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16.02.21 - 12:370
Aggiornamento : 14:05

Condannato il prete che stuprò una 18enne a Rimini

Quattro anni per il 50enne arrestato lo scorso anno. L'uomo ha ammesso di aver «agito per egoismo».

Dopo il carcere desidera «un periodo prolungato in una comunità religiosa per recuperare la dimensione spirituale». La Curia: «Vicini alle vittime».

LUGANO - Quattro anni di detenzione. Questa la pena decisa per il sacerdote 50enne arrestato lo scorso anno per aver stuprato una 18enne durante un viaggio a Rimini, nel 2013. «Ho agito per egoismo. Lei mi piaceva e volevo un rapporto sessuale con lei», si è giustificato durante l'interrogatorio alla Corte delle Assise criminali di Lugano.

Il prete del Locarnese - riferisce La Regione - ha ammesso i fatti. La vittima era una ragazza giovane oltre che fragile. Dall'età di 13 anni si era inferta tagli al braccio e aveva assunto dosi massicce di farmaci. Dopo diversi ricoveri in clinica psichiatrica le era stato diagnosticato un disturbo di personalità emotivamente instabile di tipo borderline. Una diagnosi che non è mutata fino a che, a 22 anni la ragazza si è tolta la vita.

Il sacerdote, da padrino di cresima, aveva finito per diventare compagno di sbornie della giovane arrivando a rifornirla persino di alcolici. Non più una figura spirituale quindi, ma un amico al quale la ragazza aveva confessato un aborto avuto a 18 anni. Questo episodio sarebbe stato strumentalizzato per arrivare a baciarla, palpeggiarla e infine stuprarla, dopo un concerto, in un hotel di Rimini.

Nel 2015 la ragazza ha trovato la forza di raccontare l'accaduto. Da qui la segnalazione in Magistratura. Il parroco prevede, dopo il carcere, «un periodo prolungato in una comunità religiosa per recuperare la dimensione spirituale».

L'uomo è stato anche riconosciuto colpevole di contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti, avendo consumato almeno un chilo di marijuana fra il 2017 e il 2020.

La reazione della Diocesi di Lugano - La Curia di Lugano ha preso atto della sentenza e ha sospeso il sacerdote dall'esercizio del Ministero. «Per quanto riguarda il suo futuro - precisa la Diocesi in una breve nota - esiste una precisa normativa emanata dalla Santa Sede, che sarà consultata per competenza».

In questa «dolorosa circostanza», la Curia vescovile desidera far giungere «tutta la propria solidarietà e vicinanza» a chiunque è stato toccato «direttamente o indirettamente da questa vicenda».

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