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CANTONE
09.07.21 - 07:010
Aggiornamento : 10:11

Aggrediti e minacciati dopo la partita: «La polizia non ci credeva»

È successo a una ragazza e un ragazzo del luganese dopo il match tra Svizzera e Francia.

«"Ci prendiamo la tua amica e le facciamo quello che vogliamo"», queste le parole degli aggressori, che in tasca avrebbero anche avuto un coltello. Ma gli agenti, dubbiosi, sottopongono entrambi all'etilometro.

GRANCIA - La sera di Svizzera-Francia. Per tanti, memorabile. Ma per due 24enni del luganese, il ricordo di un incubo. Sì, perché quella notte, Davide e Alessia (nomi reali conosciuti alla redazione), sono stati aggrediti verbalmente e fisicamente da quattro sconosciuti, che hanno anche tentato di molestare la giovane. E, già provati dall’episodio vissuto, la chiamata alla Polizia cantonale così come la successiva denuncia alla centrale di Pambio-Noranco, hanno lasciato i ragazzi delusi e amareggiati.

L'aggressione - Sono circa le due del mattino del 29 giugno e i due, che si trovano nei pressi di Grancia, stanno tornando a piedi da una festa, camminando in direzione del centro, racconta Davide a Tio/20minuti. Si fermano poi a un baracchino situato a fianco della cantonale per prendere qualcosa da mangiare, che trovano però chiuso. «Lì abbiamo chiacchierato in maniera casuale con quattro ragazzi che non conoscevamo, che potevano avere circa 20 anni, scambiando qualche battuta sulla vittoria della Svizzera, e poi abbiamo fatto per andarcene», racconta. «Due di loro ci hanno però seguito, per poi chiederci di tirare fuori soldi, telefono e quant’altro. Avendoci parlato poco prima, ci è venuto naturale rifiutare e chiedere loro cosa stessero facendo». A quel punto, continua Davide, gli individui sono diventati più aggressivi, e hanno iniziato a incentrare il loro interesse verso Alessia, afferrandola con la forza e strattonandola per cercare di portarla via: «”Ci prendiamo la tua amica e le facciamo quello che vogliamo”, dicevano». Davide e Alessia riescono a respingerli, ma i due ostruiscono loro la strada e cercano di picchiarli. «Io mi sono messo a fare da scudo tra loro e Alessia, parando i colpi che arrivavano. Poi mi sono spostato in strada, in mezzo alla cantonale, sperando passasse una macchina per prendere tempo e chiedere aiuto. Quando finalmente è arrivato un primo veicolo ne ho approfittato per chiamare il 117». 

Il coltello - Al che, sottolinea Davide, avendo capito quello che stava succedendo, gli individui si allontanano. Ma la reazione della centralinista della polizia non è esattamente quella sperata: «Ha detto solo “Ah no, ma non ti preoccupare, se ne stanno andando è a posto così. Al momento non abbiamo nessuna pattuglia disponibile”. Ci hanno messi via così». A quel punto, Davide mette giù. Alessia è in panico e respira male, così decidono di fermarsi un attimo, ma gli aggressori ritornano, in macchina e con i rinforzi di due amici. «”Chi ca.. avete chiamato, ora vi ammazziamo”, ci dicevano, e ci hanno mostrato un coltello in tasca. La mia amica gridava e io a quel punto mi sono inventato che la pattuglia sarebbe arrivata a momenti. Mi sono giocato questa carta perché non sapevo che altro fare». In tutta reazione, i quattro scappano a bordo della loro Volkswagen, che Davide identifica come una polo o una golf modello vecchio di colore scuro targata Italia. 

Polizia diffidente - A quel punto i due 24enni si recano alla centrale di polizia di Pambio-Noranco, che si trova a pochi passi, per denunciare i fatti. Ma, qui, a loro detta, vengono scarsamente aiutati. Emblematiche le parole di Davide: «Quello che hanno fatto quei ragazzi è gravissimo, vero. Ma sono cose che possono succedere nel mondo. Quello che mi ha scandalizzato è stata la reazione dei poliziotti in centrale, che si comportavano come se non ci credessero». «Noi abbiamo raccontato tutto per filo e per segno, anche se eravamo un po’ sotto shock e la mia amica stava piangendo. Uno di loro mi ha detto che siccome il coltello mi era solo stato mostrato, e non puntato addosso, non si poteva considerare minaccia», continua.

La prova dell'alcol - Ai giovani è inoltre imposto l’etilometro, nonostante fossero a piedi. «Io avevo lo 0,5 mg/L ed ero lucidissimo, ma loro mi hanno detto “Ma vedi la scritta è rossa, è già troppo”». A quel punto ad Alessia viene dato un formulario per sporgere denuncia, mentre quando Davide chiede di farla a sua volta il ragazzo si sente scoraggiato: «Hanno iniziato a dire che avrebbero dovuto verificare che io avessi chiamato e che le cose sarebbero andate per le lunghe. Era più la noia di avere scartoffie da compilare che altro. Ci hanno poi ripetuto più volte che avevano avuto tante cose da fare siccome era la sera della partita. Sembravano disturbati del fatto stesso che fossimo lì a quell’ora. E questo lo trovo preoccupante».

Parola agli agenti - Da noi interpellata, la Polizia cantonale prende posizione sulla vicenda. Questa la spiegazione data rispetto alla risposta della centralinista del 117, la Centrale comune d’allarme: «In base agli elementi raccolti la situazione non richiedeva un intervento di una pattuglia sul posto». In relazione invece «a quanto avvenuto successivamente presso il Posto di Polizia cantonale di Noranco, la problematica è stata approfondita con specifiche domande e in quel contesto non sono emersi elementi per procedere d’ufficio. Come da prassi i giovani sono quindi stati invitati a sporgere denuncia al Ministero pubblico mediante l’apposito formulario, che gli è stato consegnato seduta stante, per poter procedere a ulteriori accertamenti. Infine, resta naturalmente a loro disposizione la facoltà di sporgere un reclamo formale». E riguardo all’etilometro e alla motivazione dietro al suo utilizzo, le forze dell’ordine spiegano che «visto lo stato psicofisico visibilmente alterato dei giovani, nell’immediato si è ritenuto adeguato e proporzionale, allo scopo di raccogliere tutte le informazioni non procrastinabili, sottoporre i giovani al test etilometrico».

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