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«Vorrei che fosse un martedì normale, con il Sindaco impegnato con i suoi appuntamenti», così il vicesindaco di Lugano Michele Foletti, che ringrazia la popolazione per la vicinanza. «Palazzo Civico non è mai stato così amato dalla cittadinanza. Quel palazzo del Municipio che lui voleva sempre aperto, ad accogliere la gente. Oggi, in centinaia, avete depositato il vostro amore per il Sindaco. Marco aveva una grande dote: quella di far sentire tutti i cittadini importanti e protagonisti».

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È il momento del consigliere di Stato Norman Gobbi. «Ho condiviso con Marco tutti gli anni del mio percorso politico», queste le sue prime parole. «Marco rappresentava un esempio, un modello, ma anche un unicum, perché come lui non c'era nessuno». Gobbi passa in rassegna i progetti realizzati da Borradori nei suoi trent'anni di politica, in particolare nel ruolo di Consigliere di Stato e direttore del Dipartimento del Territorio, ricoperto per 18 anni. «È un abbraccio incredibile quello che stanno dando tutti i cittadini di Lugano e del Ticino, a testimonianza della sua grande empatia». «A nome di tutto il Consiglio di Stato il mio personale abbraccio, anche ai famigliari». 

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Primo a intervenire il Consigliere federale Ignazio Cassis. «Onorevole signor Sindaco, caro Marco, è il momento del commiato», esordisce, ricordando i tempi in cui frequentavano insieme il Liceo. «Dal 1995 in poi hai bruciato ogni tappa», dice Cassis, rivolgendosi direttamente all'amico e ricordando la sua lunga e proficua carriera politica. «Ti vedo correre sudato e sorridente quel 10 agosto, quel giorno che ti ha poi strappato alla vita». «Se tu fossi qui, e so che ci sei, diresti, molto semplicemente, che ciò fa parte della vita, con un disarmante sorriso». Cassis porge infine le condoglianze da parte del Consiglio federale, concludendo con un: «Caro Marco, ci mancherai». 

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L'entrata dell'auto, accompagnata dalla musica della Civica filarmonica di Lugano.

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È giunto a Cornaredo, accompagnato da un corteo simbolico partito da via Ciani, il feretro di Borradori. Allo Stadio è calato il silenzio.

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Controlli del Certificato Covid all'entrata. Per partecipare alla cerimonia, in linea con le normative federali, occorre infatti essere testati, guariti o vaccinati. 

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Nel frattempo, i musicisti iniziano a fare qualche prova e ad accordare gli strumenti.

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«Sono venuta a salutare Marco, un grande uomo», queste le parole di una signora giunta a Cornaredo per prendere parte alla cerimonia.

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Il feretro è già diretto allo Stadio.

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Altri cittadini, mattinieri, all'entrata dello Stadio. 

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Sul maxi schermo scorrono le migliaia di dediche a Marco Borradori lasciate dai cittadini sulla bacheca virtuale della Città.

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I primi avventori hanno già iniziato ad accomodarsi sulle tribune dello Stadio. E sono già centinaia.

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