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LUGANO
02.06.21 - 17:410
Aggiornamento : 21:02

Condannato a 6 anni l'ex allenatore pedofilo

Per la corte l'uomo «avrebbe agito dando prova di un egoismo inaudito».

«Poneva le vittime in una condizione che non permetteva loro di opporsi agli atti sessuali». 

LUGANO - «Non ci sono parole per definire questi atti. Ha agito dando prova di un egoismo inaudito». Queste le parole pronunciate dal giudice Mauro Ermani mentre annunciava il verdetto di 6 anni di detenzione all'ex allenatore delle giovanili HCL. L'uomo è stato giudicato colpevole di tutti e tre i capi di imputazione: coazione sessuale, atti sessuali con fanciulli e pornografia. È stato però in parte assolto, nei confronti di una sola delle vittime, per coazione. Definita «gravissima» la colpa dell'oggi 57enne «che poneva le vittime in una condizione che non permetteva loro di opporsi agli atti sessuali». 

Le motivazioni - La corte «ritiene non credibile il fatto che con il trasferimento fuori casa del minore che faceva parte della famiglia dell'uomo gli atti sessuali si siano interrotti». Quante volte l'imputato abbia abusato del familiare è difficile da stimare, ha continuato Ermani, è però vero che si può affermare che si trattava di atti ripetuti e ripetitivi. Per la corte l'ex allenatore «aveva trasformato casa sua in una sorta di luna park dove i giovani si divertivano a fare cose che a casa propria non facevano, come guardare porno, bere, girare nudi,...». E, rispetto al discorso delle prescrizioni sollevato durante il dibattimento dalla difesa, il giudice ha spiegato che «gli atti a cui deve rispondere l'imputato vanno dal 2001 al 2003».

Il contesto - L'uomo, che era stato arrestato nel 2016, ha già scontato 2 anni e 7 mesi di carcere, ma era stato rimesso in libertà, in attesa di giudizio, oltre due anni fa.

Le richieste delle parti - Durante il processo di ieri, l'accusa aveva chiesto 8 anni di detenzione, in virtù dei crimini ripetuti «su un ampio lasso temporale». Al contrario, la difesa riteneva sufficienti 3 anni e 3 mesi complessivi, poiché il rischio di recidiva sarebbe ora diventato «minimo». 

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