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LUGANO
03.07.20 - 16:390
Aggiornamento : 17:23

Arriva la sentenza per il ragazzo che voleva fare una strage a scuola

Il 21enne è stato condannato a 7 anni e mezzo sospesi, in modo da potersi curare in una struttura adeguata.

Nel maggio del 2018 aveva pianificato un massacro alla Commercio di Bellinzona. Tutti i retroscena del caso raccontati dal giudice Mauro Ermani.

LUGANO - La pena massima prevista dalla legge: sette anni e mezzo di detenzione. Sospesi, in modo da potersi curare in una struttura stazionaria psichiatrica. È la sentenza pronunciata nel pomeriggio di oggi, venerdì, a Lugano, dal giudice Mauro Ermani, nei confronti del 21enne che nel maggio del 2018 aveva programmato una strage presso la Commercio di Bellinzona, scuola da lui stesso frequentata. «Il ragazzo – evidenzia il giudice – necessita di una presa a carico psichiatrica intensiva. Non sono passate inosservate le sue lacrime, che lui stesso si è asciugato in questa aula. Lacrime spontanee, sintomo di un disagio interiore. Ed è su questo che occorrerà lavorare. La sede in cui questo dovrà avvenire? Non spetta alla Corte stabilirlo». 

Il crollo dopo la perdita del lavoro dei sogni – Il giovane, ritenuto colpevole di atti preparatori punibili di assassinio plurimo, aveva pianificato il massacro per il 15 maggio del 2018. Cinque giorni prima è stato fermato. «Dopo il licenziamento dalle FFS nel 2014 – dice Ermani – il ragazzo è caduto in depressione, vedendo sfumare il sogno di una vita. Si immaginava di fare carriera a Zurigo. L'imputato non ha mai accettato la soluzione, impostagli dal padre, di frequentare la scuola di Commercio. Nel 2016 avrà poi una delusione amorosa». Prende forma l'idea di una non precisata vendetta. 

Carino e simpatico, e basta – A quel punto il giovane inizia sempre più a interessarsi a personaggi estremisti, in un secondo tempo avrà anche atteggiamenti razzisti. Dopo una breve relazione, conoscerà una nuova ragazza. A cui farà seguito un ulteriore rifiuto. A novembre 2017 il ragazzo avrebbe fatto capire alla coetanea che non avrebbe accettato una semplice amicizia. «Gli dicevano che era carino e simpatico, ma nulla di più – riprende Ermani –. E così l'imputato riprende i discorsi sulla vendetta già accennati nel 2016». 

Attratto dalle armi – Il 21enne è sempre più attratto dalle armi. E l'idea di fare una strage in quella scuola che non amava si fa sempre più pressante. Comincia ad acquistare fucili, pistole, coltelli. «Alcuni episodi accaduti attorno a Pasqua 2018 – fa notare il giudice – accadono episodi che turberanno l'imputato. In parallelo è sempre più attratto da Natural Born Killers, da gente che ha compiuto massacri nelle scuole americane».

I meriti dei compagni e dei docenti – Cruciale il tema del suicidio, che avrebbe concluso il suo folle progetto. In questo modo, stando alle sue idee, sarebbe passato alla storia. Ermani punzecchia Arturo Garzoni, rappresentante della Pubblica Accusa. «La strage non è stata sventata grazie a operazioni di intelligence, come sostenuto dal procuratore pubblico. Il merito di avere fermato questo ragazzo è di alcune amiche e di alcuni docenti. Temevano, avendo ricevuto segnali e messaggi inquietanti, che il giovane si suicidasse. La polizia ha fatto il suo, per carità».

Dubbi sulle scelte del Ministero Pubblico – La Corte è convinta che, fino al giorno dell'arresto, l'imputato volesse andare fino in fondo. Suicidandosi alla fine come avevano fatto alcuni dei suoi "idoli". «Dopo essere entrato in contatto con la polizia, il ragazzo ha mostrato agli agenti il suo arsenale e i documenti che aveva preparato. È stato in seguito ricoverato alla clinica psichiatrica di Mendrisio. Fino a luglio 2018 è rimasto in una cella sorvegliata per 24 ore su 24. Poi inspiegabilmente è stato collocato in un foyer, prima che fosse stabilita una perizia psichiatrica. Dal Ministero Pubblico, la Corte si sarebbe aspettato un'analisi molto più critica. Non si tratta di una semplice sbavatura».

Perdita di tempo – A luglio 2019, mentre si trovava in foyer, dopo una nuova delusione amorosa, il ragazzo viene ancora ricoverato, stavolta volontariamente, in una clinica psichiatrica. Il giudice lancia l'ennesima stilettata al Ministero Pubblico. «Fino a quel momento – tuona Ermani – si è solo perso del tempo». 

Urlare la rabbia al mondo – «La colpa dell'imputato è gravissima – conclude il giudice – . Quello che stava per fare è mostruoso. Difficile trovare le parole per descriverlo. Le modalità che aveva messo in atto fanno rabbrividire. Anche lo scopo è perverso: urlare al mondo la propria rabbia perché non ha successo con le ragazze e perché lo hanno licenziato dal posto di lavoro. Pensiamo a quante vite sarebbero state spezzate, allo sconforto in cui sarebbero finite diverse famiglie. Non ci sono giustificazioni. Auguro all'imputato di trovare, attraverso questo nuovo percorso, la giusta serenità».       

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